Storia di Nùmenor

Il Prezzo della Hybris

n1.jpg

La crescente invidia nei confronti degli Elfi e il progressivo allontanamento dei Númenoreani dagli Dèi e dalla loro Volontà, iniziano a creare una scissione all’interno del Regno. Da una parte ci sono gli Uomini del Re, superbi e invidiosi di Elfi e Déi, e dall’altra gli Amici degli Elfi, rimasti fedeli all’antica amicizia ma in netta minoranza.

I Númenoreani cominciano ad imbalsamare i propri morti e a costruire grandi tombe, i loro studiosi a cercare un modo di prolungare la vita; nel frattempo diventano sempre più bramosi di piaceri e ricchezze materiali. Smettono anche di officiare riti al santuario posto sulla cima della montagna più alta di Númenor; questo luogo è dedicato ad Eru, Dio Creatore a cui tutti loro erano devoti fino a pochi decenni prima, Sovrani in primis in quanto aventi il ruolo di Sommi Sacerdoti.

Siccome il Divieto di accedere al regno degli Immortali viene ancora rispettato, anche se ormai solo per paura dell’ira degli Dèi, il loro sguardo divenuto avido si volge di nuovo ad Est: verso la Terra di Mezzo. Qui gli Uomini cominciano a creare colonie e città sulle coste e a dominare i popoli circostanti, esigendo tributi e trasportando le ricchezze raccolte a Númenor. Uno dei Re arriva a proibire la lingua elfica e a deportare tutti coloro che fanno parte degli Amici degli Elfi nell’Ovest dell'Isola, dove vengono tenuti sotto sorveglianza poiché considerati spie, ancorché non privati della libertà.

Le visite degli Elfi cessano del tutto. Quando il venticinquesimo e più superbo Re di Númenor, Ar-Pharazon detto il Dorato, ascende al trono, gli giunge notizia che le colonie nella Terra di Mezzo sono attaccate dalle forze di Sauron, che si fa chiamare Re degli Uomini e dichiara di voler distruggere i Númenoreani e la stessa Númenor. Ar-Pharazon ha passato la vita come condottiero e conquistatore, sottomettendo gli Uomini della Terra di Mezzo, e Sauron ha approfittato della sua assenza, causata dal viaggio a Númenor per l'incoronazione, per attaccare. L’affronto è troppo grande per il nuovo Re, che, senza consultare nessuno e spinto dal desiderio di potenza e dominio, decide di rivendicare egli stesso il titolo di Re degli Uomini e di umiliare Sauron rendendolo un suo vassallo. Fa quindi preparare armi, uomini e navi, e si reca con un potente esercito nella Terra di Mezzo, dove erige la sua tenda in cima ad una collina e manda degli araldi a convocare Sauron perché si umili e gli giuri fedeltà.

Vista l'imponenza dell'armata, il Nemico si rende conto che sarebbe un suicidio opporsi: decide così di giocare d'astuzia, recandosi dal Re e facendo ciò che gli era stato chiesto. Tuttavia, il Re ancora non si fida e decide quindi di riportarlo a Númenor come ostaggio, causando segretamente la gioia dell'Oscuro.

Nel giro di poco tempo, infatti, Sauron passa da ostaggio a intimo consigliere del Re, grazie alle sue capacità di adulare, manipolare e farsi così passare per giusto e saggio; inoltre, si tenga presente che egli è un mutaforma e ha la capacità di assumere l'aspetto di un nobile Elfo, aspetto con cui si presenta abitualmente e che gli ha permesso in passato, tra le altre cose, di ingannare gli Elfi e le altre razze con gli Anelli minori.

Dato il suo status acquisito, tutti i consiglieri cominciano ad adularlo e compiacerlo, tranne uno: Amandil, nobile di altissimo lignaggio anche lui discendente diretto di Elros ma non in linea di successione per il trono, membro degli Amici degli Elfi ma tollerato in quanto molto amico del Re.

Sauron comincia allora a predicare contro gli insegnamenti dei Valar, trovando terreno fertile, e arriva a convincere prima il Re e poi il popolo (tranne gli Amici degli Elfi) che Eru non è altro che un'invenzione dei Valar per asservire gli Uomini, e che il vero Dio è il Signore della Tenebra dalla quale è stato tratto il Mondo, cioè Morgoth.

Il Re e i sudditi cominciano ad adorare Morgoth e la Tenebra, e Amandil viene allontanato dal Consiglio; solo il suo lignaggio, la sua fama di grande navigatore e il rispetto di gran parte del popolo lo salvano da una sorte peggiore.

n2.jpg

Si ritira così ad Ovest dove sono raggruppati gli Amici degli Elfi, e per la loro sicurezza richiama in segreto quelli ancora sparsi per Númenor, temendo l'accrescersi repentino del Male. La sua intuizione si rivela esatta: poco dopo, infatti, viene vietato l'accesso alla cima del monte sacro e Sauron riesce a convincere il Re a sradicare l'Albero Bianco donato dagli Elfi millenni prima, divenuto uno dei simboli di Númenor, e a costruire un grande tempio per Morgoth, in cui l'albero viene bruciato. Nel tempio cominciano poi ad essere perpetrati rituali oscuri e sacrifici umani per scongiurare la Morte, spesso usando come vittime i membri degli Amici degli Elfi, ormai apertamente perseguitati.

Sauron consigliere del Re

I rituali non funzionano, anzi: la vita dei Númenoreani comincia ad accorciarsi, follia e malattia si manifestano nella vecchiaia, che prima era invece un dignitoso e graduale “addormentarsi” una volta stanchi di vivere; l'avidità aumenta e l'odio reciproco si insinua nel popolo e nella nobiltà. L'unica cosa a crescere è la potenza militare del Regno, che manda le sue navi non più a creare colonie e domini, né tantomeno ad aiutare gli Uomini della Terra di Mezzo come un tempo, bensì ad invadere, uccidere, saccheggiare e prendere schiavi e vittime sacrificali per il tempio. Il Re di Númenor diviene così il più grande tiranno dai tempi di Morgoth, anche se è Sauron a tirare i fili. Più il tempo passa, più Ar-Pharazon diventa pauroso ed iracondo, sentendo la morte avvicinarsi: quando diventa abbastanza vecchio, il piano di Sauron può giungere a compimento.

L'Oscuro manipola di nuovo il Re, dicendogli che i messaggeri degli Déi hanno mentito e che è la terra di Aman a rendere immortale chiunque vi abiti, aggiungendo inoltre che i Valar non vogliono condividere questa immortalità con nessuno, ma che può essere loro strappata dal potente Re di Númenor al comando del suo grande esercito. Così cominciano in segreto i preparativi per l'invasione, tuttavia Amandil ne viene comunque a conoscenza: convoca quindi il figlio Elendil e i figli di quest'ultimo, i nipoti Isildur e Anarion, e comunica loro che intende partire per Aman come fece Earendil un tempo per implorare l'aiuto dei Valar. Gli consiglia, inoltre, di preparare delle navi con tutto il necessario per fuggire insieme agli Amici degli Elfi superstiti, per non dover prendere parte alla follia che sta preparando il Re. Le navi vengono caricate: tra le cose preziose da portare in salvo ci sono i Palantir, sfere di cristallo donate dagli Elfi con il potere di far comunicare a qualunque distanza due persone che ne sono in possesso, e un bocciolo dell'Albero Bianco, rubato in segreto da Isildur prima dello sradicamento.

Di Amandil però non si ha più notizia. Arriva intanto il giorno della partenza della flotta di invasione, preceduto da tempeste, terremoti e altri segni premonitori, a cui però ormai nessuno dà peso.

Elendil fugge con le sue navi per non essere costretto ad unirsi all'invasione, Sauron si ritira nel grande tempio e vi rimane, mentre la flotta giunge indisturbata fino alle coste di Aman; il Re mette piede nella terra degli Déi, ne proclama il possesso e lì si accampa con l'esercito.

A quel punto Manwë, signore dei Valar, si rimette al giudizio di Eru, invocandolo. Eru sradica dal Mondo Aman e le sue isole, e i terremoti e maremoti generati dal cataclisma distruggono la flotta, seppelliscono l'esercito Númenoreano e soprattutto affondano Númenor stessa, come un'Atlantide tolkieniana, troppo vicina alla spaccatura per salvarsi.

Curiosamente, si dice che l’esercito seppellito rimarrà sottoterra in alcune grotte in attesa dell’Ultima Battaglia: è lecito quindi affermare che, in un certo senso, gli avidi fedeli del Re siano riusciti ad ottenere l’immortalità che tanto desideravano, lasciandoci un grande monito circa l’attenzione che si dovrebbe prestare prima di esprimere un desiderio.

La terra degli Déi viene definitivamente posta fuori dalla portata dei mortali, a meno che non venga concesso dai Valar stessi di raggiungerla, come accadrà a Frodo e altri della Compagnia, che comunque dovranno essere accompagnati in nave dagli Elfi.

Così Númenor svanisce, e con lei il suo popolo, ad eccezione di coloro che abitano le colonie nella Terra di Mezzo e di Elendil con le sue nove navi che riescono ad approdare sulle coste del continente, anch'esse sconvolte dal cataclisma. Le navi di Elendil si separano da quelle dei suoi figli: le prime approdando nel Nord, le altre nel Sud della Terra di Mezzo, dove vengono fondati rispettivamente i regni di Arnor e di Gondor.

3 - Invasione di aman.jpg
L'Invasione di Aman

Una volta riunitisi, Elendil viene eletto Re di entrambi i regni, l'Albero Bianco viene piantato a Gondor e i Palantir distribuiti per sorvegliare le terre. Gli uomini però non sono i soli ad essere scampati alla distruzione di Númenor: Sauron, rimasto nel grande tempio nella capitale dell'isola, viene trascinato nel suo affondamento, che non aveva previsto poiché credeva che l'ira dei Valar si sarebbe abbattuta solamente sul Re ed il suo esercito, e perde così il suo corpo fisico.

In quanto Spirito riesce a tornare a Mordor, dove aveva lasciato l'Unico Anello, e grazie ad esso ritorna ad avere una forma, anche se non può più assumere quella nobile ed elfica di un tempo; si costruisce così sia l'aspetto di Occhio che la nera armatura che tutti conosciamo.

Una volta radunato un esercito, Sauron muove quindi guerra contro la Terra di Mezzo, portando alla formazione dell'Ultima Alleanza tra Uomini ed Elfi e alla battaglia che fa da antefatto al Signore degli Anelli, in cui Elendil muore e il figlio Isildur stacca l'Anello da Sauron con la sua spada. Nel conflitto muore anche l’altro figlio di Elendil, Anarion, rendendo così Isildur unico Re di Gondor e di Arnor.

Alla guerra sopravvivono inoltre anche i quattro figli di Isildur e il figlio di Anarion, Melendil.

Dopo la morte di Isildur e dei suoi tre figli maggiori in un’imboscata degli Orchi durante un viaggio alla volta di Arnor, Melendil, a cui Gondor era stata temporaneamente affidata da Isildur prima del suo viaggio, rivendica il trono per sé, nonostante spettasse di diritto all'unico figlio sopravvissuto di Isildur, Valandil.

Così sul trono di Gondor regnano i discendenti diretti di Anarion, mentre su quello di Arnor si insedia Valandil, portando avanti la discendenza di Isildur.

4 - Distruzione di numenor.jpg
Distruzione di Nùmenor

A Gondor, la popolazione Númenoreana si mischia con quella degli altri Uomini, perdendo quasi del tutto i propri doni, e l'ultimo Re della dinastia muore senza eredi, lasciando il Regno ai Sovrintendenti.

In Arnor i discendenti di Valandil, e quindi di Isildur, frammentano il regno in tre parti distinte e deboli, rendendolo una facile preda per l'esercito del Re Stregone, comandante dei Nazgul, che dietro ordine di Sauron li invade e conquista uno ad uno. Questo esercito viene scacciato dagli Elfi, ma è troppo tardi: il regno di Arnor ormai non esiste più, e i pochi sopravvissuti si riuniscono in comunità seminomadi.

Essendo gli ultimi veri discendenti dei Númenoreani, vengono chiamati con il loro nome elfico, ovvero Dúnedain, ed è tra loro che il sangue dei Re si conserva fino a dar vita ad Aragorn.

I Fuochi di Gondor