La Società del Pensiero Debole

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Come dicevamo in conclusione dell’articolo precedente, la società di oggi non educa al Potere, anzi, si può dire che faccia l’esatto opposto e si contraddistingua per un’architettura sociale atta al rifiuto della Volontà di Potenza.

Questo si verifica quando alla guida della comunità si trovano soggetti rappresentanti del pensiero debole, ossia chi non ha una spiccata Volontà di Potenza e si troverebbe emarginato nella Società Tradizionale descritta in precedenza.

Tali soggetti e tali idee si trovano alla guida di una società generalmente per tre ragioni:

  • La Società Tradizionale guidata dai forti non sopravvive ad una crisi particolarmente profonda (guerre, carestie, epidemie…), e ciò va a minare la sua struttura nelle fondamenta.

  • Il numero di “deboli” diventa soverchiante, e questo va a ribaltare il rapporto di Forza, ponendo la struttura guidata dai forti come incapace di rispondere alle esigenze dei più.

  • Il pensiero debole riesce a penetrare nei diversi strati della Società Tradizionale e ne compromette i valori fondanti.

 

In ciascun caso resta la responsabilità della Società precedente di essere inadeguata nell’esprimere la giusta e modulata educazione alla Volontà di Potenza e quindi, come è normale e ciclicamente provato, essa decade.

Nella struttura dominata dal pensiero debole, il contesto cambia radicalmente le fondamenta: se in precedenza la divisione dei compiti nella comunità era stabilita in base a ciò che un soggetto poteva dare, nella società governata dal debole si fonda invece su ciò che egli può ricevere. Ideali astratti, egualitari e universalisti prendono il posto di capacità fisiche, ingegno e attitudini strategiche, e diventano dominanti strutture sociali di tipo assistenziale che vanno a sostituire le caste e il merito quali criteri di regolamentazione sociale.

Come per le Società Tradizionali l’esaltazione della Forza e l’educazione alla Volontà di Potenza sono i fondamenti generali e il nemico è ciò che è debole, per il Pensiero Debole la questione si ribalta: l’esaltazione del piccolo, del debole, del povero diventano i nuovi valori fondanti e ciò che rappresenta Forza e Volontà viene visto come fumo negli occhi.

L’Eroe è sostituito dal martire o dalla vittima: all’Eroe, simbolo di colui che ha trasceso nell’immanenza la condizione comune attraverso il superamento di prove e difficoltà che lo hanno forgiato e gli hanno permesso il successo nell’impresa, si preferisce l’innocente maltrattato che passivamente subisce l’esistenza in nome di un ideale astratto, o a causa di contingenze più grandi di lui contro le quali nulla può.

Al Mito quale linguaggio eterno e veicolo di insegnamenti, istruzione e formazione, viene preferita la morale utilissima per indicare ciò che arbitrariamente ed astrattamente diventa giusto o sbagliato, cristallizzando ciò che è etico, senza più la mediazione con il concreto e lo specifico.

Dunque il paradigma del Buon Poverello contro il Perfido Prepotente diventa in qualche misura sintesi della lettura sociale.

Al dubbio indagatore che porta a nuove scoperte e certezze concrete, alla trasvalutazione dei valori e al prospettivismo, viene opposto un relativismo dilagante alternato a verità astratte e difficilmente verificabili, che pongono però l’emotività delle masse in accordo con essi.

La costruzione di grandi zone di comfort si concretizza, oltre che nelle strutture assistenziali, anche nell’assenza di disciplina, nel giustificazionismo e nella lascivia verso le proprie pulsioni disordinate, ammesso che esse non eludano la morale comune.

In questo contesto bisogna dire che i posti di gestione vengono affidati fisiologicamente a chi vuole mantenere questo standard e aderisce all’ideologia imperante, anche se poi nel concreto chi si ritrova in posizioni di responsabilità e soprattutto di potere è naturalmente spinto ad esercitarlo con i canoni della Società Tradizionale, perlomeno a livello individuale, poiché fisiologicamente più efficaci nella gestione del comando rispetto a quelli della società debole

LA DISEDUCAZIONE AL POTERE NEL CONTESTO DEL PENSIERO DEBOLE

Chiaramente nell’architettura sociale di questo tipo la Volontà di Potenza non può essere educata o incentivata e quindi viene culturalmente e praticamente mortificata. Il Potere e i suoi derivati, come ad esempio la ricchezza, vengono bollati come fonte di peccato, e alternativamente esaltati come miraggio da raggiungere.

La carica vitale che la Volontà di Potenza manifesta in ogni individuo, però, continua ad esistere, ma si colloca nella negazione sociale e, non trovando né spazio né educazione, scarica il suo potenziale sul soggetto stesso e spesso si trasforma in rabbia e frustrazione.

La costruzione culturale e filosofica incentiva l’indirizzo di questa rabbia e frustrazione verso chi, non allineato con tali insegnamenti, riesce ad emergere e nasce così l’invidia sociale unita all’idolatrica ammirazione verso questi soggetti.

Il connubio tra invidia e idolatria favorisce un distacco progressivo tra la maggioranza frustrata e il soggetto ritenuto “di successo”, considerato un’eccezione e non fonte di ispirazione concreta.

Tale impostazione però non è sufficiente a rispondere all’esigenza vitale repressa e il contesto in questione prevede una serie di luoghi e di comportamenti, funzionali al sistema stesso, in cui gli individui possono sentirsi in qualche modo vivi e sentire il brivido del Potere finora inespresso.

Regole fondamentali di questi luoghi sono le basi della società stessa:

  • Astrattismo e autoreferenzialità nell’inseguire un sogno irrealizzabile

  • Dissipazione delle energie senza un risultato concreto

  • Immediatezza del soddisfacimento, possibilmente inebriante ed effimero nella sostanza, che ne garantisca la ripetizione

 

In questi comportamenti si nasconde però il seme, l'Ombra, di alcune qualità individuali e sociali che potrebbero, anzi dovrebbero essere spiegate, indirizzate ed incentivate. Queste qualità nascoste all'interno dei vizi hanno però bisogno di disciplina oltre che di consapevolezza per essere raggiunte, e l'esercizio di entrambe porterebbe automaticamente l'individuo che ci si dedica al di fuori del pensiero debole, in quanto ne sono l'antitesi.

Di seguito alcuni esempi concreti.

  • Shopping Compulsivo: Il sogno dell’apparenza.

 

Dissipazione dell’energia economica per sentirsi Potenti nell’acquisto di oggetti che non sono necessari né nella pratica quotidiana né per la valorizzazione della soggettività. Garantisce un’esaltazione istantanea che si spegne relativamente in fretta con la perdita di interesse verso gli oggetti acquistati. Da ripetere il prima possibile per risentirsi Potenti.

 

Ombra dell’Estetica, quale impiego delle proprie energie per valorizzare la propria soggettività in evoluzione, e in armonia con la propria essenza più intima.

 

  • Gioco d’Azzardo: Il sogno della ricchezza.

 

Dissipazione dell’energia economica per sentirsi Potenti nel rischio della medesima in un gioco casuale che se si vincesse moltiplicherebbe il capitale giocato, senza nessuna abilità specifica o quasi. L’esaltazione è immediata e si spegne subito con la fine del gioco. Inutile ricordare che se si facesse la differenza tra il capitale giocato nel tempo rispetto a quello vinto (ammesso che ci sia), emergerebbe una sproporzione a favore del capitale giocato che farebbe passare la voglia a chiunque. Da ripetersi il prima possibile per sentire il proprio Potere in azione.

 

Ombra dell’Impresa, quale elemento che anima l’imprenditore che rischia del proprio per costruire una realtà aziendale solida e dalla quale trarre il conseguente beneficio personale, sociale ed economico

 

  • Pornografia e Prostituzione: Il sogno della relazione.

 

Dissipazione dell’energia sessuale per sentirsi Potenti nell’immaginazione veicolata da situazioni artificiali, o nel possedere un corpo comprato. La soddisfazione è immediata nell’eccitazione e nell’orgasmo quanto effimera nello svanire appena finito l’amplesso o la masturbazione, in questo caso specifico intimamente poco differenti. Da ripetersi per sentire il brivido autoreferenziale del godimento sessuale, non è un caso infatti che il termine Potenza venga atavicamente associato anche specificatamente alla dimensione sessuale.

Ombra dell’Amore, quale relazione appagante in termini di riconoscimento dell’altro e di Sé attraverso l’altro, che include anche una dimensione creatrice nella riproduzione. Vi è anche l’Ombra della seduzione quale capacità di entrare in relazione con l’altro soggetto e compiere una reciproca “conquista”.

Da considerare le tradizioni spirituali più antiche, che vedevano nell’educazione sessuale anche la possibilità di percorsi iniziatici attraverso l’energia sessuale come ad esempio il Maituna, il Tantra e il noto Kamasutra.

Questo tipo di impostazione sociale è fortemente caratterizzata dall’incentivo di tanti altri comportamenti analoghi rispetto ai tre elencati, che saranno oggetto di articoli futuri.

Ciascuno di essi è da considerarsi una trappola socialmente accettata a cui inconsapevolmente leghiamo il nostro Potere, alimentando una macchina di circuizione generale.