Gandalf e l 'Ombra

una lotta yunghiana (seconda parte)

Abbiamo visto come nel Signore degli Anelli Gandalf si trova davanti alla sua Ombra e non ha la possibilità di sbagliarsi, ma come possiamo fare noi a riconoscere la nostra?

Un passo fondamentale è sicuramente il guardare “fuori” di noi per guardare “dentro”.

L'essere umano tende a vedere negli altri i difetti, le mancanze e gli impulsi che gli sono propri, e tanto più non accettiamo questi aspetti in noi stessi, tanto più proveremo fastidio nel vederli in altre persone. Questo meccanismo è una vera e propria trappola: siamo portati a credere che il “problema” sia l'Altro, così da non dover indagare su noi stessi, mettendoci in discussione.

Spesso è un concetto molto difficile da accettare, ma per rendersene conto basta seguire questo ragionamento: le persone che ci stanno antipatiche o simpatiche non risultano antipatiche o simpatiche a tutti, ma com'è possibile dato le caratteristiche di quelle persone sono sempre le stesse? Se ne deduce quindi che il difetto o la qualità non risiede nell'osservato ma nell'osservatore, ovvero che siamo noi a proiettare un giudizio su ciò che vediamo nell'Altro, e che questi giudizi non possono che venire da dentro di noi e riguardare ciò che in noi rifiutiamo.

Per questo motivo osservare l'Altro in realtà significa osservare sé stessi; in ambienti esoterici questa viene chiamata Legge dello Specchio, e il concetto è riconosciuto e largamente utilizzato anche dalla Psicologia.

 

Una volta fatto il primo passo siamo quindi al momento della prova: come si agisce quando ci si trova di fronte ai propri demoni?

Gandalf tenta di ricacciare il Balrog nelle profondità facendogli crollare la terra sotto ai piedi, ma non si può ricacciare indietro l'Ombra all'infinito, soprattutto quando ce la troviamo di fronte e ci sovrasta come la creatura infuocata sovrasta lo Stregone; lo stratagemma infatti fallisce perché il Balrog riesce a trascinare Gandalf con sé nell'abisso.

Lo Stregone parla di una lunga caduta, avvolto dal fuoco del Balrog, fino ad arrivare a delle “acque profonde”. Le profondità degli specchi d'acqua, così come le parti più fitte delle foreste, sono molto spesso usate quali metafore per indicare l'inconscio, quindi la discesa di Gandalf rappresenta la discesa nelle parti più profonde di noi stessi: bisogna cercare all'origine le motivazioni che hanno creato questo Demone e le sue manifestazioni. Ma non è facile: l'Ombra è più potente nel suo regno, così come nel romanzo il Balrog, anche senza più fuoco, acquista forza diventando un essere di fango e melma.

A questo punto si tratta di resistenza e Gandalf si trova a rispondere colpo su colpo al suo nemico:

 

“Lottammo a lungo nelle profondità della viva terra, ove il tempo non esiste. Sempre mi afferrava e sempre io lo colpivo”.

 

La nostra Ombra oppone resistenza e pensare di vincerla velocemente con l’impeto non porta frutti; bisogna che ci si lavori in modo continuo, analizzandola e capendo come agisce su di noi per prenderne consapevolezza.

Ad un certo punto il Balrog cerca di fuggire, e qui si può leggere il passo più importante di tutti:

 

“Disperato com’ero, il mio nemico era l’unica speranza che avessi, e lo inseguii afferrandogli le caviglie. Così mi condusse dopo molto tempo nei segreti passaggi di Khazad-dûm, che conosceva sin troppo bene. Poi continuammo a salire, sempre più in alto”.

 

Gandalf si rende conto che in quei luoghi sconosciuti sarebbe perduto senza la sua Ombra, che invece li abita e li conosce, e quindi ci si aggrappa: così facendo va oltre al riconoscimento e arriva all’accettazione del fatto che il suo nemico mortale può aiutarlo ad uscire da quel luogo e sopravvivere. Allo stesso modo noi dobbiamo accettare la nostra Ombra come qualcosa che parla di noi e che ci può aiutare a conoscerci ed evolvere, e per farlo dobbiamo riconoscere che è parte integrante di noi e ha la stessa dignità e diritto di essere ascoltata della nostra parte cosciente.

Infatti leggiamo che è il Balrog stesso a trascinarlo, seppur controvoglia, di nuovo verso la superficie ed è il risultato dell’applicazione di quanto appena scritto: osservazione ed accettazione portano la nostra Ombra sempre più a risalire verso la luce della coscienza.

Solo allora si potrà, come Gandalf, vincere. Lui avrà la meglio sul Balrog richiamando i fulmini dal cielo, quindi ricorrendo a forze che si possono utilizzare solo in superficie, ed ugualmente noi potremo togliere forza alla nostra Ombra tramite gli strumenti della coscienza: la considerazione, l’ascolto e la conoscenza di Sé. Così facendo si può spogliare l'Ombra del ruolo di avversaria.

A questo punto avviene la trasformazione: il corpo di Gandalf, stremato dalla lotta, muore.

Ma per uno spirito incarnato non è certo la fine, e la sua missione non è conclusa, quindi dovrà ritornare e lo farà come come Bianco, da Grigio che era, rafforzato dal superamento della prova e diventato “completo”. Sarà infatti lui stesso ad affermare di essere “Saruman come avrebbe dovuto essere”, segnale del fatto che è divenuto più potente e di conseguenza pronto a prendersi la

piena responsabilità della lotta contro

il Male; ancor più di quanto avesse fatto prima, poiché ha ricevuto anche la carica, le prerogative e i doveri del capo degli Istari.

La Morte è spesso usata come metafora di trasformazione, dato che è a tutti gli effetti un passaggio di stato ed è condizione necessaria per la rinascita; nel nostro caso a “morire” è il nostro vecchio Sé, poiché viene trasformato grazie all’unione con la propria Ombra, che smette di essere tale, diventando più completo ed auto consapevole, e quindi più “potente”.

 

Prima della conclusione, ancora un consiglio: nella ricerca delle origini della propria Ombra non è detto che si arrivi ad una risposta univoca, si possono individuare una galassia di elementi o non trovarne alcuno. Non bisogna scoraggiarsi, ma lavorare sull’influenza (pensieri, sensazioni) che l’Ombra ha su di noi: se contraiamo una malattia sapere come e quando l’abbiamo presa può essere utile, ma curarne gli effetti risulta decisamente più sensato, e magari nel farlo si sviluppano degli anticorpi che facciano sì che non si ripresenti. Inoltre, nonostante sia uno sforzo solitario, ci si può

sempre rivolgere a qualcuno per aiuto e conforto.

 

Con il ritorno nella Terra di Mezzo finisce il percorso che dona a Gandalf la forza di portare a termine il suo compito, e può essere lo stesso per noi; il percorso interiore che porta all’integrazione della propria Ombra ci fa sviluppare una capacità inestimabile, l’auto-osservazione, che è il primo passo verso il raggiungimento del Dominio di Sé, la via che porta ad essere Maghi a nostra volta.

I Fuochi di Gondor

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