Hobbit
l 'Armonia con la Natura

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Nell’articolo precedente ci siamo concentrati sul ruolo della Natura nelle opere di Tolkien e sul modo in cui le diverse razze vi sono legate.

Immaginando un’ipotetica scala su cui collocare i vari popoli in base al rapporto con la Natura, troveremmo in cima senza dubbio gli Ent, in quanto espressione stessa della Foresta, e sul fondo gli orchi, dato il loro odio eterno per la Creazione.

Gli Hobbit, d’altro canto, si troverebbero a metà di questa scala poiché possiedono senza ombra di dubbio il rapporto più equilibrato con la Natura tra le varie razze nominate.

 

Innanzitutto quella Hobbit è una società contadina i cui tempi sono dettati dal ciclo delle stagioni che influenza il lavoro nei campi, principale attività economica della Contea. Come conseguenza quella dei Mezzuomini è una società chiusa, legata alle proprie Tradizioni ma ben consapevole del mutamento cui la natura è sottoposta.

Infatti a differenza degli elfi che, grazie al potere degli anelli, mantengono i reami di Lothlorien e Gran Burrone quasi in uno stato di stasi, gli Hobbit intervengono sulla Natura che li circonda, accompagnandola con il loro lavoro. Essi coltivano con gran fatica la terra, mantengono siepi ed argini dei fiumi e puliscono i loro boschi.

Esattamente come nelle società agricole europee che precedono la rivoluzione industriale, cui la Contea e il piccolo popolo sono ispirati, gli Hobbit traggono dalla Natura tutto ciò che serve per vivere: a partire dai frutti del terreno fino alla legna per scaldare le loro abitazioni.

 

Si tenga presente che questa relazione instaurata tra gli Hobbit e la Natura è ben lontana dallo sfruttamento delle risorse, poiché i Mezzuomini non si servono di ogni elemento naturale in maniera incontrollata e distruttiva, ma si prendono cura della terra pronti a cogliere i frutti che essa gli dona.

Vivere in armonia con la natura non significa infatti restare in un ancestrale stato di primitivismo.

La Contea è una regione estremamente sviluppata e organizzata, con svariati insediamenti di discrete dimensioni e gli Hobbit ci mostrano che l’antropizzazione non necessariamente si pone in contrasto con la Natura.

Innanzitutto la Contea, dal punto di vista visivo, ha un minimo impatto ambientale: gli Hobbit, infatti, costruiscono le loro abitazioni all’interno delle colline, scavandole a mo’ di grotta, rivestendole e arredandole in legno o alternativamente edificandole in pietra.

Nonostante la legna tagliata per rivestire le abitazioni e per riscaldarle provenga necessariamente da alberi abbattuti, anche in questo caso i Mezzuomini ci mostrano che la terra non è una mera fonte di risorse da sfruttare al massimo. Al contrario infatti di quanto accade nelle società moderne ben rappresentate da Saruman, gli Hobbit sostituiscono gli alberi tagliati piantandone sempre di nuovi.

Questa abitudine era propria dei villaggi dell’Europa tardo medievale e pre-industriale a cui Tolkien si ispira nella descrizione di questa società, dove i boschi attorno ai villaggi erano considerati di proprietà della comunità. Gli abitanti stessi se ne prendevano cura a turno, piantandone sempre di nuovi anno dopo anno per sostituire quelli abbattuti: anche perché erano ben consci che senza il bosco non avrebbero avuto più combustibile, e un inverno senza legna avrebbe potuto significare la fine di un villaggio intero.

Questo semplice esempio, che potremmo contrapporre nettamente alla sistematica distruzione della foresta Amazzonica, ci mostra ancora una volta in maniera incontrovertibile come la società Hobbit sia nettamente opposta alle società moderne successive alla rivoluzione industriale in cui l’ambiente risulta essere un elemento marginale, mera fonte di materiali e spesso deturpato, distrutto e inquinato.

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Non dobbiamo però illuderci che il rapporto che una comunità instaura con la Natura non influenzi l’individuo, anche in questo caso infatti vi è un impatto devastante: il membro di una comunità organica, coesa e unita, che condivide le risorse per il benessere collettivo, diventa un cittadino, sempre più isolato e atomizzato, fino alla trasformazione odierna in consumatore, che deve rispondere al trittico lavora-consuma-crepa.

 

Nell’universo creato dal Tolkien gli elfi sono un modello irraggiungibile in quanto vivono quasi in simbiosi con la Natura, ne sentono la voce e sono come lei immortali, fattori che li portano ad un’incapacità di accettazione dello scorrere del tempo e del mutamento che non sperimentano mai. Gli Hobbit, al contrario, sono quanto di più vicino al genere umano e possono rappresentare un modello ecologista di società a cui tendere.

Oggigiorno in effetti siamo bombardati di proclami sulla svolta green e sulla necessità di più attenzione al nostro impatto sul clima, ma siamo certi che ci si stia concretamente muovendo verso una società più ecologica?

Le richieste mosse dalle maggiori personalità dell’ambiente risultano spesso essere fumose, generiche e poco chiare, nulla di più di qualche slogan di difficile attuazione che porta spesso a delle azioni prevalentemente di facciata che gonfiano l’ego di chi le compie ma non hanno un grande impatto e non promuovono un vero cambiamento.

Si prenda come esempio l’acquisto di una macchina elettrica: da un lato è innegabile che questo tipo di auto non emette fumi di scarico, ma le batterie che la muovono sono tutto fuorché ecologiche e hanno un altissimo impatto ambientale! L’estrazione delle materie prime necessarie alla loro costruzione è infatti fonte di inquinamento, nonché di sfruttamento del lavoro di popolazioni che abitano in zone del globo più arretrate.

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È proprio in queste aree della terra che gli abitanti vengono spesso sfruttati anche per ricercare terreni fertili dove sostituire le colture tradizionali, fonte di cibo ma ormai non più di introiti, con quelle in linea con l’alimentazione vegetariana o vegana.

Ormai questa svolta è infatti diventata una vera e propria moda, e pochi sembrano rendersi conto che in realtà alimenti come la soia o l’avocado hanno un impatto ambientale molto elevato soprattutto perché richiedono quantità d’acqua veramente altissime per la loro coltivazione.

La “svolta green” porta quindi di fatto alla deresponsabilizzazione dell’individuo, che tramite la raccolta di bottiglie di plastica e una sfilata per le vie della città reggendo cartelli coperti di slogan si convince di lottare per una giusta causa e di “fare la differenza”.

Ciò che spesso si finisce per dimenticare è che lo smartphone ultimo modello con cui ci si scatta le foto per mostrare il proprio impegno nella causa green ha un impatto enorme per l’ambiente e già solo rinunciarvi costituirebbe un aiuto di migliaia di volte maggiore rispetto a qualsivoglia slogan.

 

Cosa fare dunque di concreto, per riconnettersi con la Natura?

Seguire il vero ecologismo, cioè quello degli Hobbit: privo di slogan ma ricco d’impegno.

Quell’impegno indispensabile per riuscire a ottenere i raccolti necessari, con sudore, fatica e pazienza.

Questa è una delle lezioni centrali che i così detti Mezzuomini hanno da insegnare parlandoci dalle pagine scritte ormai mezzo secolo fa da J.R.R. Tolkien.

I Fuochi di Gondor