La Società del Potere

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Si può e ci si deve educare al Potere.

Al di là di quello che è il percorso individuale che ciascuno può intraprendere, il contesto gioca un ruolo fondamentale per creare la struttura sociale, l’impianto educativo, il bagaglio valoriale in cui gli individui nascono, crescono e si esprimono.

Per cominciare a capire il valore del contesto sociale, dobbiamo prima fare un brevissimo salto indietro per riprendere il concetto di Forza e di Volontà di Potenza quali elementi fondanti della Vita.

Ogni elemento esistente è animato da Volontà di Potenza, ossia da una carica vitale che punta ad esprimersi eterodirigendosi, cioè realizzandosi con un agire verso l’esterno: dall’albero che cresce per tutta la sua vita, fino all’uomo che si esprime costruendo, combattendo, legiferando, insomma vivendo appieno la propria natura, sono tutti esempi di manifestazione della Volontà di Potenza.

Tale espressione di forza che tende ad autorealizzarsi e ad espandersi è un’energia base che per l’uomo si manifesta soggettivamente in termini differenti, relazionandosi a tutti gli altri fattori che vanno a comporre l’individualità, trascendendo la naturale necessità di sopravvivenza, e andandosi a declinare in tutti i differenti campi di sviluppo e di interesse che rendono l’uomo l’essere più complesso finora conosciuto.

Quindi la Volontà di Potenza e la Forza che ne consegue sono ben più che un dettaglio da tenere in considerazione per le differenti strutture sociali, ma anzi sono il tema sottointeso che coinvolge la costruzione degli elementari o complessi campi dell’architettura sociale.

Se prendiamo ad esempio la struttura di una società definita Tradizionale, in cui la divisione in caste era fondata sul diritto di nascita e sul merito, il rapporto tra individuo e società si basava su quello che gli appartenenti alle varie caste dovevano dare alla comunità per farla prosperare. Quindi in questo caso, troveremo un’architettura sociale che vedrà incentivata un’educazione alla Forza attraverso lo studio e la glorificazione della Volontà di Potenza.

LA SOCIETA’ TRADIZIONALE

Nell’antichità la Volontà di Potenza veniva celebrata attraverso la capacità fisica, l’ingegno, e l’attitudine strategica che era applicata su piani di larga scala.

La divisione in caste precedentemente accennata fa riferimento alle aree di competenze che gli individui, per elezione interiore, erano chiamati a manifestare all’interno della comunità di riferimento, ed era regolata su quello che l’individuo poteva dare alla comunità stessa:

  • i Sacerdoti dovevano mantenere e rinnovare il rapporto con il Sacro

  • I Guerrieri dovevano dare il sangue per la difesa e la gloria

  • I Contadini e i Mercanti dovevano dare il sudore e l’abbondanza 

Secondo questi criteri di applicazione, la Volontà di Potenza dell’individuo veniva incanalata secondo l’elezione familiare o le attitudini personali e veniva educata sin dalla più tenera età per essere messa al servizio della comunità al fine di realizzare la spinta vitale dell’individuo e far prosperare la comunità stessa.

In questa architettura sociale non vi è spazio per il debole, il quale, avendo bisogno di sostegno e non essendo in grado di poter dare, si troverebbe al di fuori della struttura sociale e come tale verrebbe incentivato ad emarginarsi: chi non riuscisse ad esprimere la propria Volontà di Potenza nella concretezza dell’agire, oppure ne fosse sprovvisto per una qualche ragione, non potrebbe essere di aiuto o di sostegno alla comunità, che non saprebbe quindi come riconoscere il soggetto, il quale pertanto sarebbe costretto al margine della medesima.

Il forte, il Potente, veniva celebrato come modello e qualora un debole avesse dovuto vivere una condizione di emarginazione, avrebbe avuto comunque sin dalla più tenera età, un modello di riferimento verso cui tendere, ispirarsi, un sogno da seguire e degli strumenti per migliorare.

L’accettazione della propria condizione interiore e il suo sviluppo attraverso l’azione era il compimento massimo verso cui tendere con ogni fibra di sé stessi, e la gloria personale coincideva con quella della comunità.

Ovviamente la Volontà di Potenza coincide con una condizione di espansione costante e perenne, e sovente potrebbe essere confusa con il peccato di Hybris: la tracotanza del voler andare oltre i limiti imposti dalla Natura e dagli Dei quali espressioni superiori dell’ordine armonico, il Kosmos.

Per questo, il linguaggio comune delle società arcaiche poneva l’insegnamento del Potere in quanto possibilità all’interno dei limiti naturali, che fungono da argini all’interno dei quali poter far fluire la propria Potenza ed esprimerla al meglio delle proprie caratteristiche e del contesto in cui si vive. Tale linguaggio vive la necessità di parlare tanto alla razionalità quanto all’istinto più intimo del soggetto, e di collocarsi come codice atemporale per poter essere fruito e compreso ad ogni livello di lettura dagli individui delle comunità arcaiche, ed essere mezzo attraverso cui l’educazione alla Volontà di Potenza venga applicata nelle svariate declinazioni di cui si dispone.

Tale linguaggio è il Mito, e sopravvive da millenni proprio per queste qualità intrinseche che lo caratterizzano.

Un esempio arci noto è il mito di Ercole: il semiDio, figlio di Zeus dotato di Forza sovrumana, per colpa di un eccesso di rabbia si macchia del terribile delitto di uxoricidio. Per espiare tale colpa, dopo essersi recato a Delfi per interrogare l’oracolo, si trovò a intraprendere le celeberrime dodici fatiche che una volta superate gli garantiranno l’Olimpo.

Il mito parla di una eccezionale Volontà di Potenza - la Forza sovrumana di cui il semiDio è dotato - ma di un conseguente eccesso nell’impiego, con un esito tragico - l’uxoricidio. Quindi di un pentimento che lo porterà a dover superare delle prove – educazione - per poter occupare con merito il posto che gli spetta di diritto, l’Olimpo.

La struttura di questo mito esemplare, comunica e insega nel dettaglio come impiegare la propria Potenza, mette in guardia dell’eccesso quale rischio comune ed universale che porta alla rovina l’uomo, ma suggerisce anche una forma di compensazione atta ad educare con limite e disciplina la propria Volontà di Potenza per poter assurgere allo status previsto.

Un altro esempio può essere il mito di Icaro, che vede il giovane e il padre Dedalo, uomo di ingegno raro, costretti a fuggire dal labirinto ideato e costruito da Dedalo stesso. Proprio il padre Dedalo trova il modo, di riuscirci costruendo delle ali di cera, ma durante la fuga, Icaro, giovane e poco accorto, vuole sfidare i cieli raggiungendo il Sole, mentre il padre, uomo saggio e di esperienza vola a mezza altezza. Icaro, come noto, cadrà a causa del calore che scioglierà le sue ali, mentre l’ingegnoso padre si metterà in salvo completando la fuga.

Anche in questo caso vediamo come il Mito ci educhi alla Volontà di Potenza mettendo in relazione l’ingegno di Dedalo, che dalla costruzione del labirinto alla fuga vincente da esso è esempio di Dominio di sé e di evoluzione personale, con l’ingenuità di Icaro che al contrario, in preda alla Volontà irrazionale e fuori controllo, cade miseramente senza aver espresso null’altro oltre la spinta vitale portata all’eccesso.

 

La trascendenza si esprime secondo il naturale significato di andare oltre la condizione attuale, e diventa quindi traguardo e motore di cui servirsi per procedere nella propria vita, ben ancorati al contesto concreto e strutturato che favorisce la crescita degli individui e della comunità.

La Forza, a sua volta, è mezzo e fine attraverso cui svilupparsi in coerenza con la propria natura che trova soddisfazione e realizzazione attimo dopo attimo nella vita reale e concreta, condivisa con gli altri membri della comunità di appartenenza, in armonia.

Da ciò si evince come una società che si fonda su questi principi, adottando il Mito come linguaggio all’interno di un’architettura sociale che prevede lo sviluppo consapevole della propria Volontà di Potenza messa al servizio della comunità, possa essere una fucina di uomini e donne di Potere, espresso secondo quelle che possono essere le qualità specifiche dell’individuo.

Questa società, oggi assente, rappresenta la struttura ottimale per sviluppare gli uomini e le donne equilibrati a progredire verso uno sviluppo armonico.