I Fuochi di Gondor a Yule

Fiamme e Speranza

In un'iconica scena del film “Il Signore degli Anelli: il Ritorno del Re” Gandalf manda lo hobbit Pipino ad accendere una catasta di legna sorvegliata posta in cima ad una torre nella capitale del regno di Gondor, Minas Tirith. Una volta eluse le guardie ed accesa la legna vediamo in lontananza apparire altri falò, e lo stregone pronuncia queste parole: “la speranza divampa”.

 

Cosa significa?

 

Questi fuochi di segnalazione, come nel mondo reale in tempi antichi, servono da allarme e rappresentano una richiesta di aiuto: Gondor è infatti invasa dagli orchi, e la città è posta sotto assedio. Come possono quindi dei segnali di pericolo rappresentare la speranza? I fuochi chiamano a raccolta gli Uomini alleati di Gondor per combattere quella che tutti sanno essere una battaglia decisiva contro l'Oscurità, ed è proprio in questa chiamata che risiede la speranza. Tutti coloro che la ascolteranno metteranno da parte l'immobilità della Paura e la meschinità di egoismo, divisioni e tornaconti personali, e marceranno uniti dall'unico intento di salvare il mondo dal Male.

Prima dell'accensione dei fuochi, infatti, regnano incertezza e diffidenza: da una parte Denethor il Sovrintendente di Gondor, disperato dopo aver appreso della morte del figlio, non ha intenzione di chiamare aiuto e vorrebbe assistere immobile alla fine di tutto, lasciando il suo popolo in balia della paura; dall'altra Théoden il Re di Rohan ha perso fiducia nell'antica alleanza con Gondor, ritenendo di non aver ricevuto abbastanza aiuto in tempi passati ed arrivando a rifiutarsi di chiedere il loro aiuto nella battaglia contro l'esercito di orchi di Saruman. Ma quando i fuochi vengono accesi tutto cambia: la città di Minas Tirith riprende coraggio, sapendo che non saranno soli nella battaglia che verrà, e la supplica insita nei falò spinge Théoden a mettere da parte i suoi rancori e a dare manforte agli antichi alleati nella loro ora più buia.

 

I fuochi diventano dunque simbolo di questa Speranza, cioè la possibilità di liberarsi dal giogo dell'indifferenza e della paura ed affrontare uniti l'Oscurità.

Alla Speranza sono anche dedicate le festività celebrate in questo periodo dell'anno: l'Autunno sta terminando il suo corso, gli alberi si sono spogliati, le temperature si sono fatte rigide e soprattutto le ore di luce sono sempre di meno. È una stagione comunemente associata alla decadenza e alla vecchiaia e precede l'Inverno, lungo sonno della Natura associato alla Morte. Dove si può trovare la speranza in questo periodo dell'anno? Come per i Fuochi di Gondor, bisogna andare oltre all'apparenza.

Stonehenge, antichissima struttura costruita anche a scopo di calendario solare, era sede di grandi celebrazioni per i Solstizi

Il giorno ventuno di Dicembre cade il solstizio d'Inverno che segna l'inizio della quarta stagione dell'anno e la caratteristica astronomica di questa data ha originato le festività del mondo Romano e di quello Germanico dalle quali deriva il Natale cristiano. Il solstizio d'inverno è il giorno più corto dell'anno, che segna non solo il momento di minima luce solare, ma anche il giorno dal quale la nostra stella ricomincia a “guadagnare forza” tornando a splendere man mano per più tempo fino al suo culmine: il solstizio d'Estate.

Questo passaggio era considerato come la rinascita del sole, tanto che i Romani istituirono il Dies Natalis Solis Invicti ("Giorno di nascita del Sole Invitto").

Nel mondo Germanico questa festa veniva chiamata Yule, e tra i riti che vi si tenevano era tradizione accendere un fuoco che durasse fino all'alba, per disperdere le fitte tenebre della notte più lunga e donare energia al sole per aiutarlo nella sua rinascita. Questo falò era propiziatorio per superare serenamente l'inverno e avere messi abbondanti l'estate successiva; in questa occasione ognuno dei partecipanti esprimeva in silenzio un desiderio. Era insomma un rito che celebrava le speranze dei singoli e della collettività, simboleggiate dalla Luce del fuoco che vinceva l'Oscurità circostante.

Ancora oggi è usanza abbastanza diffusa lasciare una candela accesa la sera della Vigilia e farla bruciare per tutta la notte.

La Speranza è il motore principe del Signore degli Anelli così come è il fulcro delle festività di questo periodo. Come fare a tenerla viva nonostante il continuo bombardamento di annunci di sventura di questo anno che sta per concludersi?

Bisogna riflettere su cosa sia effettivamente questa Speranza. Comunemente viene definita come attesa fiduciosa della realizzazione dei nostri desideri, ma secondo chi scrive non è una definizione calzante.

Il Desiderio è sì la pulsione verso qualcosa che percepiamo mancarci, ma in quanto pulsione deriva dal nostro inconscio; possiamo “scenderci a patti” quando lo percepiamo, ma non abbiamo un reale controllo sulla sua manifestazione iniziale. La Speranza, al contrario, è una manifestazione della Volontà: è l'atto cosciente di immaginare un futuro migliore e credere che possa realizzarsi.

 

È per un mondo che non sia più minacciato dalle orde degli orchi che gli Uomini di Gondor e di Rohan scendono in battaglia, nonostante sappiano che la battaglia può essere persa, ed è per una stagione di abbondanza e serenità che gli antichi popoli celebravano rituali e sacrifici, nonostante sapessero che il clima poteva comunque essere inclemente; la Speranza è ciò che permette di agire e di non farsi immobilizzare dalla Paura, che sia quella di un nemico agguerrito e numerosissimo o quella di restare in balia dei capricci della Natura.

 Re Theoden: la Speranza di fronte all’Oscurità

Ciò che possiamo fare noi è ancorare la nostra Speranza alla Realtà, osservando ciò che ci circonda e comprendendo ciò che è possibile fare concretamente per migliorarlo, anche se sembra un frammento minuscolo di ciò che vorremmo raggiungere, ed agire di conseguenza.

 

Se volete fare anche voi la vostra parte, la sera del Solstizio o della Viglia accendete una candela, osservate la sua fiamma, sappiate di non essere soli e Sperate.

I Fuochi di Gondor

Sede:

Ex Pizzigoni - Via Parini, Saronno (VA) 21047

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