Sede:

Ex Pizzigoni - Via Parini, Saronno (VA) 21047

© 2023 by Feed The World. Proudly created with Wix.com

Essere e non essere non sono più un problema

  L’Essere è e il non Essere non è.

  Parmenide

Ok troverete questa affermazione inizialmente come una banalità che non meriterebbe il tempo dedicato in classe, nemmeno sui libri per studiarne tutte le dissertazioni che il prof. di turno vi propinerà.

Per provare a capire l’argomento, partiamo da una cosa specifica.

Parmenide condivide con il rivale Eraclito un concetto che può essere molto utile al giorno d’oggi: la maggior parte delle persone è vittima dell’illusione e del conseguente errore, perché si ferma all’apparenza della cose, quando servirebbe andare oltre per accedere alla verità ultima. Questa precisazione diventa fondamentale, perché l’oggetto di ricerca di Parmenide e di Eraclito è una cosa precisa, che va a differenziare loro e chi come loro non si accontenta di esprimere delle semplici opinioni, magari curiose e preziose, ma relative come il soggetto che le ha pensate o espresse. Sì perché le opinioni le sviluppiamo e formuliamo attraverso i sensi grazie ai quali noi conosciamo il mondo esterno, e concernono il nostro vissuto, sacrosanto, ma ciò non può avere la pretesa di oggettività o di una totale e reale condivisione da chi attraverso i suoi sensi, costruisce un vissuto differente da noi. Basta pensare banalmente ai gusti personali: c’è a chi piace un vestito, e chi invece lo stesso non lo indosserebbe mai, ci sono differenti visioni di cosa sia meglio fare per il bene della nazionale di calcio, fino alle differenti opinioni nella politica e così via. Ciascuno dei differenti punti di vista ha grossomodo senso di esistere, ma concernono il vissuto personale e la propria dignitosa percezione della realtà.

Secondo Parmenide ed Eraclito, le opinioni proprio perché costruite dalla percezione relativa della realtà esterna, rimangono all’interno del mondo dell’illusione soggettiva, ed esulano dalla loro ricerca che invece è diretta a trovare l’epistème, ossia la conoscenza certa e incontrovertibile, ovvero quel sapere che si stabilisce su fondamenta inequivocabili, al di sopra di ogni possibilità di dubbio.

Da ciò, secondo Parmenide bisogna concentrarsi su cosa sia l’Essere. Non gli interessa da cosa abbia avuto origine il tutto, ma cosa sia il tutto. Questo è il punto. Da qui si parte e i suoi aforismi e spiegazioni appariranno meno banali, chiari ma profondi nelle loro disarmante semplicità.

L’Essere è e il Non Essere Non è.

Andiamo per gradi, partendo dal mondo osservato e vissuto, per poi entrare nelle dimensione più consona al discorso di Parmenide.

Tizio è Tizio e non essendo Caio non è Caio. Un cacciavite è un cacciavite non essendo un martello non è un martello, come il Milan è il Milan e non essendo l’Inter non è l’Inter.

Questo va al di là dell’opinione e della condizione relativa del percepire il mondo, ciascuno con occhi diversi. Tutto ciò che concerne l’Essere non può anche concernere il non essere. Quindi l’Essere è e non può non essere.

Se Tizio è Tizio e non è Caio, non potrà essere Caio. Il cacciavite essendo il cacciavite e quindi non essendo il martello non potrà essere il martello. Il Milan essendo il Milan non essendo l’Inter non potrà mai essere l’Inter, e così via.Tutto ciò che è non può essere quello che non è.
Stessa cosa al contrario, Il non essere non è e non può essere.

Caio non è Tizio e non può essere Tizio. Il martello non è il cacciavite e non può esserlo, l’Inter non è il Milan e non può esserlo.

Da qui diventano evidenti il principio di identità e di non contraddizione: l’identità e ciò che si è, e non si può essere ciò che non si è. Se sei un essere umano non puoi essere un pesce…per quanto bene tu possa nuotare. E fattene una ragione, non potrai mai esserlo, proprio per l’evidente principio di non contraddizione.

Qui si capisce bene la differenza fra ciò che si è, al di la di ogni dubbio ed opinione e ciò che si crede di essere, che rientra nelle credenze e quindi nei desideri e opinioni.

Ora Parmenide va un po’ oltre al caso specifico, e gli interessa quello che è il tutto, che chiama Essere, e ne ricava degli attributi che ne sono propri.
Per capirli dobbiamo fare uno sforzo, abbandonando per un momento il mondo osservato , partendo da una riflessione semplice: il non essere, in senso assoluto non esiste.
Secondo Parmenide infatti anche solo pensare al non essere significherebbe…non pensare. Ora lasciando perdere dei casi specifici di non esercizio della ragione, proviamo a pensare ad un colore che non esiste. Impossibile. Pensiamo ad un suono che non si può sentire perché non esiste. Impossibile. Quindi in senso assoluto, il non Essere non esiste. Se dovessimo riuscire a pensare a qualcosa che non è…solo nel momento in cui riuscissimo a pensarlo, esisterebbe, quindi sarebbe, ed entrerebbe nell’Essere. Non si può pensare al non essere, perché dato che non è non esiste. Anche se dovessimo pensare a qualcosa che non esiste ancora, o che probabilmente non esisterà mai, entrerebbe di diritto nell’Essere in quanto possibile, potenziale, sia esso anche “solo” un concetto.

Allora esiste solo l’Essere che ha come caratteristiche:

  • Ingenerato e increato

  • Eterno e imperituro

 

Infatti se fosse generato e creato, significherebbe che prima di essere generato e creato non era.
Se non fosse eterno e imperituro significherebbe che un domani non sarà più.
Allora, in termine ultimo e al di là dei sensi e della percezione, va da se che, anche il divenire e la trasformazione non esisterebbe, perché se L’essere dovesse trasformarsi realmente, significherebbe che prima sarebbe una cosa, e dopo un’altra. Quindi non sarebbe più quello che era prima. L’Essere in realtà non può trasformarsi.

Quindi, sempre in senso assoluto, l’Essere non ha inizio ne fine, non si trasforma, quindi, sempre al di là delle percezioni, nascita e morte non esistono.

Quindi alla domanda lecita, “Sì, ma alla fine della fiera, cosa diavolo è l’Essere e cosa me ne dovrebbe fregare?” La risposta sarebbe che l’Essere è evidentemente il Tutto, dove il tutto coincide con l’Esistenza manifesta e potenziale, principio primo e fine di se stessa, e tu ne fai parte.