La Regalità degli Dei

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Parlando di religione celtica, bisogna premettere che purtroppo è difficile riuscire a ricostruire con precisione tutta la tradizione del culto di questo popolo, in quanto le informazioni che sono giunte fino a noi sono frammentarie e per alcuni aspetti assai scarse.

La causa primaria di questa scarsità di informazioni è dovuta ai sacerdoti stessi, i druidi, i quali vietavano di mettere per iscritto tutto ciò che aveva a che fare con la religione, per evitare che rituali e conoscenze sacre finissero in mani nemiche. A noi può sembrare strano, ma bisogna ricordare che oltre alla sfera strettamente religiosa, i cui misteri e riti iniziatici sono in tutte le culture nascosti ai profani, i druidi erano depositari anche di conoscenze sacre legate però ad aspetti più “pratici”, il cui apprendimento avrebbe garantito indiscussi vantaggi a chi le avesse padroneggiate, come ad esempio l’arte della medicina o anche l'astronomia, che tra le altre cose permetteva di calcolare con precisione i tempi di semina e raccolto.

Inoltre bisogna considerare che nell’Europa Continentale il paganesimo celtico nel corso dei secoli venne soppiantato dalla religione romana prima, e dal cristianesimo poi. Solo in una specifica zona d’Europa la religione celtica perdurò abbastanza per essere messa per iscritto: si tratta dell’Irlanda, dove i romani non giunsero mai, e dove i frati cristiani, dopo l’evangelizzazione iniziata nel 500 d.C., invece di osteggiare o sovrascrivere le antiche tradizioni celtiche diedero impulso alla loro prima trascrizione, dato che fino a quel momento erano state trasmesse solo per via orale. Se i riti e le preghiere sono andati quasi del tutto perduti, queste trascrizioni unite a ritrovamenti archeologici e studi filologici, ci hanno permesso di conoscere molte delle leggende e dei racconti di questo popolo.

 

Visto che nella verde terra d’Irlanda i miti sono stati messi per iscritto, faremo riferimento proprio a quelli portando alcuni esempi. Infatti, le divinità qui nominate sono riscontrabili anche presso le popolazioni celtiche continentali soprattutto per quanto concerne l’iconografia, al netto di variazioni nella grafia del nome o nel nome stesso probabilmente dovute a interazioni con le popolazioni che i celti hanno incontrato e assimilato (o sottomesso) nella loro diffusione in Europa.

Sicuramente le popolazioni celtiche continentali avevano i loro specifici racconti riguardo a queste divinità, dato che i miti irlandesi riguardano appunto solamente l'Irlanda, ma è sensato ritenere che alle similitudini iconografiche e di attributi, corrispondessero anche similitudini nella struttura generale di questi miti, come si riscontra per esempio nei pochi miti rimasti dei Celti d'Inghilterra o di Bretagna.

Esattamente come nella letteratura omerica, nella Tradizione celtica si trovano eroi e re, Dèi e demoni, poesia e racconti che danno vita ad un insieme magico. Oltre che dai druidi, le gesta di questi personaggi mitici venivano narrate anche da altre figure altrettanto particolari, affascinanti e misteriose: i bardi, ovvero i musici-poeti erranti di cui torneremo a parlare.

 

Come detto nell’articolo precedente, la società celtica presentava la tripartizione tipica delle società Tradizionali indoeuropee, che si rifletteva anche nella struttura religiosa: troviamo infatti alcune divinità che ricoprono il ruolo sacerdotale, altre quello guerriero/regale ed altre ancora quello produttivo.

L'unica divinità che trascende queste “caste” e che più facilmente si ritrova in tutte le popolazioni celtiche in Europa è certamente Lùg. Si hanno tracce del culto di Lùg in Svizzera (si pensi al nome della città di Lugano, derivato dalla divinità), in Francia (quanto detto per Lugano vale anche per Lione) fino alla punta meridionale della Spagna (anche la spagnola Lugo deve il suo nome alla divinità). Nelle saghe irlandesi è il sovrano della tribù dei Túatha dé Danann, la tribù di Dèi proveniente dal Nord che colonizzò l’Irlanda sconfiggendone gli abitanti, i Fomori. Curiosamente, Lúg è in parte imparentato con i suoi nemici: infatti suo nonno materno è il Re dei Fomori, Balor.

Lúg viene conosciuto con il soprannome di Lámfada, ovvero “dal lungo braccio", quello con cui impugna l’invincibile lancia Slèabua, il cui possessore non può essere sconfitto. È infatti Lúg a guidare i Túatha dé Danann nella vittoriosa battaglia contro i Fomori, al termine della quale ucciderà il suo stesso nonno.

Le caratteristiche attribuite a Lúg ritornano spesso nelle mitologie di tutta Europa. L'esempio più evidente sono i domini attribuitigli: Lúg è una divinità sacerdotale e militare, e viene considerato il protettore di ladri e viandanti. Gli stessi attributi di Mercurio, il Dio romano a cui Tacito, storico di origine germanica che però scrive in latino e con occhi da romano, fa corrispondere Odino, Padre di Tutti gli dèi nella mitologia nordico/germanica. Tutte e tre le divinità proteggono viandanti e ladri e sono legate alla magia rituale e alla poesia. In particolare i punti in comune tra Odino e Lúg sono molti, tanto da rendere non del tutto peregrina l’ipotesi di una radice comune delle due divinità. Innanzitutto, entrambi portano una lancia che brandiscono in battaglia: come detto, Lúg combatte con Slèbua mentre Odino impugna Gungnir, arma che non manca mai il bersaglio e che utilizza nella guerra contro la stirpe degli Dèi Vanir, uscendone vittorioso. Anche Lúg vince la guerra contro i Fomori brandendo la propria lancia e sconfiggendo infine il suo stesso nonno. Ma non solo: all’inizio della battaglia, Lúg danza su una gamba sola e con un occhio chiuso attorno ai Túatha dé Danann, cantando incantesimi. Il dio monocolo è per eccellenza Odino, che ha sacrificato uno dei suoi occhi per ottenere la magia delle rune. Non solo: gli incantesimi che Lúg canta danzando attorno alle schiere dei Túatha dé Danann sono in rima. Infatti, egli riceve il titolo di sovrano proprio perché è maestro in tutte le scienze e le arti, tra cui la poesia, che spesso era associata ad Odino, dio cui si rivolgono gli scaldi, ovvero i poeti erranti presso i popoli del Nord, figure che richiamano i bardi celtici.

Altro punto in comune tra Lúg e Odino è la loro discendenza da figure caotiche. Già, perché proprio questo è ciò che i Fomori, popolo da cui proviene la madre di Lúg, rappresentano. Odino non è da meno, infatti discende da una gigantessa: esiste forse figura più caotica di un gigante?

Se si vuole trovare una differenza tra Lúg e Odino, la si può identificare nella natura di quest’ultimo: la rappresentazione più comune di Odino, infatti, è quella di un vecchio saggio dalla lunga barba bianca, vestito di tunica e cappello (nella rappresentazione di viaggiatore) o in atteggiamento regale e armatura. Lúg invece è un bellissimo giovane nel pieno della maturità che, pur rivestendo anche il ruolo regale, non si configura aprioristicamente come indiscusso capo degli Dèì.

 

Lúg riceve la corona di sovrano dei Túatha dé Danann da un’altra divinità, evidentemente legata alla casta guerriera/regale, ovvero Nuada. Anche quella di Nuada è una figura estremamente interessante. Se è Lúg a condurre la sua gente nella battaglia risolutiva, è Nuada il sovrano che guida lo sbarco iniziale dei Túatha dé Danann sulle verdi coste d’Irlanda. Si narra che i Túatha dé Danann fossero i discendenti di una tribù decimata e scacciata dai Fomori, nonostante avessero tra loro alcuni legami di parentela, che aveva fatto vela verso isole boreali dove vennero istruiti nelle arti druidiche e nella sapienza in generale, progettando il ritorno in Irlanda, terra che spettava loro di diritto. Dopo aver bruciato le navi utilizzate per lo sbarco per non avere via di ritirata, la tribù divina si trova ad avere a che fare con gli altri abitanti dell’isola, i Fir Bolg. Unitamente ai Fomori, questi Fir Bolg, oltre ad essere una traccia storico-mitica delle molte invasioni che si susseguirono in Irlanda prima dell'arrivo dei Celti gaelici, rappresentano le forze del caos: il Caos originario di prima che la società si strutturasse e, si può ipotizzare, lo stesso caos trovato dalle popolazioni indoeuropee al loro arrivo in Europa.

I Túatha dé Danann chiedono metà dell’isola per stabilirvisi e convivere pacificamente, ma i Fir Bolg preferiscono combattere. Nel combattimento, Nuada perde un braccio. Perdendo il braccio diventa inadatto ad essere il re, in quanto per la legge dei Túatha dé Danann un mutilato non poteva rivestire il ruolo di sovrano. Sul trono sale allora un principe fomoriano per parte di padre, Bres, il cui regno si rivelerà funesto per i Túatha dé Danann. Scacciato Bres, Nuada riprende il trono grazie a un nuovo braccio fatto di argento, creato da un Dio guaritore: diverrà allora Nuada Airgentlám, Braccio d’argento. Quando il giovane Lúg si presenterà alla sua corte, dimostrando di poter essere almeno pari ad ognuno degli altri Túatha dé Danann nelle loro arti, Nuada gli cederà corona e onore del comando nella guerra contro i Fomori, che vogliono tutelare il diritto di Bres a regnare. Nuada troverà la morte nella battaglia contro i Fomori: sarà Balor, nonno di Lúg, a ucciderlo, cadendo poi per mano del nipote.

 

Anche Nuada, al pari di Lúg, si fregia di uno dei quattro tesori d’Irlanda: se Lúg impugna la lancia Slèbua, Nuada brandisce Claíomh Solais, la spada di luce.

Come Lúg, anche nel caso di Nuada è possibile trovare un affascinante parallelismo tra le saghe celtiche irlandesi e la mitologia vichinga. Anche presso i vichinghi, infatti, c’è un dio armato di spada, fiero combattente, senza una mano. Si tratta di Tyr, il quale perde la mano facendo da garante di fronte al lupo Fenrir, figlio di Loki, Dio dell’Inganno. Tyr è colui che presiede l’Althinga, l’assemblea in cui gli Dei si radunano per dibattere le decisioni da prendere: Tyr, in questo caso, viene posto persino al di sopra del Padre di Tutti, Odino. Viene sottolineato da molti come il paragone tra Tyr e Nuada sia limitato al solo aspetto fisico, visto che Nuada è sovrano a tutti gli effetti mentre Tyr si “limita” a essere una divinità del diritto, garante delle promesse. Tuttavia, è ancora lo studioso francese Dùmezil a metterci in guardia: il nome di Tyr deriverebbe infatti dalla radice indoeuropea *deiwos, il cui significato è inequivocabile: dio. Da più parti si è avanzata la teoria secondo cui Tyr sarebbe stata, in un tempo ormai perso, una divinità non solo del diritto, ma regale a tutti gli effetti.

A testimonianza delle comuni radici dell’Europa, le similitudini tra le credenze religiose di due popoli lontani nel tempo e nello spazio non si esauriscono qui. Continueremo a parlarne nel prossimo articolo, andando ad analizzare una coppia, a tutti gli effetti, di divinità che ci mostreranno i due aspetti della guerra: il Dagda e la Morrigan.