HEGEL
Il Filosofo della Sintesi
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“Non c'è proposizione di Eraclito che io non abbia accolto nella mia Logica.” 

Spinoza è un punto talmente importante della filosofia moderna, che in realtà si può dire: o tu sei spinoziano, o non sei affatto filosofo.” 

 

Hegel, così come il suo predecessore Baruch Spinoza, sostiene l’esistenza di un disegno universale di tipo panteistico, in cui perciò è impossibile ricercare Dio al di fuori del Mondo e concepirlo come un ente separato da esso, essendo egli nel Mondo e il Mondo stesso.

Se Spinoza però, come abbiamo visto, identifica Dio con la Natura affermando che si tratta fondamentalmente della stessa entità che ha creato il mondo e coincide al tempo stesso con questo, Hegel fa un passo avanti affermando che questa Sostanza che ha creato l’universo deve necessariamente evolvere in quanto il mondo è in continuo cambiamento ed espansione.

Il filosofo arriva a sostenere che mentre l’uomo prende coscienza attraverso la sua stessa vita di essere anch’egli Sostanza, allo stesso modo la Coscienza, cioè Dio, attraverso la storia del mondo e la continua espansione dell’universo altro non fa se non prendere consapevolezza di Essere.

“La fenomenologia dello spirito è la storia romanzata della coscienza che via via si riconosce come spirito.”

Il panteismo di Hegel, inoltre, si articola in maniera parzialmente differente da quella del suo predecessore e viene dai posteri definito panlogismo, cioè razionalità del tutto, in quanto il filosofo sostiene che:

“Ciò che è razionale è reale e ciò che è reale è razionale”

La razionalità, infatti, costituisce l’attributo fondamentale di Dio secondo Hegel, in quanto essa permea l’universo e necessariamente ogni fatto che si manifesta nel mondo non è casuale, l’Assoluto si manifesta razionalmente in tutti gli aspetti della realtà, motivo per cui ciò che è razionale è necessariamente reale. Ciò che è reale è razionale significa invece che secondo il filosofo ogni cosa non ha un senso arbitrario, ma risponde necessariamente alla struttura profondamente logica del mondo.

Come abbiamo visto, quindi, l'Assoluto per Hegel è fondamentalmente il divenire, la legge che regola tale divenire è la dialettica, che costituisce in primo luogo la legge della razionalità e in secondo luogo la legge della realtà stessa in quanto il filosofo identifica la realtà con la razionalità.

La matrice essenzialmente razionale e logica dell’universo è dunque spiegata dal filosofo tramite la nota triade dialettica hegeliana, lo schema di ogni processo della realtà secondo la sequenza di tesi, antitesi e sintesi.

“La gemma scompare nella fioritura, e si potrebbe dire che quella viene respinta da questa; similmente, all’apparire del frutto, il fiore vien dichiarato una falsa esistenza della pianta, e il frutto subentra al posto del fiore come sua verità.”

La tesi costituisce il momento intellettivo astratto, dunque il momento in cui l’intelletto considera ogni concetto come sussistente di per sé e senza relazioni con altri concetti: la vita è solo vita e il bene è solo bene, non vi è influenza di altri principi su questi due presi in considerazione.

Il momento di antitesi è anche chiamato razionale negativo, poiché interviene la ragione a mettere un limite all’intelletto dimostrando che ogni concetto, per essere compreso, non può che essere messo in relazione con il suo opposto: il bene per essere compreso va relazionato al male, il concetto di vita senza quello di morte non avrebbe alcun valore e significato.

Il terzo momento dialettico, cioè quello di sintesi, è anche chiamato razionale positivo ed è quello in cui la ragione si rende conto che ogni coppia di idee opposte si trova sempre contenuta in un'altra idea superiore che ne rappresenta la sintesi. Questo terzo momento è definito come “superamento” in quanto viene negata la separazione degli opposti messi in relazione durante il momento antitetico per affermarne invece un’unione in un concetto che il comprenda entrambi.

Consideriamo ad esempio l’idea del vendere: nel momento di tesi affermeremo senza dubbio che questa esiste senza influenze esterne, sussistendo quindi di per sé; durante l’antitesi arriveremo invece a pensare che l’idea del vendere è necessariamente sotto l’influenza dell’idea sua opposta del comprare e le due non possono che essere in strettissima relazione antitetica tra loro. Durante la sintesi invece, smetteremo di considerare tesi e antitesi come concetti separati e arriveremo a definirli entrambi come parte di una maggiore idea, ossia quella del commercio.

Secondo Hegel, inoltre, la sintesi di una triade andrebbe a costituire la tesi per la triade dialettica successiva (ad esempio il commercio è parte di una sintesi maggiore che è la società, la quale a sua volta è parte dello Stato e così via) in una continua evoluzione di Dio e del mondo che prende sempre maggiore consapevolezza fino a giungere al momento finale che è quello dello Spirito Assoluto, quello cioè in cui Dio arriva a prendere consapevolezza di Sé.

“Dell'assoluto, bisogna dire che è essenzialmente risultato, che solo alla fine è ciò che è in verità; e appunto in questo consiste la sua natura: essere qualcosa di effettivo, soggetto, o divenire-se-stesso.”

Hegel afferma dunque che Dio stesso è, come tutta la natura, soggetto alla triade dialettica in quanto anche egli deve fondamentalmente evolvere insieme all’universo. Ciò non significa che Dio non sia tale all’inizio del percorso: l’Assoluto è sempre stato sé stesso, ma è inizialmente inconsapevole e puro essere in sé, si appropria quindi delle sue stesse manifestazioni, che prima esperisce come qualcosa di estraneo, e acquisisce infine quell’autoconsapevolezza di essere l’Assoluto stesso.

Il momento di tesi in questo caso viene definito come l’Idea, cioè qualcosa di puro e considerato in sé stesso, a prescindere dalla concreta realizzazione nel mondo; l’Idea è Dio prima della creazione della Natura, cioè l’ossatura logico-razionale della realtà senza la sua concretizzazione.

L’antitesi è l’Idea “fuori di sé”, cioè la Natura: l’alienazione o estrinsecazione dell’idea nelle realtà spazio-temporali del mondo; il problema nasce però dal fatto che la Natura non può realizzare completamente l’Idea poiché essa è limitata alla sua immanenza.

Il momento sintetico, infine, è definito come l’Idea che ritorna in sé ed è il momento dello Spirito: l’Idea cioè, dopo essersi fatta Natura, torna presso di sé nell’uomo, poiché solo in lui può riflettersi in quanto produttore di cultura e dotato di spirito.

“L’assoluto è lo spirito: questa è la più alta definizione dell’assoluto”

Abbiamo quindi visto che per Hegel (così come per Spinoza) Dio non è un essere trascendente e separato dall’universo che ha creato, ma è al contrario il mondo stesso e permea per questo ogni cosa che ci circonda, riempiendola di vita.

“Il vero è l'intero. Ma l'intero è soltanto l'essenza che si completa mediante il suo sviluppo.”

In questo senso nella realtà non può mai avvenire nulla di “sbagliato” poiché questo andrebbe a presupporre un errore in Dio, la dualità che cogliamo nel mondo è una capacità prettamente umana e dunque lo scopo e il compito della filosofia non può essere quello di cambiare la realtà, già di per sé perfetta, ma di porre l’uomo con i suoi occhi dinnanzi a questa perfezione.

Il filosofo paragona perciò la sua disciplina alla “Nottola di Minerva” (uccello sacro alla Dea della Sapienza), che inizia il suo volo solo al crepuscolo, quando il sole è già tramontato. Questo paragone serve a dimostrare come la filosofia non abbia il compito di trasformare la società, di determinarla o guidarla, ma di spiegarla. Il suo unico compito è dunque quello di cogliere la razionalità che permea l’intero universo e fare in modo di spiegarla perché questa perfezione di fondo sia visibile a tutti gli uomini.

 

“Le bestie vivono in pace con sé stesse e con le cose intorno a loro, ma la natura spirituale dell'uomo produce il dualismo e la lacerazione nella cui contraddizione egli s'affanna.”