ODINO E LA
CACCIA SELVAGGIA

 
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“Al di fuori nessuno è al sicuro. Rimanete attorno al fuoco. Onorate i vostri antenati e brindate agli antichi guerrieri coi vostri corni cavi. La caccia è iniziata!”


Nei 12 giorni che succedono al Solstizio d’Inverno il Sole sembra definitivamente soccombere sotto la totale predominanza delle tenebre: questo viene tramandato come il Sacro Periodo.

In queste notti Odino, padre degli Dei, esce dalle porte del Valhalla in sella a Sleipnir, il suo fidato cavallo a 8 zampe. Alla testa di un terribile seguito, l’Esercito Furioso, si lancia in una travolgente ridda, nota come la Caccia Selvaggia.

Questo singolare esercito è composto da valorosi guerrieri caduti in battaglia, bambini e ragazzi morti prematuramente, animali senza testa, cavalli mostruosi, mastini dagli occhi di fuoco e altre creature dell’aldilà. I lupi di Odino lanciano il segnale: un potente suono si smorza in un guaito, dando inizio alla grande battuta di caccia sulla terra. Segugi e battitori accompagnano la marcia che non conosce confini. Il terrore manifesta la sua vibrazione nel tonfo degli zoccoli dei cavalli, nello sferragliare delle armi e nell’urlo rituale dei Berserkr e dei Úlfheðnar. Il ritmo del corteo celebra il caos delle tenebre.

Chiunque si trovasse a portata dell’Orda Sacra avrebbe dovuto distogliere lo sguardo e porsi frettolosamente sul ciglio della strada: Odino, il Grande Cacciatore, e il suo squadrone non avrebbe fatto sconti, travolgendo nella sortita chiunque gli si parasse innanzi, condannandolo a rinfoltire le fila di questo variegato esercito per l’eternità.

Meglio quindi rimanere al sicuro accanto al focolare domestico. Il calore dei propri cari allontana il gelo della solitudine, mentre la fiamma arde e crepita: il fuoco, manifestazione primigenia del Sacro, scalda e conforta l’animo, ricordando che il buio e le tenebre sono solo assenza di Luce.
In questo momento Sacro si consolida un’usanza particolare, destinata nel suo essere naturale, spontanea e diretta a travalicare i secoli: i protagonisti non potevano che essere i bambini. Nella loro saggezza incontaminata con cui guardano l’esistenza, iniziarono a porre fuori dall’uscio di casa o vicino al fuoco i propri stivali e i propri calzari, riempiti di fieno, carote e zucchero per il Cavallo di Odino, così che non patisse la fame durante la Caccia. A questa cura verso il suo destriero, il Padre iniziò a ricambiare il gesto dei piccoli, riempiendo i calzari, svuotati da Sleipnir, con leccornie di vario tipo sugellando così una relazione diretta tra i piccoli e il Divino, all’insegna dello scambio, nel Sacro del momento.

Nessuna mediazione sacerdotale tra i bimbi e gli Dei, nemmeno lo spazio rituale è necessario per entrare in contatto con le Divinità. Il Caos delle tenebre apparentemente vittorioso viene accolto e celebrato dai bambini, nell’aiuto a Sleipnr e a Odino. La Natura fa il suo corso e lì si celebra la comunione tra l’umano e il Divino nel reciproco donare. Così la Luce vive e sopravvive dal focolare domestico e nel cuore degli uomini per poi espandersi in tutto il creato.

Da qui l’usanza rimasta nel tempo di lasciare latte e biscotti a Babbo Natale e appendere una calza vicino al camino così che venga riempita di dolci. Lo scambio dei doni, quale momento di comunione tra i membri di una famiglia e con le persone care va a sugellare quel momento durante i giorni più oscuri, terribili e Santi dell’anno.

Accademia Diciannove è lieta di augurare a tutti un Buon Natale e buone feste con la vostra famiglia e comunità per ravvivare la Fiamma della Speranza e della Tradizione durante i giorni più bui.