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Il Ribelle

  “Qu’est-ce qu’un homme révolté ? Un homme qui dit non” 
  ( cos’è un ribelle? un uomo che dice no)

Così Albert Camus definiva il ribelle nel 1951. Concetto semplice e di facile comprensione. Definizione che svuota il ribelle della propria essenza di essere umano e lo degrada ad un sottoregno animale, non in grado di creare ma solo di negare ed opporsi relegato nella dualità e nell’antitesi.
Ribelle più complesso è il ribelle secondo Julius Evola

  “Data una società ed una civiltà come quelle attuali e, specialmente, come quella             americana, nel ribelle, in colui che non si adatta, nell’asociale, è in via di principio da       vedersi nell’uomo sano.”

L’Evola umanizza il ribelle e di conseguenza lo carica di tutte le responsabilità da lui ben esplicate nei suoi saggi, riassumibile in un uomo positivo rispetto tutto ciò che è istintività, passione, impulso, affettività, natura. Il ribelle ha in se quel principio del “sovrano interiore”.
Altro pensiero lo portò sempre nel 1951 Ernst Jünger nel suo Trattato del ribelle. Saggio metafisico sull’atto di ribellione che evidentemente non può essere costituito dal mero “no” camussiano.

  “Il Ribelle è il singolo, l’uomo concreto che agisce nel caso concreto. Per sapere che       cosa sia giusto, non gli servono teorie, né leggi escogitate da qualche giurista di             partito. Il Ribelle attinge alle fonti della moralità ancora non disperse nei canali delle         istituzioni. Qui, purché in lui sopravviva qualche purezza, tutto diventa semplice.”

e ancora

  “Il Ribelle deve possedere due qualità. Non si lascia imporre la legge da nessuna             forma di potere superiore né con i mezzi della propaganda né con la forza. Il Ribelle       inoltre è molto determinato a difendersi non soltanto usando tecniche e idee del suo       tempo, ma anche mantenendo vivo il contatto con quei poteri che, superiori alle forze    temporali”

Jünger allontana la figura del Ribelle da quei canoni a cui si accostano spesso gli autodichiarati ribelli, spesso degradati dallo stesso materialismo* che Junger non prevede per il suo ribelle.

*Materialismo : Posizione filosofica che, identificando ogni aspetto della realtà con la materia, esclude la presenza e l’efficacia di un qualsiasi momento superiore di carattere spirituale

Escludere la metafisica, dimenticando la purezza nel proprio agire, sfogando rabbia fine a se stessa ed uccidere quei poteri ancestrali superiori a qualsiasi legge umana è sradicare gli alberi del bosco.

  “Il bosco è la grande casa della morte, la sede del pericolo di annientamento. Il                 compito della guida spirituale è di condurvi per mano il discepolo per liberarlo dalla         paura.”

Il bosco come luogo di morte e di dannazione ritorna nel “Waldganger” di Jünger sei secoli dopo la “Commedia” dell’Alighieri.

L’oscura selva dell’io è spazio di terrore e di trasmutazione, invalicabile e segreta casa del ribelle Hood, al quale l’usurpatore del trono Giovanni ha giurato la morte, reazione ben lontana dalla quasi totale connivenza degli pseudo-ribelli.
La via del bosco è la vera via del ribelle e l’unica via per la libertà.