Gli Anelli del Potere....
di Riscrivere Tolkien

 

Una Recensione che Amazon non ha (ancora) Bloccato

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Il 2 Settembre, quarantanovesimo anniversario della morte del professor J.R.R. Tolkien, è uscita la tanto attesa serie prodotta da Amazon, “Gli Anelli del Potere”.

Le prime due puntate riservano qualche luce e tante ombre per chi, come noi dei Fuochi di Gondor, ama il lavoro del professor Tolkien nella sua interezza.

Prima che proseguiate nella lettura, è doveroso avvertirvi che si parlerà delle puntate nello specifico, perciò ci sono numerosi spoiler, se non avete ancora visto queste puntate e avete intenzione di farlo siete avvisati.

 

Cominciamo col lato più nettamente positivo: quello visivo. Come detto nei video che avevamo pubblicato l’inverno scorso, ci aspettavamo un esteso utilizzo della computer grafica e degli effetti speciali: l'aspettativa è stata ampiamente confermata, con la piacevole sorpresa che lo stile visivo rimane simile o comunque vicino a quello della trilogia cinematografica, e che in generale questi effetti non risultano troppo “finti”, invasivi ed evidenti. I paesaggi, soprattutto, sono veramente mozzafiato. Da apprezzare anche la scelta di Howard Shore ad occuparsi della colona sonora, così come era stato nella Trilogia di Peter Jackson, portando a mantenere le stesse atmosfere e confermando per ora il suo indubbio talento.

Va detto che qualche “eccesso” si è visto: ad esempio, il Reame nanico di Khazad-dûm, sebbene spettacolare, sembra fin troppo verde, con rampicanti e terrazzamenti dove la terra viene coltivata grazie anche all’utilizzo di specchi che permettono di far filtrare nella montagna la luce del sole. Soluzione sicuramente d’impatto, ma lo sarebbe stato altrettanto inserire le lampade di pura luce racchiusa in gemme di cui parla Tolkien, e l’assenza di “fori” avrebbe reso maggiormente l’idea di una fortezza impenetrabile, come dovrebbe essere una città dei Nani. Nani che a nostro giudizio vengono rappresentati in modo fin troppo caricaturale per essere gli esponenti della più orgogliosa delle stirpi della Terra di Mezzo, al massimo del loro potere. Si erano già avute avvisaglie in questo senso nella trilogia cinematografica del Signore degli Anelli con Gimli, un Principe di alto lignaggio, poeta e filosofo oltre che grande guerriero ridotto a un rissoso da taverna, caciarone e litigioso, e soprattutto nella trilogia cinematografica dello Hobbit, decisamente meno riuscita della precedente, dove alcuni dei Nani erano quasi deformi nell’aspetto (“tozzo” non significa “grottesco”) e oltremodo macchiettistici nel comportamento. Per ciò che si è visto finora della serie targata Amazon questo aspetto viene ripreso e a tratti portato all’eccesso.

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Altro aspetto che ci ha lasciati perplessi è la genetica della Terra di Mezzo: se la scelta di inserire attori di varie etnie di per sé non crea problemi, e di sciuro non è una sorpresa dato che è stato annunciato in pompa magna su tutti i canali di informazione immaginabili, quando si osservano nuclei famigliari in cui i figli non hanno tratti somatici in comune con i genitori, allora si sconfina ampiamente nel ridicolo, rendendo palese quella che è stata una precisa scelta editoriale, che ha voluto ad ogni costo inserire un multiculturalismo del quale nessuno avvertiva la necessità. A un padre di pelle bianca e una madre afroamericana, è improbabile che nasca una figlia perfettamente caucasica con gli occhi azzurri come il cielo, così come da un padre e una madre caucasici è poco verosimile che nasca un figlio dai tratti somatici simili ad un abitante del Sud-Est Asiatico... Si tratta di scelte che rischiano di far passare in secondo piano le apprezzabili prove di recitazione fornite da alcuni dei protagonisti principali, come ad esempio quella di Ismael Cruz Cordova, l'interprete di Arondir, l’Elfo di colore che tante polemiche aveva suscitato nei mesi scorsi.

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Questioni visive a parte, parliamo ora di ciò che davvero ci ha sconcertato: scelte di trama o impostazione delle regole del mondo in cui si è immersi, il cosiddetto “world-building”, troppo incongruenti con quanto scritto dal Professore. Alcune di esse possono essere trascurabili e non problematiche (se funzionali ad un buono sviluppo della trama), risultando potenzialmente fastidiose solo per i puristi, altre invece sono semplicemente ridicole, ma ve ne sono alcune che vanno ad ignorare se non a smantellare principi fondamentali che hanno reso le opere di Tolkien ciò che sono e che tra le altre cose le distinguono dal fantasy “generico”.

 

Cominciamo dagli Elfi: essi risultano la nota più dolente delle prime due puntate. Quasi tutti i personaggi incontrati finora risultano essere troppo “umani”, troppo calcolatori, ben lungi da quelle figure legate alla Natura e alla Spiritualità che il Professore aveva tratteggiato. Arrivano addirittura a sorvegliare alcune comunità di Umani, per impedire il rinascere di un'alleanza con Morgoth risalente ad un’era prima, e li si vede impegnati nella fase finale di una vera e propria occupazione militare del territorio da loro abitato, cosa che probabilmente ha più attinenza con la nazionalità di chi ha prodotto quest'opera che non con il modo di fare degli Elfi descritti da Tolkien, così come il Re supremo Gil-Galad che si comporta come un comune politicante odierno dichiarando la fine della guerra, nonostante dovrebbe ben sapere che il Male non è mai del tutto sconfitto, e disfacendosi della “scomoda” Galadriel tramite un premio che la porterebbe lontana per sempre. Non sempre gli Elfi Tolkieniani sono esseri perfetti, tutt’altro, e molti anche fra i più grandi cadono preda di passioni ed egoismi, ma anche in queste cadute rimane una grandezza che non combacia con le meschinità mostrate.

 

Un discorso a parte merita Galadriel. Ancora lontana dal diventare la Bianca Dama di Lothlorien, Signora incantatrice dalla grande saggezza, viene mostrata come un’impulsiva guerriera, quasi una personificazione del concetto stesso di Vendetta. In una riedizione del Fëanor del Sillmarilion, dà una caccia ossessiva e spietata a Sauron e ai suoi servi rimasti, mostrando eccessi lontani dalla sua natura: a differenza di Fëanor, infatti, si rifiutò categoricamente di versare il sangue dei suoi simili quando se ne andò da Valinor, mentre nella serie il suo desiderio di vendicarsi la fa curare poco o nulla della vita dei suoi compagni.

A volte, inoltre, assomiglia ad una specie di Robocop elfico: è pur vero che si tratta di uno dei personaggi principali, un Elfo antico e potentissimo, per di più guerriera per scelta narrativa; ma si scade presto nell’esagerazione. Anche solo nell’introduzione, la compagnia al suo comando appare composta da bambini timorosi in confronto a lei, visto che si sbarazza da sola e senza alcuna difficoltà di un Troll, mentre i suoi compagni d'avventura, Elfi guerrieri veterani tanto quanto lei, sono in forte difficoltà e rischiano di essere massacrati. Non è un problema un personaggio femminile potente o con un ruolo di comando, peraltro caratteristiche che lo stesso Tolkien le attribuisce, ma se non si è in grado di bilanciarne la forza rispetto a ciò che la circonda si scade molto in fretta nel ridicolo (cercate “Mary Sue” su wikipedia).

A proposito di ridicolo, citiamo un’altra scena: quasi giunta a Valinor sulla nave che doveva condurvi lei e i suoi “eroici” compagni d'arme, all'ultimo momento cambia idea. Come fare per tornare indietro? Pregare i Valar? Chiamare un’Aquila? Dirottare la nave?... Non esattamente.

Si tuffa tra le onde del Grande Mare, gonfia il petto, muove le gambe e inizia a nuotare per centinaia, forse migliaia di chilometri, sperando prima o poi di approdare di nuovo sulle sponde della Terra di Mezzo. Qui il problema non è la canonicità o meno della cosa, è proprio la sceneggiatura che crolla su sé stessa, risulterebbe assurdo in qualsiasi serie Tv (a meno che non si parli di Aquaman…).

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Riprendendo il discorso sui Nani, più che il loro aspetto troppo “stereotipato”, se può avere senso un termine del genere, ciò che ci fa storcere il naso è che un Nano di nobilissimo lignaggio come Durin risulti incapace di comportarsi dignitosamente, e che somigli ad un quattordicenne che tiene il broncio all’amichetto che non è venuto alla sua festa di compleanno. Altro elemento caricaturale si presenta quando Elrond, pur di farsi ammettere alla presenza dell'amico di lunga data, si sottopone ad un curioso rituale nanico, una sorta di competizione a chi spacca più pietre, che bene avrebbe figurato in una pietra miliare dei B-movies come “Attila Flagello di Dio”: una pellicola senza dubbio godibilissima, ma che di sicuro poco ha a che fare con l'ambientazione dei lavori di Tolkien, ai quali i produttori dicono di essersi ispirati. Anche Disa, consorte dell’erede al trono Durin IV, appare come un personaggio fin troppo carico di stereotipi, tra siparietti di comicità familiare da sit-com anni '80 ed ostentazione delle proprie umili origini, scelta quest'ultima tesa forse a creare empatia con il maggior numero possibile di spettatori, o per meglio dire di consumatori del prodotto. Ci auguriamo inoltre che l’amicizia tra Elrond e Durin venga approfondita, perché c’è un ottimo motivo se tra Elfi e Nani non corre buon sangue, e peraltro questo motivo è un avvenimento molto più vicino nel tempo all’epoca in cui è ambientata la serie rispetto per esempio al Signore degli Anelli, dove si vede chiaramente che tra le due razze ancora non corre buon sangue nonostante i millenni trascorsi. Speriamo insomma che non sia una semplice riproposizione dell’amicizia tra Legolas e Gimli messa lì senza tante spiegazioni, e senza la valenza che ha nel Signore degli Anelli, solo per accattivarsi le simpatie di chi ha amato le pellicole di Jackson.

 

C’è molto altro che si può citare: si va da Elfi che necessitano dell’autorizzazione reale per tornare a Valinor (il Divieto da parte dei Valar di farvi ritorno era stato sì rimosso dopo la caduta di Morgoth, ma ogni Elfo era libero di fare ritorno nel Reame Beato quando lo avesse ritenuto opportuno, senza bisogno di ulteriori permessi), al fatto che Galadriel sia accettata a Valinor (essendo uno dei capi della ribellione degli Elfi che inseguirono Morgoth nella Terra di Mezzo, il Divieto per lei era ancora valido), all’arrivo di un misterioso personaggio (sulla cui identità ci sono degli indizi che fanno rabbrividire) su -o a bordo di- una meteora, per chiudere con affermazioni stravaganti come quella sulle ferite degli Elfi che possono “guarire da sole” (invece noi poveri umani se ci tagliamo sanguiniamo per sempre), rimuovendo così la necessità di guaritori veri e propri (infatti Frodo ferito dal signore dei Nazgul viene portato al cospetto di Elrond per un calice di vino in compagnia, e non per le sue rinomate arti mediche). E questo è un elenco parziale di elementi. Alcuni di essi, come dicevamo, possono anche essere trascurati, ma comunque scricchiolano in una serie che si fregia del nome dell’opera di Tolkien.

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Insomma, è vero che questa serie è stata prodotta prendendo come base, per questioni di diritti, poche pagine delle appendici del Signore degli Anelli, ma gli altri libri continuano ad esistere: si poteva comunque cercare una coerenza con quanto già esistente, come fatto nei videogiochi “L’Ombra della Guerra” e “L’Ombra di Mordor” che, pur prendendosi le loro libertà narrative in quanto presentano una trama “alternativa” riguardante la storia dell’Unico Anello, restano all’interno del solco lasciato dal Professor Tolkien per quanto riguarda il mondo, i suoi abitanti e le sue regole.

Le poche idee, molto confuse, portano anche a una certa lentezza, tanto è vero che già la seconda puntata della serie risulta un riempitivo: un po’ presto, a nostro giudizio... Ma anche a delle deviazioni eccessive: Galadriel, ottenuta la possibilità di far ritorno a Valinor, è dubbiosa e alla fine decide di rifiutare (trasformandosi in una Federica Pellegrini ante litteram, con le orecchie a punta e senza accento veneziano, per attraversare il Grande Mare a nuoto), oltre che per la sua vendetta, per non allontanarsi dai suoi compagni morti che giacciono nella Terra di Mezzo. Vorremmo ricordare ai geni creativi di Amazon che, come Tolkien ha più volte ribadito, una volta morti nella Terra di Mezzo gli spiriti degli Elfi tornano a Valinor, nelle aule di Mandos, dove possono anche reincarnarsi se lo desiderano e se sono considerati degni: non solo la vera essenza dei suoi cari si trova a Valinor, ma Galadriel avrebbe anche potuto riabbracciare chi di loro fosse tornato ad avere un corpo. Soprattutto il fratello, uno dei pochi Elfi di cui si è certi si sia reincarnato…

Qui secondo noi giace la colpa più grave: il mondo di Tolkien non è solo materiale, anzi, ha una componente spirituale più che fondamentale. Il discorso sul fatto che gli Elfi non conoscevano un termine per la Morte (falso, il primo Elfo a morire fu la madre di Fëanor, molto prima della guerra contro Morgoth), mentre poi le hanno dato molti nomi, non ha il minimo senso: la caratteristica fondamentale degli Elfi, che li differenzia sia dalle altre razze sia dagli Elfi di altri mondi fantastici, è il loro legame assoluto ed indistruttibile con il mondo di Arda, stabilito da Eru, divinità suprema, talmente forte che gli impedisce di allontanarsene qualora perdano il loro corpo, a differenza per esempio degli Uomini, la cui Morte è infatti considerata un vero e proprio Dono di Eru. La loro essenza e la loro parte nella Musica della Creazione vengono così sminuite, come la componente sacrale del loro rapporto con la Terra. Strano che non si faccia parola di questo legame, in un’epoca di ecologismo dogmatico come questa.

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Tutte queste considerazioni paiono realizzare quello che era il nostro timore principale: cioè che la serie Amazon sia l’ennesimo tentativo di snaturare l’opera Tolkieniana, rimuovendone l’epicità e la spiritualità che ne sono proprie, in un tentativo di avvicinarlo a prodotti più moderni e commercializzabili, vedasi “Il Trono di Spade”.

Noi de “I Fuochi di Gondor” continueremo a tenere vivi lo Spirito e gli Insegnamenti del Professore, e a rilasciare commenti su questa serie... ma prendendola d'ora in avanti per quello che è, vale a dire una fan fiction che ha avuto la fortuna di avere un budget mostruoso!

 

Alle prossime puntate!

I Fuochi di Gondor