Gandalf e l 'Ombra

una lotta yunghiana (prima parte)

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La psiche umana è composta da una parte conscia e da una inconscia, così come formulato da

Freud: nell'inconscio si trova l'Es, ovvero il luogo in cui dimorano le spinte pulsionali, siano esse di

carattere erotico (Eros, pulsione di vita), oppure aggressivo verso gli altri o se stessi (Thanatos,

pulsione di morte); in breve esso è la casa dei nostri istinti.

Questa è la descrizione solitamente più conosciuta, a cui si va ad affiancare l'archetipo dell'Ombra teorizzato da Jung. Un archetipo è uno schema, una vera e propria impostazione psichica che viene tramandata sempre uguale per via ereditaria, poiché dipende dal tipo di sistema nervoso di cui sono dotati gli esseri umani. Questa serie di impostazioni risulta radicata nell'inconscio ed uguale per tutti, permettendo di teorizzare l'esistenza di un vero e proprio inconscio collettivo, rendendo questi schemi comuni a tutti gli uomini.

L'Ombra è uno dei principali ed è descritta come la parte istintiva e irrazionale contenente anche i pensieri repressi della coscienza. A differenza dell'Es di Freud, quindi, l'Ombra non è solo

un contenitore di istinti ma anche il luogo dove vengono confinate quelle parti di noi che non

accettiamo e che vogliamo “nascondere sotto al tappeto” (frustrazioni, paure, traumi, sentimenti

etc). Viene chiamata così perché, esattamente come il fenomeno fisico, è una proiezione che ricalca

la nostra forma, segue ogni nostra azione e soprattutto esiste solo in presenza di una luce,

rappresentata nel nostro caso dalla parte conscia. Si potrebbe infatti descrivere quest’ultima come un sole che ci sta di fronte e ci colpisce con la sua luce, generando un'ombra dietro di

noi; più è forte la luce, più scura e netta diviene l'ombra.

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Cosa c'entra questo con Gandalf?

 

All'interno della Compagnia dell'Anello lo Stregone affronta la sua prova più importante quando si trova davanti ad una creatura che può essere definita come la sua Ombra.

Non molto tempo dopo aver lasciato Gran Burrone la Compagnia si trova a dover attraversare una catena montuosa, e per farlo ci sono due modi: passare sopra, tramite un valico montano, oppure sotto, attraverso il regno nanico abbandonato di Moria.

 

“Moria! Moria! Meraviglia del Mondo Nordico! Troppo in profondità

scavarono le nostre pale, e risvegliammo la paura senza nome”.

 

Considerando che il nome “Moria” tradotto dall'elfico significa “Pozzo Nero” o “Nero Abisso” si comprende subito come il luogo sia oscuro ed abitato da qualcosa di terribile, della quale però nessuno conosce l'esatta natura.

Sarà proprio Gandalf a proporre la traversata, dato che conosce già la strada:

 

“Sin da principio, quando incominciai a riflettere su questo viaggio, pensai che avremmo dovuto tentarla”.

 

Si può quindi dire che Gandalf aveva la consapevolezza, quasi una premonizione, che sarebbe stato costretto a prendere quella strada. Aragorn, che si è sempre opposto all'idea, accetta solo perché non rimane altra scelta e fa un curioso avvertimento a Gandalf:

 

“Non penso all’Anello adesso, e nemmeno a noialtri, ma penso a te, Gandalf. E ti dico: se varchi le porte di Moria, attento!”.

 

Affermazione curiosa considerando che il loro viaggio di per sé presenta un’esposizione continua a pericoli mortali, e per di più rivolta specificatamente solo ad uno dei Compagni; si tratta praticamente di una profezia, visti gli eventi successivi.

Se nel romanzo la Compagnia si dirige a Moria con la vaga consapevolezza di qualcosa in agguato nell'oscurità e con un Gandalf piuttosto convinto della strada che si sta prendendo (come abbiamo visto lo era già ancor prima di esservi costretto dagli eventi), nel film la situazione è quasi ribaltata: ci viene fatto capire che Gandalf sa esattamente cosa si nasconde nelle miniere e questa consapevolezza lo 

spinge ad opporsi strenuamente all'idea di attraversare Moria, tanto da esporre la Compagnia ad una valanga tentando di percorrere il passo montano durante una tempesta, rifiutandosi più volte di rinunciare nonostante le condizioni avverse.

 

Queste due versioni non sono in contrasto tra loro, ma semplicemente alternative e coerenti nei loro elementi: in quella del romanzo si può vedere come Gandalf sia consapevole della presenza di un grande pericolo della quale natura è però all'oscuro, e fin dal principio ha la sensazione di dover comunque affrontare la possibilità di incontrarlo, cosa che infatti accade; in quella del film Gandalf sa in cosa consiste il pericolo e comprensibilmente ne ha grande paura, ma per quanto cerchi di evitarlo alla fine ci si trova davanti.

Quali che siano i presupposti, insomma, è il Fato a spingerlo verso Moria.

 

Questo pericolo, questa “paura senza nome”, è il Balrog: un demone antichissimo sopravvissuto agli eventi della Prima Era della Terra di Mezzo.

Perché può essere definito come la sua Ombra? Ci sono alcuni elementi di corrispondenza tra Demone e Stregone che li contraddistinguono, sia dal punto di vista narrativo che da quello psicologico.

 

In primo luogo infatti Gandalf ed il Balrog appartengono alla stessa specie: entrambi sono degli spiriti di rango minore rispetto agli Déi, ma comunque già presenti prima della Creazione del mondo e partecipanti ad essa. Esattamente come conscio ed inconscio sono dunque costituiti della stessa sostanza e condividono la condizione di spiriti incarnati in forme che li rispecchiano.

 

In secondo luogo, entrambi sono al servizio di un Dio: Gandalf serve il più grande tra gli Déi, mentre il Balrog ha servito il primo Signore Oscuro prima che quest’ultimo fosse bandito nel vuoto. I due vengono identificati come fratelli e pari in potenza, sono quindi diametralmente opposti e si rispecchiano, come Luce ed Ombra dentro di noi.

Entrambi i personaggi sono caratterizzati dall'uso di arti magiche e soprattutto del Fuoco: il Balrog è una creatura di fuoco e oscurità armata di spada e frusta anch’esse infuocate, Gandalf dal suo canto usa delle fiamme bianche evocate dal suo bastone e la sua spada elfica per combatterlo.

 

Per quanto riguarda la magia è emblematica la scena in cui Gandalf blocca la porta con un incantesimo, ma sente un’entità arrivare dall'altra parte e tentare di forzarla usando un “contro-incantesimo”. Se ne deduce che anche il suo avversario conosce la magia, il nome Balrog infatti significa “Demone di Potere”.

 

Sia la Luce che l'Ombra hanno potere su di noi, se la nostra parte conscia comprende ciò che possiamo gestire e decidere riguardo noi stessi, anche l'inconscio esercita una grande influenza e può determinare scelte, pensieri e comportamenti.

A questo proposito è di fondamentale rilevanza sottolineare che le due creature hanno un potere equivalente: nella scena appena descritta infatti la porta non regge agli incantesimi contrapposti ed esplode facendo crollare il soffitto, poiché le due magie sono di pari potenza.

Nella descrizione della loro lotta mortale inoltre risulta evidente che combattono ad armi pari: l'Ombra infatti si fa tanto più scura quanto più chiara è la Luce che la genera, più cose cerchiamo di reprimere e più in profondità cerchiamo di sotterrarle, più esse torneranno a manifestarsi con uguale intensità.

In conclusione Gandalf riconosce il Balrog come proprio avversario: nel film non crede di potergli

tener testa, tenta di sfuggirgli, ma messo alle strette allontana gli altri e lo sfida da solo; nel romanzo comprende subito che non c'è via di fuga per lui e deve affrontarlo da solo, non senza un momento di sconforto nello scoprire cosa dovrà combattere.

In entrambi i casi è consapevole che quella battaglia è sua e soltanto sua.

Per affrontare la propria Ombra, il primo e fondamentale passo è proprio quello di riconoscere la sua esistenza, dato che è proprio il rifiuto di ciò che consideriamo negativo in noi a crearla. E nessun altro potrà farlo al posto nostro.

I Fuochi di Gondor