I Rapporti di Forza,

le Relazioni del Potere

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IL RAPPORTO

Introdotto il concetto di Forza e la conseguente importanza della Volontà di Potenza e delle Regole del Gioco, andiamo a specificare l’altro elemento cardine del Potere come espressione di rapporti di Forza: il rapporto di Forza è sempre un rapporto, ossia è la differenza tra la Forza di un organismo e un altro. Non si parla quindi di valori assoluti ma di valori relativi alla propria condizione: ad esempio, è evidente che per i partecipanti ad un’elezione il numero dei voti presi, criterio fondamentale per determinare la vittoria e l’eventuale rapporto di forza, non ha mai valore in quanto numero assoluto, ma solo in termini di paragone con il numero dei voti presi dalle altre liste rivali.

Se omettiamo questo aspetto rischiamo di perdere di vista l’aspetto relazionale insito nel Potere: sia esso tra Dominante e Dominato, tra due concorrenti che si equivalgono, o tra cliente e fornitore, il Potere si stabilisce sempre come una relazione caratterizzata dalla Forza quale criterio principe.

Un primo passo, quindi, consiste nell’iniziare a vedere il Potere e le sue dinamiche come una relazione, e il rapporto di Foza come il principale canone entro cui la relazione si muove.

Gli altri canoni, che approfondiremo successivamente, si possono riassumere superficialmente in Bisogni, Necessità e Desideri. La capacità relazionale di un soggetto o gruppo sta nel saper gestire il proprio coefficiente di Forza in relazione all’altro soggetto o gruppo, e saperlo equilibrare con gli i diversi canoni suoi e dell’altro soggetto o gruppo.

Ciò ci deve far considerare che trattandosi di un rapporto, quindi di una relazione tra soggetti con diversi fattori in campo, il Rapporto di Forza può invertirsi a seconda di come viene gestita la relazione tra i soggetti: nella storia delle democrazie, ad esempio, in più di un’occasione il partito più votato non è risultato quello vincitore a causa delle alleanze che si sono formate tra gli altri partiti i quali, unendo i voti, hanno ottenuto la maggioranza. Dunque la propria potenza elettorale espressa con i criteri corretti, che determina il valore assoluto di essere il partito più votato, più di una volta non ha determinato un rapporto di forza favorevole alla vittoria finale.

Al pari dell’esempio elettorale si può considerare il campo militare in cui una Potenza bellica maggiore, impossibilitata ad esprimere a pieno il proprio potenziale, si vede in difficoltà e infine sconfitta da una potenza inferiore. Un esempio concreto può essere quello della guerra in Vietnam in cui gli Stati Uniti, decisamente superiori in termini di Potenza militare, impossibilitati a sfruttare il proprio potenziale si vedono sconfitti da un esercito inferiore come quello del Vietnam del Nord.

Per quanto sia determinante il livello di Forza che un soggetto ha a disposizione, quindi, è ancora più importante come riesce ad impiegarlo all’interno della relazione con l’obiettivo di riuscire a capitalizzare al massimo la propria Potenza.

 

I DUE TIPI DI RAPPORTI DI FORZA

Cominciamo a dividere i rapporti di Forza tra due soggetti o gruppi in:

•  rapporto simmetrico, quando le forze si equivalgono e si condividono gli stessi criteri

•  rapporto asimmetrico, quando le forze sono sbilanciate a favore di uno e/o non si condividono gli stessi criteri

In un rapporto di forza simmetrico si tende a stabilire fisiologicamente a chi spetti la supremazia, applicando i criteri condivisi e naturalmente andando incontro ad un’escalation.  Possiamo osservare questo fenomeno nella quotidianità, quando tra due soggetti nasce la competizione per argomenti banali come decidere dove andare la sera o chi è più bravo in qualche attività. Simili inezie, dietro l’apparente banalità, nascondono un rapporto di forza simmetrico volto a stabilire chi è il più forte o il più abile.

Secondo lo stesso principio nel mercato condiviso due aziende si contendono la leadership facendosi concorrenza spietata, in termini di prezzi, innovazioni, o altri criteri del settore comune.

In politica lo si vede quando due leader più o meno equivalenti si contendono la guida di un partito, di una coalizione o addirittura del governo di un paese.

L’attrazione che caratterizza tale relazione sta nella condivisione del livello di Forza e nella complementarietà dei criteri che vanno a generare la specularità tipica.

È la stessa competizione delle grandi rivalità sportive, infatti uno dei modi migliori per uscirne vincitori è rinunciare alla simmetria, ossia cambiare i criteri utilizzati, preferendo tattiche e strategie differenti che permettano la rottura del rapporto speculare e sorprendere così il competitor…ma a questo punto il rapporto di forza non sarebbe più simmetrico.

Per quel che concerne i rapporti di forza asimmetrici, invece, trattandosi di una relazione dove la supremazia è già definita, l’obiettivo è per la parte dominante il mantenimento del rapporto di forza, mentre per quella subordinata la sopravvivenza e/o l’inversione del rapporto di forza, invalidando la Potenza del Dominante.

Vi sono svariati esempi di rapporti di Forza asimmetrici che, per gli sviluppi globali, sono quelli più frequenti sia nelle logiche di mercato che nei rapporti geopolitici.  La chiave per la polarità più forte è il mantenimento della potenza e la predominanza dei criteri che la permettono esprimibile, mentre per i subalterni è cercare di cambiare i criteri al fine di riuscire a sopravvivere e a ribaltare il rapporto.

Uno dei tanti esempi bellici lo troviamo nella seconda Guerra del Golfo, quando la Potenza bellica statunitense evidentemente superiore viene affrontata con tattiche di guerriglia dagli iracheni.

SE NON SEI IL PIU’ FORTE RENDITI INDISPENSABILE

Come strategie interessanti per il soggetto subalterno al fine sia di sopravvivenza che di rovesciamento del rapporto di Forza in un contesto non direttamente conflittuale, è instaurare una relazione complementare, ossia andare a risolvere una o più esigenze in termini di Bisogni, Necessità o Desideri al Dominante. Una volta individuata un’esigenza del dominante, per il subalterno deve essere prioritario rendersi indispensabile al fine della risoluzione dell’esigenza specifica. In questo caso la sopravvivenza viene garantita e in alcuni casi il rapporto di Forza va a cambiare se l’esigenza soddisfatta dal subalterno diventa essenziale: il soggetto che prima era definito più debole secondi i criteri condivisi, ribalta il rapporto e diventa più forte, senza necessariamente modificare i criteri iniziali.

Per fare un esempio politico basti pensare quante volte un partito con percentuali relativamente basse ha determinato cambi di governi, favorendo e mettendo in difficoltà partiti con percentuali anche di tre volte superiori. In questi casi si capisce perfettamente come il valore assoluto rappresentato dalla percentuale dei partiti sia empiricamente meno rilevante rispetto al valore relativo del rapporto di forza instauratosi.

Al fine di studiare, analizzare o incrementare il proprio Potere, dopo aver definito la propria Forza, è quindi indispensabile riuscire ad inquadrare in quale rapporto si è inseriti e determinare la strategia migliore per poter esprimere la propria Potenza.