La Società Virtuale

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Tipica realtà sociale dominata dal Pensiero Debole è la società Virtuale.

La stessa etimologia della parola Virtuale (dal latino virtus: potenziale, possibile) significa “ciò che è in potenza, ma non esiste in atto”. Questo termine va quindi ad indicare una realtà non ancora realizzata, che ha possibilità di esserlo, ma che non lo è.

Tale potenzialità non concretizzata rappresenta un nodo cardine del nostro percorso sul Potere: il potere attrattivo che una potenzialità esercita su un individuo o un gruppo di persone è fortissimo, spesso maggiore anche di un progetto realizzato e sviluppato nel pieno potenziale. Questo meccanismo si verifica soprattutto su un gruppo di soggetti diseducati al Potere.

La qualità che viene agganciata dalla potenzialità inespressa è un aspetto molto importante della soggettività umana: l’immaginazione creativa. Infatti la capacità di vedere “come potrebbe essere”, l’abilità di riconoscere delle qualità non manifeste in un’altra persona, oppure intuire le potenzialità che può offrire una determinata situazione, sono aspetti molto importanti per ogni soggettività. Essi sono tra l’altro le qualità utili per costruire strategie di ampio respiro, piani a lungo termine e percorsi strutturati.

La Virtualità interviene agganciando questa preziosissima caratteristica, cristallizzando l’abilità immaginativa e di visione nell’astrazione del potenziale inespresso, senza che mai questo potenziale diventi concreto. Degenera l’immaginazione creativa in sterile fantasia fine a sé stessa, ed è breve il passaggio che porta il fascino e l’attenzione ottenuta da ciò che non è ancora realizzato ma potrebbe esserlo, a qualcosa che è impossibile da realizzare, ma su cui è facile fantasticare.

Questa sospensione nell’astrazione risulta essere molto comoda e accattivante, perché rifiutando per definizione la concretizzazione della propria potenzialità, disimpegna il soggetto dalla fatica del confronto di ciò che si è immaginato con la realtà. Il potenziale, esaurendosi in sé stesso, non esige l’impegno costruttivo di essere portato nella materia.

Se a questo aggiungiamo il fatto che l’immaginazione porta con sé la forza del desiderio personale, la Virtualità riesce a concentrare in sè stessa una spinta fortissima derivante dalla ricerca della soddisfazione personale, tipica del desiderio, unita al potere di un'immaginazione degenerata in fantasia fine a sé stessa.

Il risultato di questa dimensione - perché si sta parlando di una vera e propria dimensione esistente e parallela - è un profondo sconforto in cui il soggetto cade quando, usciti dalla dimensione Virtuale, si scontra con la realtà, con la natura concreta dell’esistenza. Allora un soggetto, un gruppo o una massa, diseducati al Potere, pervasi dal pensiero debole e drogati di Virtualità, sono portati a rifiutare la realtà in quanto associata a fonte di sofferenza e a rifugiarsi sempre più nella virtualità che è fonte di soddisfazione dei propri desideri, ormai relegati all’astrazione fantastica fine a sé stessa.

Questo rifiuto della realtà nasce da un cardine del pensiero debole, ovvero il rapporto conflittuale che porta all’odio verso la Natura: quest’ultima rappresenta l’aspetto armonico del creato, si basa su leggi concrete e muta evolvendo attraverso cicli precisi, risultando essere anche brutale nel suo corso ineluttabile. Sia in termini di sopravvivenza che di evoluzione, in Natura non vi è spazio per il debole e questa coscienza atavica mette in conflitto qualunque esponente della società debole e viziosa con tutto ciò che richiama la Natura, quindi la realtà concreta.

La realizzazione della Virtualità è la realizzazione di una realtà alternativa alla Natura che, per quanto astratta, finta e tossica, riesce a garantire al soggetto un ambiente in cui illudersi di poter prosperare.

Ovviamente più una società vive quello che noi siamo soliti chiamare benessere - ossia una realtà in cui bisogni e necessità primarie vengono soddisfatti per la quasi totalità delle persone - più la Virtualità esercita un'attrattiva crescente. Cosa che invece non potrebbe accadere in una società in cui fosse ancora necessario procurarsi il cibo, trovare un riparo per la notte, provvedere al nutrimento dei figli: in un contesto del genere, sarebbe impossibile potersi dedicare a fantasie sterili o facili illusioni.

Tuttavia, questo benessere ottenuto, frutto dell’impegno, della visione e della volontà di Potenza di chi ci ha preceduto, da encomiabile punto di partenza per poter procedere verso un’evoluzione armonica libera dai bisogni primari, diviene una gabbia degenerata di frustrazione e illusioni.

Eppure anche il pensiero debole e i suoi derivati seguono le leggi di Natura, come ad esempio quella di espansione: ogni elemento dotato di vitalità tende ad espandersi. Infatti, più la Virtualità attecchisce e prospera sul benessere ereditato, più modifica l’ambiente circostante, andando ad interfacciarsi con la realtà.

In quello che è più simile ad uno scontro dimensionale, la Virtualità comincia a realizzare zone e mezzi per espandere la sua influenza sulla Natura, provando a modificarla secondo i suoi canoni. I soggetti, i gruppi e le masse drogati di Virtualità cominceranno a tentare di cambiare quella realtà che è fonte di sofferenza per renderla sempre più simile alla virtualità illusoria che costituisce una vera e propria zona di comfort.

Allora troveremo fenomeni sociali che sembreranno invertire la “natura della cose”, appellandosi a principi astratti e sistemi di comunicazione dogmatica che, al di là della forma, non prevedono un dialogo sostanziale, ma un’imposizione di un vero e proprio sistema di vita differente che deve andare a sostituire la realtà precedentemente conosciuta.

Il meccanismo usato per cercare di imporre tale sistema si riassume nel porre i desideri, legittimi ma soggettivi e assenti di per sé della dimensione del dovere, quali diritti imprescindibili.

Nel rispetto dei rapporti di forza e della necessità della vita in gruppo - che approfondiremo più avanti - le varie società umane, dalle più arcaiche a quelle contemporanee, si basano sull’equilibrio imprescindibile tra diritti e doveri. Elementi soggettivi come la soddisfazione, la felicità, la realizzazione, non essendo misurabili tendono ad essere tenuti lontani dai rapporti di regola sociale, fatto salvo per i principi etici che, pur non essendo misurabili, rappresentano l’ossatura dei valori fondanti di un tal gruppo o una comunità.

Quando il pensiero debole interviene comincia a porre termini astratti a capo del vivere sociale, inizialmente confondendoli con i principi etici e successivamente facendone una vera e propria bandiera a sé stante. Ad esempio il “diritto ad essere felici” , che nessuno istintivamente vorrebbe negare ad anima viva, rappresenta un’aberrazione in termini concreti: quello che è un desiderio sacrosanto, l’essere felici, viene confuso con un diritto che deve essere riconosciuto, rispettato e tutelato.

Così la Virtualità, che rappresenta proprio la realizzazione senza sforzo e crescita della soddisfazione dei propri desideri attraverso un’immaginazione degenerata in illusione, diventa la dimensione ideale da rendere standard attraverso la melliflua trasformazione dei desideri in diritti.

Il percorso involutivo vive così un momento di gloria nella totale deresponsabilizzazione: ciò che è soggettivo e fonte di un percorso di evoluzione personale come la realizzazione della propria soddisfazione viene delegato a diritto che terzi devono tassativamente riconoscere e realizzare, mentre il rapporto di equilibrio sociale tra diritti e doveri viene accantonato.

Ovviamente, in questa dimensione il pericolo numero uno è rappresentato da chi invece vede nell’educazione della propria Volontà di Potenza la strada di realizzazione personale e sociale: per la società del pensiero debole, pericoloso è colui che si impegna nel rendere concreta la propria potenza attraverso atti che fisiologicamente lo porteranno a incontrare la Natura delle cose e, attraverso questo incontro, a modificarsi e costruirsi modificando e costruendo la realtà stessa, che così apparirà molto più malleabile di quanto possa pensare chiunque fugga nella virtualità.