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Intervista con Enrica Perucchietti

E’ con grande piacere che inauguriamo la nostra rubrica dedicata alle interviste, con una serie di domande ad Enrica Perucchietti, nota giornalista e scrittrice poliedrica, impegnata in prima linea sulla questione Fake News e libertà di informazione.

Enrica Perucchietti, vive e lavora a Torino come giornalista, scrittrice ed editor. E' caporedattrice del Gruppo Editoriale UNO. E' autrice di numerosi saggi di successo tra cui ricordiamo: Fake News. Dalla manipolazione dell'opinione pubblica alla post-verità; Governo Globale; La Fabbrica della Manipolazione; False Flag. Sotto falsa bandiera; NWO L'altra faccia di Obama; Utero in affitto; il lato B. di Matteo Renzi.

Il suo sito è www.enricaperucchietti.it

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Innanzi tutto un saluto Enrica e complimenti per il tuo lavoro. Nello svolgersi della tua carriera, cosa ti ha portato ad indagare, se così si può dire, l’informazione dal suo interno? C’è stato un episodio che ricordi in particolare che ha determinato il tuo impegno?

 

Uno dei punti cardine delle mie ricerche è la manipolazione sociale. Ho iniziato a mettere tutto in discussione analizzando a livello storico-giornalistico il controllo sociale e la cosiddetta “dittatura dolce”. Ai metodi repressivi oggi si preferisce infatti affiancare la manipolazione “dolce” volta a far credere ai cittadini che costoro siano liberi di scegliere quando invece le loro decisioni vengono orientate dall’alto. Nessun regime può sostenersi senza la propaganda, così come, paradossalmente, le democrazie occidentali fanno ricorso proprio alla manipolazione capillare dell’opinione pubblica.

Nella società democratica le opinioni, le abitudini e le scelte delle masse vengono cioè indirizzate, come spiegava nel 1928 Edward Bernays – considerato il fondatore delle Pubbliche Relazioni e nipote di Freud − da un «potere invisibile che dirige veramente il Paese». Secondo Bernays la propaganda è fondamentale per “dare forma al caos”. Le tecniche usate dal potere per plasmare l’opinione pubblica sono state inventate e sviluppate negli anni, spiegava Bernays, «via, via che la società diventava più complessa e l’esigenza di un governo invisibile si rivelava sempre più necessaria». Con l’avvento della moderna società di massa il potere ha dovuto infatti esercitarsi su un numero sempre maggiore di persone. L’arte del controllo ha finito per divenire scienza delle Pubbliche Relazioni o, meglio, una “scienza della manipolazione” di sconcertante raffinatezza che riesce a influenzare comportamenti e modi di essere, a volte senza nemmeno dover fare uso della coercizione fisica (pensiamo al fenomeno degli spin doctors).

Come anticipato, Bernays parlava di «tecniche usate per inquadrare l’opinione pubblica» portate avanti da un “governo invisibile”. Il potere oggi, per risultare maggiormente efficace, preferisce infatti rimanere “nell’ombra”, palesandosi il meno possibile. Un potere nascosto, ha l’indubbio “pregio” di rimanere praticamente inattaccabile e nascosto. Può anche, se vuole, favorire ora l’uno ora l’altro dei “poteri visibili” e persino, se lo ritiene necessario, favorire contemporaneamente due schieramenti apparentemente opposti che potranno così, più o meno incoscientemente, perseguire in maniera diversa l’unico fine a cui mira tale Potere (il metodo del Divide et Impera). Infine, un potere nascosto (o comunque non immediatamente identificabile dai più) ha la possibilità di fare quello che nessun governo o potere visibile può compiere fino in fondo: manipolare quasi alla perfezione i sentimenti e la mentalità di massa senza dare l’impressione di farlo; controllare i popoli entrando nel loro immaginario, plasmando cioè le menti, le coscienze degli individui.

 

Quale definizione darebbe un giornalista al termine "Fake News"?


Un giornalista, in linea ormai con la vulgata, attribuisce in prima battuta all’espressione “fake news” il significato di “bufala”, ossia di notizia falsa. Ormai, però, il termine è finito per convogliare anche l’idea di una notizia che sia stata diffusa a scopo politico o ideologico per creare confusione o fare disinformazione, promuovendo inoltre l’impressione che le fake news provengano esclusivamente “da destra”, dai famigerati hacker russi e dai ricercatori alternativi (ossia coloro che si pongono fuori dal pensiero unico).

 

Esistono, e se sì quali sono le caratteristiche tipiche di una Fake News? Cosa in queste notizie si discosta dai princìpi del giornalismo?

 

Vi sono diversi tipi di fake news, come analizzo nel mio libro: innanzitutto i  meme e le bufale che si diffondono su internet neppure verosimili ma che hanno presa sull’utente medio per mancato o scarso approfondimento della notizia. Alcuni argomenti sfacciatamente falsi vanno di moda, non importa che non siano “veri” o difficilmente verificabili. Le bufale si diffondono perché fanno presa sull’immaginario e perché l’utente medio non approfondisce la notizia, si ferma a leggere solo il titolo e l’anticipazione e corre a condividerla perché, nell’era della post-verità, ciò che legge “risuona” con il suo pensiero e quindi vuole che quanto sta leggendo sia vero. L’attrazione per il gossip, le insinuazioni, i retroscena piccanti o scabrosi, il morboso fa da sempre presa sull’immaginario e permette il contagio di notizie anche sfacciatamente false. Vi sono poi quei siti più noti di bufale che nei propri indirizzi scimmiottano persino i titoli di note testate giornalistiche. Credo che dietro questa operazione ci sia altro e in ogni caso costoro arrecano danno soprattutto alla ricerca alternativa, screditando il lavoro di tutti. A loro volta, infatti, i siti atti a smascherare bufale equiparano costoro a tutti gli altri, così come quando si deve screditare un ricercatore su un punto critico lo si farà attaccandolo in modo personale o deformando cosa ha detto e scritto in precedenza, storpiando il suo pensiero e la sua immagine o esagerandone alcune caratteristiche.

 

 

Detto ciò, sono i media mainstream ad aver divulgato negli anni e a continuano a farlo, innumerevoli fake news (si pensi per esempio alle famigerate armi di distruzione di massa iraquene poi rivelatesi inesistenti) ricorrendo quindi a sofisticate forme di manipolazione che potremmo paragonare alla propaganda bellica di cui già parlava Orwell in 1984. Nel libro documento innumerevoli casi di bufale diffuse dai media mainstream, alcune di queste passate alla storia e ancora credute vere.

Perché se da un lato il web è pieno di notizie assurde, dall’altra anche TV, radio e quotidiani prendono sonore cantonate facendo da cassa di risonanza della linea governativa, in questo plasmando e manipolando l’opinione pubblica attraverso la paura ed emozioni che vadano a colpire l’immaginario e la “pancia” delle persone.
 

Come si può leggere/ascoltare una notizia in maniera critica?

I media, la politica e lo spettacolo in generale stabiliscono le linee guida imposte dall’alto per plasmare e orientare l’opinione pubblica secondo linee guida e tecniche specifiche. Bisogna quando possibile risalire alla fonte e fare attenzione che non siano state utilizzate alcune tecniche classiche per la manipolazione sociale: nel libro mostro, con esempi alla mano, quali sono le tecniche principali e come e perché vengono confezionate le fake news. Esiste per esempio una celebre lista delle dieci regole riguardanti il controllo sociale, ovvero, delle strategie utilizzate per la manipolazione del pubblico attraverso i media in modo da «fabbricare il consenso e assicurarsi che le scelte e gli orientamenti siano strutturati in modo tale che le persone facciano sempre quello che viene detto loro» che è stata universalmente e impropriamente attribuita a Chomsky. Studiare e imparare a conoscere gli schemi ricorrenti dietro la genesi e la diffusione delle fake news permette di vaccinarsi dalla disinformazione.
 

Esistono vere e proprie "fabbriche" di Fake News o sono episodi sporadici? A quale scopo vengono create? Secondo te, fanno parte di una sorta di agenda, piano?

La manipolazione da parte dei media mainstream avviene dietro specifiche disposizioni governative, in modo da creare, in base alle esigenze, un clima di pregiudizio o di odio razziale, culturale, etnico contro il nemico di turno. A occuparsi di questo genere di indottrinamento sono società private che si occupano di confezionare materiale giornalistico ad hoc. Ciò rientra nei casi di spin doctors privati che vengono ingaggiati anche dai governi in segreto per rendere efficace e persuasiva una campagna, anche ricorrendo a menzogne e falsificazione. Le società di PR private hanno maggiore libertà di movimento in quanto sfuggono ai normali controlli istituzionali.

Nel libro cito diverse società private ingaggiate dai governi che si occupano di confezionare fake news, inscenare operazioni di “distrazione di massa” che vengono pianificate a tavolino e la relativa creazione di pseudoeventi offerti all’opinione pubblica come “veri”: negli uffici della comunicazione esistono unità che si occupano della creazione di “diversivi” per distrarre l’attenzione dell’opinione pubblica da un aspetto della crisi potenzialmente imbarazzante e per lo screditamento delle fonti ritenute avversarie.
 

 

 

 

Qual è la situazione dell'informazione "mainstream"? La sua autorevolezza è compromessa per sempre?
 

Credo che negli ultimi anni la propaganda sia penetrata in modo sempre più capillare, sfacciato, all’interno dei canali di informazione da rendere di fatto indistinguibile l’informazione corretta dalla mera manipolazione sociale.

Quali sono i canali validi di informazione alternativa al mainstream ad oggi?

È molto difficile perché manca una rete di informazione alternativa: vi sono, per così dire, diverse piattaforme, siti, blog, oppure libri e sporadici quotidiani, reti radio o TV web che cercano di offrire un’informazione accurata che vada oltre il pensiero unico. Manca però una rete che unisca questi pensatori e giornalisti alternativi. L’unica cosa che si può fare, al momento, è non focalizzarsi su un unico canale di informazione, ma, sviluppando senso critico, approfondire su più canali contemporaneamente, le notizie. Compito arduo per l’utente medio che ha ben altro da fare che sostituirsi al ruolo del giornalista.
 

Il tuo dichiarato impegno ti ha portato qualche problema, e sei stata vittima di una serie di attacchi diffamatori da parte proprio delle testate mainstream. Ti va di parlarcene?
 

Dagli articoli su alcuni quotidiani o siti mainstream in cui vengo etichettata come complottista alle minacce di morte per aver pubblicato con Gianluca Marletta UNISEX, la lista è davvero lunga. Concordo con il filosofo Alain De Benoist quando parla della dittatura del politicamente corretto che si riversa nel boicottaggio mediatico di alcuni personaggi/pensatori che risultano scomodi. Di certe tematiche non si deve parlare per non urtare alcune minoranze che sembrano aver preso in ostaggio il senso critico o per non deviare dal pensiero unico. Chi si permette di farlo dovrebbe ritagliarsi una fascetta di tessuto, ricamarci l’iniziale di “E” di eretico, e cucirsela a bella vista sui vestiti. In fondo anche la stregoneria quando venne perseguitata era assimilata all’eresia. Anche essere politicamente scorretti è una forma di eresia: significa rifiutarsi di conformarsi al pensiero unico, dissentire dall’Ortodossia di Stato, forgiarsi una propria opinione alternativa alla maggioranza e difenderla a rischio di, citando Ernst Jünger, “darsi al bosco”.

Trattare però di queste tematiche non fa che consolidare lo stigma del complottismo. Si tratta della costante modalità di attaccare chi si occupa di “controinformazione” (già di per sé il termine è dispregiativo, come se l’informazione alternativa che viene ignorata dai media mainstream fosse di per sé “contro” qualcosa, ossia contro l’Ortodossia) bollandolo come un delirante e paranoico cospirazionista: in questo modo si liquida qualunque tipo di confronto, spostando l’eventuale dibattito sullo sfottò. Il fatto che esistano evidenti eccessi nel campo della controinformazione non significa che tutti i ricercatori debbano essere additati e ridicolizzati come degli squilibrati.

Mi è già capitato di essere stata equiparata ad alcuni personaggi che tollero a fatica di cui tra l’altro non solo non condivido il pensiero ma nemmeno le tematiche trattate. Ma anni di manipolazione hanno portato a questo. A liquidarci tutti come “webeti”. Se diffidi della ricostruzione ufficiale dell’11 settembre allora credi ai rettiliani, se parli di terrorismo sintetico allora credi i morti negli attentati siano falsi, che la terra sia piatta, e via discorrendo.

Oggi, purtroppo, il confronto è stato abolito per lasciare spazio al cyber bullismo. Si critica giustamente il bullismo quando nel mirino finiscono gli adolescenti o le minoranze, ma poi ipocritamente lo si usa come il braccio armato del potere per “mettere in riga” chi traligna dalla retta via. Perché questo è. Venire sommersi da insulti, minacce, ecc. per aver osato pensato, dire o scrivere qualcosa di alternativo è lecito e anzi giusto. Quale insegnamento diamo alle nuove generazioni? A parer mio non devi appartenere a una categoria “protetta” come se fossi un animale in estinzione per meritare rispetto: il bullismo non dovrebbe esistere e basta. Altrimenti si ricade nel bipensiero. Denigrando e perseguitando i ricercatori si spera di disincentivarli dal continuare le loro ricerche. Sono metodi di bassa lega usati da secoli e funzionanti. Mettendoli pubblicamente alla gogna si introduce uno psicoreato, un reato d’opinione.

 

 

 

Nel ringraziare Enrica ricordiamo l’appuntamento del prossimo 14 Dicembre, a Saronno presso Villa Gianetti, in cui si svolgerà  la serata di presentazione del suo lavoro “Fake News – come il potere controlla i media e fabbrica l’informazione per ottenere il consenso”.

L’evento è gratuito, per prenotarsi scrivere a info@accademiadiciannove.it indicando i nomi dei partecipanti.

Enrica Perucchietti