L'Insegnamento Spartano

La storia di Sparta e il suo apice con Leonida e le Termopili sono elementi che dopo duemila anni di storia riescono ancora a lasciare un segno indelebile nell’immaginario individuale e collettivo, affascinando generazioni intere. Ma perché questo popolo, incarnato in un re spartano e in una la battaglia di tre giorni dove ha perso la vita sono diventate così importanti? In fondo di guerre e di sovrani, di gesti eroici e di sacrifici, la storia ne è piena e abbonda. 


Leonida diviene eccezione, simbolo, in quanto rappresentazione vivente dei valori e delle leggi spartane che proprio da quei valori discendono forti. Primus inter pari, Leonida è colui che le incarna assorbendone lo spessore e il significato durante tutto il corso della sua vita fino al momento della sua sublimazione: la morte gloriosa ed epica in battaglia, ossia la dimensione collante della civiltà Spartana. Il Re è tale, perché è sintesi della sua terra e del suo popolo, e pare raccolga il testimone da Licurgo stesso, il quale con un radicale escamotage fa accettare alla città le leggi che renderanno Sparta ciò è stata, a discapito della sua stessa vita. 


Allo stesso modo con il suo sacrificio Leonida è simbolo e realtà di quella Sparta che raccogliendo su di Sé il destino dell’intera Grecia, e in osservanza sia delle sue leggi che del suo significato, “risveglia” il peloponneso contro il nemico comune persiano. 


Ma vediamo come Il Rex Leonida affronta le consuetudini della sua Sparta. 

Nonostante le nobili origini, Leonida non si sottrae all’agoghè come molti di alto rango erano soliti fare, seguendo così il percorso di educazione e formazione che lo inizierà all’età adulta esattamente al pari dei suoi coetanei, rispettando leggi e tradizioni della città. 
Una volta divenuto sovrano proprio il rispetto delle leggi gli fa scegliere di non entrare in guerra con l’intero esercito, cosa proibita a Sparta durante la celebrazione delle Carnee, ma di partire portando con sé solo la sua “guardia personale”: i famosi 300.

 La legge dunque andava rispettata anche in presenza di una minaccia cosi grande come l’invasione dell’impero persiano, e così fece confermandone la sacralità, ma nulla gli impediva di poter essere avanguardia nella difesa dei confini, altro elemento di massima e vitale importanza. La comprensione intima del sistema normativo e valoriale che reggeva l’equilibrio spartano è quello che rende Leonida Re e simbolo d’Europa, e che gli permette di agire senza violarne i cardini. 

Il dominio del Sé gli conferisce anche la dimestichezza con cui affronta il coraggioso sacrificio. 


Infatti il donarsi insieme alla sua guardia personale alla causa greca, in un momento di enorme pericolo è un’azione pura, fatta di dovere e abnegazione verso la sua gente e il variegato mondo greco. Una scelta presa dominando gli istinti più bassi, che avrebbero potuto vederlo muovere battaglia guidato dalla rabbia e dalla paura violando le Carnee, o di scendere a compromessi sottomettendosi ai persiani. 


Scelse invece di agire rimanendo fedele sia ai propri principi che alle proprie leggi, pensando al bene comune che andava ben oltre i confini di Sparta. 


Le Termopili sono state il campo di battaglia dove oltre alla tattica militare e al valore, Leonida ha dimostrato quello che voleva dire essere spartani. Fino all’ultimo Leonida rimane al suo posto perché fino all’ultimo resta fedele a sé stesso quale spartano, re e greco. Forte della coscienza di cui è sintesi e araldo, il Re non vacilla e costruisce con il suo sacrificio la vittoria delle libere polis greche contro l’impero degli schiavi persiani, testimoniando quanto è più forte la libertà derivante dalla disciplina, rispetto alla schiavitù delle passioni e dell’oro. 


Leonida diventa quindi testimonianza di come si possa essere forti nel rimanere saldi nei principi che si sono assimilati, restando fedeli a noi stessi anche nelle situazioni più difficili.

Se visto con i giusti occhi, la sua figura può essere paragone di riferimento per le nostre piccole sfide quotidiane: quante volte scegliamo di prendere decisioni in base alla nostra capacità di discernimento, nel rispetto del nostro sistema di valori, con la responsabilità di un eventuale ruolo da noi rivestito? Quante volte invece preferiamo assecondare le sensazioni, le paure, le titubanze che proviamo in quel momento? Quanto spesso le nostre azioni sono forse dettate da una verticale presa di posizione oppure dal nostro conformarci ad un’opinione non nostra, ma di chi ci circonda o della società stessa? Quante volte ci ricordiamo di noi stessi? 


Leonida inoltre ci offre un altro punto di riflessione: si può tranquillamente affermare che egli incarni nell’essere sintesi, anche l’archetipo del protettore.

Nel suo essere Re e nel suo conseguente agire, abbiamo detto che si fa carico anche di tutta la Grecia. 
Senza la sua scelta le poleis greche non avrebbero avuto né l’ispirazione né tantomeno il tempo necessario di coalizzarsi non riuscendo così ad ottenere 

la celebre vittoria di Platea che sbaragliò definitivamente i persiani.

La comprensione e sintesi dei valori e delle leggi spartane, di cui Leonida si fa difensore come atto d’amore per la comunità attraverso la protezione della stessa si ritrova anche nella scelta dei guerrieri da portare con sé in battaglia: Leonida infatti decise di portare solo guerrieri che avessero già generato dei figli, dando così modo alle rispettive famiglie di continuare a mantenere viva la propria discendenza, pensando al bene della comunità come cardine.  


Allo stesso modo ciascuno di noi può cominciare a comprendere nella propria dimensione quotidiana il sentire di un Bene Comune che va al di là della sopravvivenza di sé stesso e dei propri cari cominciando a rendersi conto di quanto i propri gesti incidano su un sistema più grande di sé, sia in termini lavorativi, scolastici e più in generale di relazioni. 


Comprendendo ciò, dare un senso più ampio al nostro vivere quotidiano ci farebbe rendere conto di appartenere ad un organismo più grande, che viene influenzato anche da noi e dalle scelte che facciamo. 


Ciò ci richiamerebbe alla responsabilità di costruire consapevolmente la nostra quotidianità, e quindi di creare il mondo che ci circonda, in ottemperanza con l’insegnamento che Leonida ci impartisce ancora oggi. 


Infatti, come visto, incarnando le leggi di Sparta e pensando al bene Comune della propria polis e di tutta la Grecia, Leonida e il contingente spartano diedero la vita, in un gesto eroico che attraversa i Piani e riecheggia nella storia fino ai giorni nostri, come un faro la cui luce sono i valori della civiltà spartana, e la sopravvivenza dell’Europa.  
Il re è rimasto al suo posto, perché li doveva essere, perché quello era il suo modo di rispettare i suoi valori e di difendere ciò che amava. 


Perché Leonida è Sparta, e Sparta è Leonida. 
 
[In risposta a Serse, che gli scrisse che se avesse smesso di opporsi agli dei e si fosse schierato con lui avrebbe avuto la possibilità di regnare su tutta la Grecia] “Se tu sapessi che cosa è una condotta di vita onorevole, rinunceresti a desiderare i beni altrui: per me è preferibile morire per la Grecia piuttosto che regnare sui miei compatrioti.” 


Leonida I 
 

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