Storia di Nùmenor

I Doni Divini e la Hybris

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La storia di Númenor comincia al finire della prima Era: nella Terra di Mezzo la guerra contro il primo Signore Oscuro, Morgoth, volge al peggio per i Popoli Liberi. La vittoria delle forze del male sembra solo questione di tempo... ma un mezzelfo, nato quindi dall’unione di un Uomo e un’Elfa, di nome Earendil riesce a cambiare le sorti del conflitto.

Egli, infatti, a bordo del suo vascello assieme alla moglie Elwing, anch’essa mezzelfa,  riesce a superare le nebbie che impediscono l’accesso ad Aman, il continente degli Dèi situato ad Ovest della Terra di mezzo e a raggiungere Valinor, il regno degli Dèi (ovvero i Valar), ottenendo udienza per implorare il loro aiuto.

Gli Dèi acconsentono a scendere in campo al fianco dei Popoli Liberi per combattere Morgoth.

Tuttavia, prima di cominciare i preparativi per la guerra imminente, devono discutere di un’altra questione: Earendil è il primo mortale ad aver messo piede nella terra degli Déi, infrangendo così un divieto sacro poiché, come in tutte le mitologie, ai mortali non è mai consentito accedere alle dimore divine.

La punizione per questo gesto dovrebbe essere la morte, tuttavia Manwë, il più saggio dei Valar, riconosce la purezza nelle intenzioni di Earendil, che ha compiuto questa impresa non per sé stesso bensì per tutti gli Elfi e gli Uomini della Terra di Mezzo che stanno lottando contro l’oscurità.

Per questo, oltre alla grazia, il Dio gli concede un altro dono: lui, sua moglie e i loro figli avranno la facoltà di scegliere a quale stirpe appartenere, se quella degli Elfi o degli Uomini.

A questo punto, i Valar raccolgono il loro grande esercito e attraversano il mare alla volta della Terra di Mezzo, dove saranno affiancati e aiutati dagli Elfi e da quella parte di Uomini che insieme ad essi hanno combattuto Morgoth per secoli. Altri Uomini invece si schiereranno al fianco del Signore Oscuro.

La guerra viene vinta infine dai Valar, che riusciranno a sconfiggere Morgot, a trascinarlo in catene a Valinor e, dopo il loro giudizio, a bandirlo nel Vuoto oltre i confini del mondo. Il suo primo luogotenente, Sauron, si getta in ginocchio implorando pietà: gli viene ordinato di presentarsi a Valinor per affrontare il giudizio degli Déi ed egli dapprima accetta, ma poi la paura lo vince e fugge ad Est, nascondendosi.

 

Gli Uomini che hanno combattuto il Signore Oscuro sono stati pesantemente decimati, e la regione in cui abitavano con i loro alleati Elfi è stata distrutta e per buona parte inabissata nel corso della guerra.

Così, agli Elfi viene data la possibilità di tornare a dimorare in Aman, su di un’isola poco al largo delle sue sponde orientali ma sempre facente parte della Terra degli Déi. E anche agli Uomini viene offerta una ricompensa simile: stabilire una nuova dimora su un’isola fatta sorgere dal fondo del mare, lontana dalla distruzione e dalla corruzione rimaste nella Terra di Mezzo, ma posta tra quest’ultima e Aman; inoltre viene fatto loro dono di saggezza e lunga vita (250 anni).

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L'isola di Nùmenor, creata a forma di stella

“Ricco compenso toccò anche ai Padri di Uomini delle tre case fedeli. Eonwë andò tra loro ad ammaestrarli, ed essi furono dotati di sapienza, potere e vita di maggior durata di ogni altra stirpe umana. Venne edificata una contrada in cui dimorassero, che non era parte né della Terra-di-mezzo né di Valinor”

Inizia così il viaggio degli Uomini verso questa nuova casa, e alla loro testa troviamo un Uomo riconosciuto Re sia dagli altri Uomini che dai Valar. Al conflitto hanno infatti partecipato anche i due figli di Earendil ed Elwing: Elrond ed Elros, lasciati dai genitori nella Terra di Mezzo prima di partire per il pericoloso viaggio verso Aman in cerca dell’aiuto degli dèi. Dopo la vittoria, i due fratelli vengono messi al corrente del dono concesso dai Valar ai genitori, ovvero la scelta della stirpe cui appartenere, se Uomini o Elfi.

Elrond (personaggio che troviamo a Gran Burrone nel Signore degli Anelli) sceglie di essere un Elfo, mentre Elros sceglie di essere un Uomo. A quest’ultimo verrà comunque concessa una durata di vita eccezionale di 500 anni e sarà messo alla guida di questa “nuova” stirpe di Uomini in qualità di loro Re, in quanto egli discende da una stirpe di eroi e sovrani.

A questo punto vorrei far notare che Aragorn è erede al trono perché è diretto discendente della stirpe reale di Elros, e quindi quando Elrond lo accoglie e lo cresce a Gran Burrone non fa altro che prendersi cura di un suo pro-pro-pro…nipote, e che l’unione tra Aragorn e Arwen è la riunione di una linea di sangue.

La nuova Patria della nuova stirpe di uomini viene chiamata Númenor, e Númenoreani il suo popolo.

Come mai, allora, nel Signore degli Anelli sentiamo parlare di Númenor come di una piccola popolazione di raminghi e vagabondi che vivono nel nord della Terra di Mezzo?

Ai suoi albori il Regno di Númenor conosce un lungo periodo di pace e prosperità, di arte e di cultura, anche grazie ai contatti con gli Elfi che giungono in nave da quell’isola della terra degli Déi che i Valar hanno loro concesso, portando molti doni, tra cui un germoglio che piantato nel palazzo reale diventerà un grande albero bianco.

I Númenoreani, nonostante diventino grandi navigatori ed esploratori, non possono tuttavia recarsi in visita dagli Elfi, poiché rimane valido il divieto per i mortali di mettere piede in Aman, e anzi tale divieto è ancora più forte di prima vista la vicinanza di Númenor, tanto che dal suo monte più alto è possibile nelle giornate limpide scorgere quell’isola che è già territorio immortale.

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La posizione di Nùmenor, tra la Terra di Mezzo (a destra) e le Terre Immortali
(a sinistra)

“Il proposito di Manwë era però che i Numenóreani non fossero tentati a cercare il Reame Beato, né desiderassero superare i limiti posti alla loro felicità, invaghendosi dell’immortalità dei Valar e degli Eldar, nonché delle terre in cui ogni cosa perdura.”

Non potendo navigare verso Ovest, i Númenoreani volgono dunque le prue verso le distese d’acqua a Nord e a Sud, spingendosi poi ad Est fino ad approdare di nuovo nella Terra di Mezzo. Questa, ad eccezione dei regni degli Elfi che hanno deciso di restare, è abbandonata a sé stessa e gli Uomini che la popolano sono primitivi e alla mercé delle creature oscure rimaste dopo la sconfitta di Morgoth, Sauron in primis.

Mossi a pietà, i Númenoreani insegnano agli Uomini di queste terre a coltivare, costruire e formare comunità stabili e vivibili, senza chiedere nulla in cambio e senza mai stabilirsi nel continente, fermandosi solo il tempo necessario ad aiutare i popoli che incontrano.

Aiutano poi anche gli Elfi nella lotta contro Sauron, all’epoca della forgiatura degli Anelli: quando viene creato l’Unico, gli Elfi si rendono conto che gli Anelli ricevuti in dono servivano in realtà per farli cadere in potere dell’Oscuro Signore, e così li nascondono. Sauron allora muove loro guerra, ma viene respinto grazie all’aiuto dei Númenoreani, per i quali nutrirà sempre un odio feroce.

Più crescono il potere e la gloria di Númenor, però, più cresce l’invidia degli Uomini per l’immortalità degli Elfi.

La mortalità degli Uomini è in realtà il Dono di Eru, il Signore Supremo, ai cosiddetti “secondogeniti”: gli Elfi, infatti, sono legati al destino di Arda (la Terra) e anche quando muoiono le loro anime dimorano in una specifica Aula nella terra degli Déi, non allontanandosi mai dal Mondo. Cosa che invece non accade agli Uomini: nessuno sa dove essi vadano una volta finita la loro incarnazione. E proprio questa loro mortalità li pone al di là del destino degli Immortali, sia Elfi che Déi, e in grado così di plasmare la propria vita.

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Città Nùmenoreana nei giorni della pace

Nonostante la loro lunga vita, quindi, e incapaci di comprendere il loro Dono, i Númenoreani cominciano a bramare l’immortalità e a scagliarsi, per il momento solo a parole, contro il Divieto imposto loro proprio per scongiurare questa eventualità. Le voci di malcontento giungono fino ai Valar, i quali inviano dei messaggeri per ricordare agli Uomini che la loro mortalità è un Dono di Eru, Signore Supremo, e che comunque non è il fatto di vivere in Aman a rendere immortali, ma è la natura immortale di chi vi dimora a vivificare la Terra e non farla mai appassire. Non possono però spiegare i motivi della mortalità umana, poiché solo Eru li conosce, e cercano allora di metterli in guardia:

“Noi vi diciamo: attenti! Il volere di Eru non può essere rifiutato; e i Valar vi hanno esortato a ragion veduta a non deludere la fiducia di cui siete fatti oggetto, pena altrimenti che ridivenga un legame dal quale siate astretti.

Sperate piuttosto che, alla fine, anche il minimo dei vostri desideri dia frutto.

L’amore di Arda è stato posto nei vostri cuori da Ilùvatar, e quando Ilùvatar semina non lo fa senza scopo. Ciò non toglie che molte ere di Uomini non ancora nati debbano passare prima che lo scopo sia reso evidente; e sarà rivelato a voi, non già ai Valar”.

Tuttavia, non vengono ascoltati: e così la nuova stirpe di Uomini nata dal sacrificio di Earendil, ovvero colui che era disposto a rinunciare alla propria vita entrando nel Regno degli Dèi pur di chiedere il loro aiuto, conscio dei limiti umani e del fatto che solo i Valar avrebbero sconfitto Morgoth, è proprio la stessa stirpe che ora superbamente pretende di compararsi agli Dèi stessi accedendo alle terre degli Immortali e rifiutando il Dono che gli è stato fatto.

Gli stessi Re cominciano ad aggrapparsi alla vita e al potere, rimanendo sul trono fino ad essere avvizziti e spenti, cosa che prima non avveniva in quanto era tradizione che il Re cedesse il trono al figlio appena questi raggiungeva la maturità fisica e mentale.

Ma questo è solo l'inizio della fine: superata una certa soglia, diventa sempre più difficile tornare indietro. Le estreme conseguenze dello sprezzo degli avvertimenti divini si riveleranno nella loro drammaticità nella seconda parte: Il Prezzo della Hybris

I Fuochi di Gondor