Potere e Dovere

balance-with-me-debbie-criswell_edited.jpg

Le tematiche del Desiderio, della Natura e dell’identità individuale affrontate negli articoli precedenti, aprono la strada all’approfondimento legato alle dimensioni del Dovere e delle pulsioni che animano l’uomo.

Due dimensioni che si richiamano vicendevolmente e che si determinano nel rapporto reciproco tra il Dominio di Sé e il Dominio sull’esterno, ossia le due accezioni del Potere che stiamo analizzando insieme da tempo.

L’etimologia della parola Dovere, dal Latino debēre, composto da de e habēre, ci dà il preciso significato di ‘possedere qualcosa avendolo avuto da altri’, quindi ‘dovere = essere obbligato alla restituzione’. Da questo importante punto di partenza si può tranquillamente evincere come il Dovere sia intrinsecamente legato al concetto di obbligo, possesso e di debito: dato che qualcun altro mi ha garantito un certo possesso, sono obbligato a una restituzione.

Come sempre l’interpretazione del concetto è molto più spinosa del concetto stesso.

Per fare chiarezza nella relazione comunemente conflittuale con il Dovere si può applicare il seguente schema:

POSSESSO RICEVUTO --> OBBLIGO DI RESTITUZIONE = DOVERE

Il concetto insito nella parola stessa ci dà una precisa, gerarchica e unilaterale direzione che definisce i confini del Dovere: il Possesso ricevuto determina la Restituzione, mai il contrario.

Questo pone il Dovere sempre come conseguenza e mai come causa, né ha carattere retroattivo: non può esistere alcun obbligo di Restituzione per ottenere un Possesso. Infatti senza aver prima individuato il Possesso ricevuto è concettualmente impossibile stabilire la Restituzione a cui si è obbligati, e di conseguenza il Dovere che si è chiamati a compiere.

Un esempio comune può essere “Mi è stata assegnata una carica o un ruolo, quindi devo svolgere al meglio la mansione collegata”. La Carica o il Ruolo dell’esempio corrispondono al Possesso, la Mansione collegata alla restituzione.

Troppo spesso nell’amministrazione del potere, interiore o esteriore che sia, questo punto nevralgico viene omesso, trascurato o trattato in maniera confusionaria, infatti i conflitti con il Dovere nascono proprio dall’incomprensione di questo schema equilibrato: qualsiasi squilibrio, reale o percepito, si realizza a partire dall’incomprensione o dalle mancanze di questo paradigma.

IL POSSESSO COME SINTESI DEL POTERE

Se non si capisce il Possesso di cui si dispone, difficilmente si capiranno le ragioni, i limiti e le modalità della Restituzione.

Espressioni apparentemente astratte e fumose come la “realizzazione di Sé”, “svolgere il proprio compito con soddisfazione”, “fare quello per cui si è nati”, “essere a posto con la propria coscienza”, “sapere di fare la cosa giusta”, e simili, nascondono un dilemma sia pratico che esistenziale e possono iniziare ad assumere confini più delineati e una maggiore chiarezza grazie alla comprensione di questo passaggio.

Le caratteristiche del Possesso, in questa analisi sul Dovere, sono abbastanza chiare:

  1. È qualcosa che ci viene dato, che prima non ci apparteneva

  2. È qualcosa che ci garantisce delle possibilità

  3. È qualcosa che ci genera un debito e quindi impone una restituzione

 

In altri termini, si potrebbe dire che il Possesso rappresenta un Potere di cui disponiamo e di cui dobbiamo rendere conto.

Già con questa accezione vediamo come è stretta la relazione tra Potere e Dovere, andando inoltre a determinare quanto sia strettamente legato a uno scopo: al di là delle innumerevoli specifiche, ipotesi o esempi che si possono fare, si può serenamente affermare che la conseguenza diretta del possesso ricevuto è una qualche forma di restituzione, quindi tale possesso viene elargito per uno scopo.

In alcuni casi, più comuni e quotidiani, lo scopo è abbastanza banale ed evidente (es. al ruolo lavorativo corrisponde una mansione specifica che ha lo scopo di realizzare una parte della mission aziendale). In altri casi, invece, determinare lo scopo del Potere e del Dovere è veramente una questione più spinosa, che comunque affronteremo successivamente.

Al di là dello scopo specifico, è importante rendersi conto che il Potere acquisito impone uno scopo e ne consegue il rapporto con la restituzione, che si esplicita con criteri precisi:

 

1 - L’origine di questo Potere – da dove si origina il possesso – determina la direzione verso la quale si genera il debito, è l’entità a cui si deve rendere conto.

 

Ad esempio, se un manager ha ricevuto l’incarico (Possesso) dal CDA dell’azienda, è al C.d.A. che dovrà rendere conto delle sue scelte e del loro risultato; oppure, se un politico è stato insignito del ruolo di Ministro dal capo del Governo, sarà verso la compagine di Governo e al suo capo che dovrà dar conto del suo operato, e al suo elettorato per la sua elezione; se un allenatore è stato chiamato dalla società sportiva per allenare la squadra, sarà alla società e ai suoi organi che dovrà rispondere per i risultati, per il rapporto con i giocatori e per i suoi comportamenti, e così via.

2 - I limiti e i confini di questo Potere determinano i limiti e confini della sua Restituzione, e chiudono quindi l’altrimenti strabordante dominio del Dovere.

Ad esempio, non ha senso sentirsi in dovere verso l’azienda oltre i confini del ruolo che si riveste. Particolare attenzione merita il caso di quei ruoli che conferiscono un potere che va al di là delle mura aziendali e rendono un soggetto “influente”: in questi casi il confine del Potere che si è acquisiti va ben oltre la mansione diretta e bisogna essere capaci di definirne comunque un limite e un confine per poter confinare anche la restituzione, quindi il dovere verso chi ha conferito il ruolo.

3 - Con la cessazione del Potere cessa anche l’obbligo della restituzione

 

Ad esempio, quando un politico smette di amministrare un ministero o un’istituzione, il suo dovere verso il ministero o l’istituzione specifica termina, compreso il dovere verso l’elettorato qualora non dovesse essere rieletto. Allo stesso modo, il manager che cambia azienda smette di essere in dovere verso quella precedente, e lo stesso discorso vale per lo sportivo che cambia squadra o team. Spesso la riconoscenza, sentimento nobile e vivamente consigliato, viene confusa con un dovere che appunto non è più in essere, e si generano delle forti incomprensioni quando i due elementi vengono confusi: confondere la riconoscenza con la restituzione obbligata del manager che mette a disposizione le proprie competenze per l’azienda concorrente, considerandolo una sorta “traditore”, oppure non cogliere un opportunità di crescita per un senso del dovere travestito da riconoscenza, sono errori di valutazione estremamente diffusi e particolarmente limitanti.

 

 

CONTINUA…