Gandalf il Grigio: la Missione

“Se la merita! Eccome! Molti tra i vivi meritano la morte. E parecchi che sono morti avrebbero meritato la vita. Sei forse tu in grado di dargliela? Allora non essere troppo generoso nel distribuire la morte nei tuoi giudizi: sappi che nemmeno i più saggi possono vedere tutte le conseguenze.”

 

Questa è la risposta di Gandalf il Grigio alla forte affermazione “merita la morte” di Frodo nei confronti di Gollum, creatura ossessionata dall’anello.

Da queste parole traspare immediatamente l’incrollabile Fede dello Stregone nel disegno degli Dei e nella missione affidatagli, che per migliaia di anni della sua esistenza terrena lo hanno spinto a rimanere al Servizio del Piano divino anche nei momenti più bui.

Gandalf infatti non è un essere umano ma uno dei Maia, cioè uno spirito incarnato il cui nome è Olòrin, che significa “Colui che suggerisce i sogni”. Lo stregone è stato mandato tra le genti della Terra di Mezzo dai Valar, gli Dei del mondo tolkeniano, per preservare la creazione di Eru (il dio creatore che risiede fuori dal mondo) dalle macchinazioni del malvagio Sauron, anch’egli un Maia, sebbene decaduto e corrotto.

Olòrin viene inviato durante la Terza Era insieme ad altri quattro Maia, con cui formerà l’ordine degli Istari, capeggiato da Saruman il bianco, personaggio che si rivelerà molto importante per l’evoluzione dello Stregone.

Il compito degli Istari è quello di vigilare sulle attività del Nemico nella Terra di Mezzo e accertarsi che questi non riprenda le sue iniziative atte ad ottenere il dominio totale sui Popoli Liberi. Da qui il motivo dei suoi viaggi e frequenti avventure: acquisire informazioni su dove il Nemico abbia messo radici e da dove stia cercando di espandere la sua influenza.

La forma sotto cui Olòrin si presenta, quanto più possibile innocua e rassicurante, è quella di un Uomo anziano dalla lunga barba bianca, che porta un bastone catalizzatore della Magia che gli è propria, indossa un grande cappello a punta ed un logoro mantello grigio.

Il nome con cui gli Uomini del Nord, grazie alle sue continue peregrinazioni, lo ricordano è Gandalf, che significa “Colui che cammina con gli elfi”; gli appellativi fornitegli invece dai Nani e dagli Elfi hanno entrambi il significato di “Grigio Pellegrino”.

Come spirito Gandalf ha appreso la pietà e la pazienza direttamente da una dei Valar e della sua fortezza di Spirito di cui prima abbiamo fatto menzione dà prova in diverse occasioni.

In riferimento a Gollum, ad esempio, lo Stregone è perfettamente conscio che la sua mente è ormai irrimediabilmente avvelenata dall’Anello, ma ha fiducia che ogni Creatura, non importa quanto insignificante o dannosa possa apparire, possa svolgere un ruolo fondamentale nel Disegno, nella ruota degli eventi.

 L'aspetto scelto da Gandalf il Grigio

Le parole con le quali sceglie di rispondere all’amico Frodo, che invece auspica la morte di Gollum ci mostrano un’altra centrale dote di Gandalf: la saggezza. Egli è infatti anche dispensatore di buoni consigli, ma nonostante i suoi interventi siano spesso energici e arrivi talvolta all’uso dei suoi poteri magici non piega mai nessuno alla propria volontà.

Lo Spirito Olorìn apprende la Pietà nella aule di Nienna, dove dimorano gli spiriti degli Elfi dopo la morte

Quando ad esempio Bilbo sta per partire portando l’Anello con sé, Gandalf gli chiede di non farlo ma non lo obbliga ad abbandonare l’oggetto, gli offre consiglio, spinto da null’altro che dalla propria preoccupazione nei confronti dell’amico: “Credo che sia meglio che lo lasci”, gli dice. “Ti è così difficile?”.

Bilbo non capisce la preoccupazione di Gandalf poiché, sia pure in maniera parziale, l’Anello gli ha corrotto la mente, egli pensa invece che lo Stregone lo desideri per sé, e lo accusa apertamente di ciò.

Il motivo per cui Gandalf non dà mai un ordine a Bilbo è invece che gli riconosce il Libero Arbitrio:

lo stregone cerca di convincere l’amico ricordandogli cosa è giusto fare, ma rispetta la sua possibilità di scelta e proprio grazie alla sua Fede cieca nei confronti del piano divino non forza la mano di Bilbo, conscio che nulla può realmente esulare dalla Volontà di Eru (il Dio creatore).

Questa sua Forza di Spirito lo mette più volte in contrapposizione con Saruman il Bianco: se il Grigio incarna in ogni istante la Missione affidatagli dai Valar il secondo, seppur potente e sapiente, cade e cede alle forze Oscure, lasciandosi corrompere da esse.

Gandalf fugge da Isengard con l'aiuto di un'Aquila

Nell’incontro tra i due infatti emerge il tradimento di Saruman, che si dichiara “Saruman il Multicolore” e cerca di convincere l’altro Istaro a passare dalla sua parte. Lo Stregone naturalmente rifiuterà e verrà imprigionato, salvo poi essere salvato dalle Aquile.

Anche l’intervento di queste ultime non è casuale: esse sono come Gandalf spiriti incarnati, al servizio del più potente dei Valar, e per questo motivo il rapporto di queste creature con il Grigio sarà sempre di vicendevole aiuto.

 

Un altro episodio che mostra la dedizione di Olòrin nei confronti del piano divino che vale la pena menzionare è sicuramente quello della morte di Gandalf e del suo ritorno nella Terra di Mezzo: quando la Compagnia dell’Anello sta attraversando le gallerie delle miniere di Moria il passaggio viene loro intralciato da un Balrog, uno spirito caduto del Mondo Antico che è stato risvegliato dagli scavi degli avidi Nani.

Ben sapendo che lo stregone è l’unico in grado di affrontare un nemico del genere egli si assicura che i compagni siano in salvo e poi gli sbarra la strada, con l’ausilio delle sue arti magiche fa crollare il ponte e mentre il demone precipita nell’abisso lo trascina con sé.

I due si battono fino in fondo al precipizio e poi ancora oltre, lungo interminabili cunicoli sotterranei scavati da immonde bestie senza nome che li condurranno nuovamente in superficie, in cima ad una montagna dove Gandalf riuscirà ad avere la meglio sul nemico per poi accasciarsi stremato dalla fatica e dalle ferite e perire.

 

“L’Oscurità mi ha avvolto, ed ho errato fuori dal pensiero e dal tempo. Le Stelle compivano il loro ciclo, e ogni giorno era lungo come una vita terrena. Ma non era la fine: ho sentito la vita in me... di nuovo. Sono stato rimandato qui, a terminare il mio compito.”

 

Queste parole sottolineano ancora una volta la centralità della Missione per il personaggio di Gandalf, il quale viene rimandato nella Terra di Mezzo a terminare la sua opera.

 

“Gandalf? Sì, è così che mi chiamavano. Gandalf il Grigio... Io sono Gandalf il Bianco, e ritorno da voi ora, al mutare della marea.”

 

L'ultimo viaggio di Gandalf

Al suo ritorno il mago si fa chiamare “Gandalf il Bianco”, e può finalmente indossare queste vesti perché Saruman è caduto, elevandosi maggiormente e infondendo ancora maggiore speranza alla Terra di Mezzo.

Alla fine del viaggio, quando l’opera sarà ormai compiuta e l’era degli Uomini potrà avere inizio, lo Stregone potrà considerare esaurito il proprio compito e gli verrà concesso di fare ritorno a Valinor, portando con sé alcuni amici e congedandosi con le seguenti parole:

“Addio, miei coraggiosi Hobbit! Non vi dirò <<non piangete>>, perché non tutte le lacrime sono un male.”

I Fuochi di Gondor

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