Leonida, il Leone delle Termopili

Serse gli scrisse:

“Hai la possibilità di regnare su tutta la Grecia, se smetti di opporti agli dei e ri schieri con me”.

Egli mandò questa risposta:

“Se tu sapessi che cosa è una condotta di vita onorevole, rinunceresti a desiderare i beni altrui: per me è preferibile morire per la Grecia che regnare sui miei compatrioti”


Plutarco, Le Virtù di Sparta

Bastano queste poche parole, riportate dallo storico greco Plutarco, a darci la misura di re Leonida, figlio del leone.

Non abbiamo informazioni certe circa l’anno della sua nascita. Gli storici sono abbastanza concordi che sia avvenuta attorno al 540 a.C.

È il secondo figlio che re Anassandrida II ebbe dalla prima moglie, a lungo ritenuta sterile. Essendo il terzo in linea di successione, non è destinato al trono, compie l’agoghè come tutti i cittadini spartani: è uno dei pochissimi sovrani di Sparta ad averlo fatto.

Sono poche, purtroppo, le informazioni certe sul conto di Leonida. I due principali storici ad averne parlato sono Erodoto, solo un bambino all’epoca della battaglia delle Termopili, e Plutarco, nato circa quattrocento anni dopo la morte di Leonida.

Si ritiene sia salito al trono tra il 493 e il 490 a.C., dividendo il governo con Leotichida, in qualità di secondo re, secondo le leggi spartane.

Nel 481 a.C. Serse I, imperatore di Persia, avanzò contro la Grecia, per tentare di soggiogarla. Per guidare la resistenza venne scelto proprio Leonida. È probabile che la scelta sia caduta su di lui oltre che per la fama dei guerrieri spartani, anche in virtù del carisma personale di Leonida, che non ha mai, 

secondo Plutarco, fatto troppo affidamento sul suo sangue reale per governare, affidandosi prevalentemente alle sue doti personali, acquisite anche grazie all’Agoghè.

 

Quando ricevettero la richiesta di aiuto, gli spartani si rivolsero all’oracolo di Delfi:

 

“O abitatori di Sparta dalle larghe contrade,
o la grande rocca gloriosa verrà devastata dai discendenti di Perseo,
oppure questo non avverrà, ma la terra dei Lacedemoni piangerà
morto un re della stirpe di Eracle”

 

Nonostante il cattivo presagio, nell’estate del 480 a.C. Leonida si mosse comunque. Alla testa di circa un migliaio di spartani, inclusi i famigerati 300 opliti della guardia reale, cui si aggiunsero tra i cinque e i seimila greci provenienti da altre polis, deciso a fermare, o quantomeno a rallentare, l’avanzata dell’enorme esercito persiano.

Scelse di affrontare i persiani al passo delle Termopili, “le porte calde”, un angusto passaggio roccioso, ultima difesa per l’istmo di Corinto, per la città di Atene e la sua flotta, fondamentale per la difesa della Grecia.

Serse attese quattro giorni prima di attaccare. Diede anche un ultimatum ai greci, dicendo loro di consegnare le armi. Leonida rispose Molòn labé, “vieni a prenderle”.

Al quinto giorno i persiani scatenarono l’attacco. Leonida e i greci resistettero a due giorni di assalti persiani: ventimila le perdite uomini inflitte all’esercito di Serse, compresi due fratelli dell’imperatore.

Nemmeno gli Immortali, il corpo scelto persiano, riuscirono a sfondare la difesa greca.

Al terzo, quando ormai i due schieramenti si fronteggiavano tra i cadaveri dei caduti, un pastore del luogo, di nome Efialte, mostrò come aggirare lo sbarramento greco.

Vistosi circondato, Leonida congedò gran parte degli uomini rimasti. Con uno stratagemma congedò anche alcuni giovani spartani. Diede loro un messaggio da portare a casa. Questo stratagemma però non funzionò con i più anziani tra i guerrieri presenti. Leonida avrebbe voluto congedare anche loro. Ma questi si opposero e vollero restare a combattere assieme ai trecento spartani della guardia reale e novecento tebani, per l’ultima, disperata, difesa. Diede allora ordine ai guerrieri rimasti di fare colazione: avrebbero poi cenato nell’Ade.

Caddero fino all’ultimo uomo, compreso Leonida, il 21 agosto 480 a.C.

Questa eroico tentativo di difendere la Grecia tutta, non solo Sparta, è valso a Leonida l’ingresso di diritto nell’immaginario collettivo. Il sovrano e i suoi valorosi trecento sono stati poi riportati al grande pubblico dal fumettista Frank Miller, con l’opera “300”, da cui è stato tratto l’omonimo e conosciutissimo film. Entrambe le opere sono state per la verità oggetto di critiche, per la mancanza di fedeltà storica, nel riportare alcune parti della vicenda. Leonida è stato poi inserito anche come personaggio del videogioco Odyssey, della serie Assassin’s Creed.

Il sacrificio di Leonida e dei suoi valorosi guerrieri è stato ricordato dal  poeta Simonide, che scrisse  il famoso epitaffio:

 

“Vai, dì agli Spartani,
o viandante,
che qui noi giacciamo
obbedienti alle loro leggi”.

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