Il Grigio e il Bianco

“Si, ora sono bianco” disse Gandalf “Anzi, sono Saruman, si può dire, Saruman come avrebbe dovuto essere.”

 

In questo passaggio è contenuto il confronto tra i due personaggi: uno cadrà, schiavo della brama di potere, l’altro porterà a termine la Missione.

 

Saruman è uno Spirito al pari di Gandalf e serve il Vala che esercita il suo dominio sulla materia, sui minerali e su tutte le sostanze (curiosamente si tratta della stessa divinità servita in passato da Sauron, anch'esso uno spirito prima della sua caduta).

Quando la minaccia delle forze oscure si fa troppo pressante per la Terra di Mezzo i Valar (gli dei) dopo essersi riuniti in consiglio decidono di inviare tre loro emissari (gli Istari), che diventeranno cinque alla fine dell'assemblea, a proteggere e consigliare le genti della Terra di Mezzo nell’ora del bisogno.

Due spiriti si presentano immediatamente come volontari; uno dei due è Saruman, e i Valar dispongono che venga inviato per primo in quanto considerato il più potente e il più sapiente in merito a ciò che riguarda la Terra di Mezzo.

Successivamente il signore dei Valar convoca Gandalf per chiedergli se anch’egli vuole partire e lo stregone risponde che non vorrebbe andare, poiché troppo debole e troppo impaurito da Sauron, signore malvagio. Il Dio risponde che proprio per via di questa paura deve intraprendere il viaggio come terzo emissario ma dopo che sua moglie intercede per Gandalf si decide che egli parta per secondo, subito dopo Saruman; e quest’ultimo certo non lo scorderà.

L'approdo degli Istari nella Terra di Mezzo sono i Porti Grigi, ultimo collegamento tra le terre mortali e quelle divine e regno del signore elfico Cìrdan. Quest’ultimo è il primo abitante della Terra di Mezzo a conoscere la provenienza e la vera identità degli stregoni e all'arrivo di Gandalf riconosce in lui lo spirito più potente e più saggio.

Il Grigio Pellegrino

In segreto gli dona dunque uno dei tre Anelli del potere che Sauron diede agli Elfi dicendogli:

 

“Grandi fatiche e pericoli ti aspettano, e, per tema che il tuo compito si riveli troppo grande e gravoso, prendi quest'Anello per tuo aiuto e conforto. Esso mi è stato affidato solo perché lo tenessi segreto, e qui sulle coste occidentali è ozioso; ma io ritengo che in giorni a venire dovrà essere in mani più degne delle mie, che lo tengano per accendere tutti i cuori al coraggio”.

 

Saruman, abile scopritore di segreti, viene a sapere di questo dono e comincia a covare invidia e risentimento nei confronti di Gandalf.

 

La prima crepa evidente tra i due spiriti si può far risalire alla fondazione del Bianco Consiglio, composto dai più grandi saggi appartenenti ai Popoli Liberi e dagli Istari. Sono praticamente tutti d’accordo che a guidare il Consiglio sia Saruman: è il più potente e il più sapiente e la scelta appare logica. Tuttavia Galadriel, la dama di Luce, preferirebbe invece Gandalf poiché ha doti che ai suoi occhi lo rendono più adatto al compito: pazienza, umiltà e compassione.

Saruman protesta, anche se inutilmente dato che Gandalf non accetta non sentendosi pronto (di nuovo), e soprattutto non volendo accettare un compito che gli imporrebbe obblighi quali presenziare alle riunioni del Consiglio e una fissa dimora: la sua missione richiede totale libertà d’azione e di movimento.

 

Saruman infine viene eletto a capo del Bianco consiglio, ma in seguito a quest’ennesima ferita nell'orgoglio egli devia dalla Missione: dovrebbe essere, insieme agli altri Istari, un faro di speranza nella Terra di Mezzo, aiutarne i popoli nella lotta contro l’Oscurità. Al contrario le sue ricerche sulle arti del Nemico, condotte per meglio combatterlo, avevano da tempo cominciato a renderlo invidioso del potere dell'Oscuro Signore, arrivando a considerarlo più un rivale che un avversario. Tra queste ricerche non mancano quelle sugli Anelli del Potere, e dalla sua elezione inizia a raccogliere tutte le informazioni che riesce a trovare sull’Unico Anello. Più ne trova più la sua brama di avere per sé l’oggetto, e il potere che ne deriverebbe, cresce a dismisura, consumandolo.

Arriva a sviare il Bianco Consiglio e infine getta definitivamente la maschera rifiutando di presenziare alle sedute, barricandosi invece nella torre al centro di Isengard, sua residenza, e concentrando tutte le sue energie nella ricerca di quante più informazioni possa egli trovare sull’Unico Anello.

A questo fine sfrutta anche un palantir, una sfera di cristallo indistruttibile che permette di avere visioni di luoghi lontani nel tempo e nello spazio. I palantir sono sette e possono comunicare l’un l’altro, ed uno di questi è nelle mani di Sauron: l’Oscuro Signore può così irretire il Bianco e fargli abbandonare definitivamente la sua Missione.

Da questo momento il percorso di Saruman sarà un lento e inarrestabile declino verso l’epilogo: passerà dal tradimento delle forze del Bene addirittura a quello delle forze del Male (consumato dall’avidità vuole infatti il potere solo per sé), alla devastazione dei meravigliosi giardini di Isengard e delle foreste circostanti per dar vita a un’industria bellica che possa armare un esercito creato con le arti oscure.

Saruman con il Palantir

La fine di Saruman sarà ben triste: lo Stregone un tempo Bianco, scacciato da Isengard con l'aiuto degli Ent, cerca di instaurare il suo dominio sulla Contea per rovinarla e vendicarsi degli Hobbit. Fin da subito essi danno vita ad un’accanita resistenza che si rivela vittoriosa e lo stregone, ormai inerme e battuto, tenta di sgozzare Frodo. Fermato dagli Hobbit vede la sua vita risparmiata da Frodo stesso che è rispettoso della Razza da cui Saruman discende e spera che il tempo possa permettere al Bianco Stregone di redimersi: evidentemente ha appreso la lezione impartita da Gandalf nel buio di Moria .

Saruman allora non ha altra scelta che andarsene: richiama a sé il fedele servo Vermilinguo, che però prende dalle mani degli Hobbit il pugnale che poco prima stava per uccidere Frodo e sgozza l’ex capo dell’Ordine degli Istari. Del suo corpo fisico non resta che il teschio e qualche brandello di pelle e da esso si solleva lo spirito che si volge verso casa, un alito di vento disperde tuttavia quello spirito decaduto, che non può più tornare ad abitare con gli Dei.

 

Le differenze tra i due Stregoni balzano all’occhio in maniera evidente, a partire da una sibillina frase che Gandalf dice a Frodo quando il Grigio sta per partire per Isengard in cerca di consiglio.

Alla richiesta di Frodo di chi sia costui dal quale egli si recherà, Gandalf risponde spiegando che si tratta del capo del suo Ordine con conoscenze vaste, “ma il suo orgoglio lo è altrettanto”.

Saruman è in effetti estremamente orgoglioso e non dimentica nessuno degli affronti che subisce. Egli teme e disprezza al tempo stesso Gandalf: è convinto che abbia un grande potere e, in cuor suo, lo invidia profondamente.

La brama di potere di Saruman è smisurata: trasforma Isengard (un giardino splendido) in una fortezza impenetrabile, dibosca buona parte della regione, apre voragini nella terra in cui vengono create delle fornaci per produrre armi e armature e si macchia del crimine forse peggiore: incrocia orchi e goblin, esseri corrotti e senz’anima, per creare gli Uruk-Hai, una razza di orchi che può muoversi liberamente in pieno giorno.

Con essi progetta di prendere il controllo della Terra di Mezzo.

 

“Il Vecchio Mondo brucerà tra le fiamme dell'industria. Le foreste cadranno. Un nuovo ordine sorgerà. Guideremo la macchina della guerra con la spada, la lancia e il pugno di ferro degli Orchi”

 Isengard disboscata e trasformata in officina per la guerra

Se pensiamo che tutto ciò è stato commesso da uno Spirito incarnato per proteggere la Creazione possiamo capire la gravità delle azioni di Saruman e quanto abbia deviato dalla Missione.

Gandalf invece non smette mai di vivere in armonia e con rispetto verso la Natura.

Se egli inoltre rifiuta il ruolo di capo del Bianco Consiglio per non avere obblighi di dimora e di presenza a riunioni, in quanto sì in missione di pattugliamento ma anche Pellegrino in un viaggio di devozione e di ricerca spirituale, Saruman finisce per essere totalmente identificato con il suo potere locale (rappresentato dal suo trono), dimenticandosi gradualmente il perché sia lì.

Il Grigio Pellegrino alla fine del viaggio nella Terra di Mezzo trova la strada per risalire, per tornare ad essere uno Spirito e fare ritorno quindi a Casa. Saruman al contrario dimentica totalmente la sua natura spirituale, identificandosi totalmente col piano materiale, abbandona qualsiasi scintilla di emozione superiore: Amore, Compassione, Pietà, per rincorrere il potere terreno e il dominio sui Popoli Liberi.

Gandalf abbraccia il suo percorso e la sua missione, indipendentemente da dove questo lo porti, confrontandosi con tutte le prove che deve affrontare fino a quella suprema: intraprendere il viaggio nell’Ombra di Moria prima e il Balrog poi, morendo e tornando come Gandalf il Bianco, a riparare le mancanze di Saruman, per portare a termine la Missione assegnata agli Istari dai Valar: essere un Emissario degli Dei per portare il bagliore della speranza in una Terra di Mezzo che vive in un’era di decadenza in cui un’Ombra inizia a diffondersi nella Grande Foresta Verde.

I Fuochi di Gondor

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