ERACLITO
Il Filosofo del Risveglio

“Per il dio tutto è bello, buono e giusto, gli uomini invece ritengono giusta una cosa, ingiusta l'altra.”

 

Come già abbiamo accennato nel precedente articolo introduttivo della filosofia eraclitea, per il pensatore greco la Dottrina dei Contrari assume una fondamentale importanza dal punto di vista di analisi e comprensione della realtà.

Gli opposti sono secondo Eraclito il motore grazie al quale si crea il cosmo così come noi lo percepiamo, cioè duale: l'uomo conosce la realtà attraverso i contrari.

Il mondo che siamo abituati a vedere non è un tutto armonico, ma la risultante di uno scontro tra opposti, cioè noi riteniamo giusta una cosa, ingiusta l'altra.

Secondo il filosofo però questa visione del mondo appartiene solo ad una categoria di uomini: i dormienti, gli svegli hanno al contrario occhi per vedere oltre il velo di Maya, cioè al di là dell'illusione.

 

SVEGLI E DORMIENTI

“Per i desti uno e comune è il cosmo, ma nel sonno si volgono ciascuno al proprio mondo.”

 

Lo scopo che l'uomo deve raggiungere è, secondo Eraclito, il risveglio della coscienza: l'uomo desto è colui che è in grado di andare oltre l'apparente dualità del mondo per giungere a vedere la reale armonia e la reale unità del cosmo.

 

“Somigliano ai sordi quelli che dopo aver udito non hanno comprensione; di loro è testimone il detto: pur essendo presenti, sono assenti.”

 

Con questo semplice aforisma il filosofo definisce chiaramente le caratteristiche appartenenti al dormiente: egli è cioè colui che sente ma non comprende, vede ma non osserva e chiaramente anche nella presenza fisica non si può dire mai realmente presente.

Proprio per questo motivo il dormiente potrà anche essere colto, potrà aver seguito ogni tipo di studi e possedere svariate nozioni, questo non gli garantirà comunque la vera sapienza.

L'intelligenza e la capacità di comprendere si distaccano infatti nettamente dalla nozionistica e dal semplice sapere superficiale.

Per questo motivo infatti Eraclito afferma che “L'apprendere molte cose non insegna l'intelligenza” e che “Troppo apprendere non insegna a comprendere”.

 

Tutti gli esseri compartecipano alla vita del cosmo e dunque sono in parte responsabili di ciò che avviene. Tuttavia è chiaro che solo l'uomo realmente presente, dunque sveglio, sarà in grado di agire coscientemente ed essere veramente al servizio dello sviluppo dell'esistenza.

Tutti gli altri saranno figure inconsapevoli, gireranno per il mondo e lo influenzeranno senza averne memoria né consapevolezza.

È infatti ben noto che quando non si è in grado di controllare qualcosa da sé, sarà qualcun'altro a farlo. Dunque è bene ricordare che se l'uomo non raggiunge la consapevolezza data dal risveglio della coscienza, non riuscirà mai ad essere realmente padrone di ciò che fa, dice o pensa.

Ciò però non gli impedirà di essere partecipe della vita del cosmo, continuerà ad influenzarlo, ma non se ne renderà affatto conto.

 

“Anche i dormiglioni sono lavoratori e collaboratori in ciò che accade nell'universo.”

 

ARISTOCRAZIA

 

“Qual è la mente e l'intelligenza degli uomini? I più credono agli aedi del volgo e ricorrono alla folla come maestra non sapendo che i molti sono inetti, mentre i pochi sono valenti"

 

Per Eraclito il concetto di aristocrazia è fondamentale in quanto l'etimologia della parola greca si rifà al sostantivo àristos, che designa i migliori.

Il filosofo è infatti antiegualitarista: egli sostiene che considerare gli uomini come se fossero tutti la stessa persona, con le stesse capacità, potenzialità e diritti, è paragonabile a schiacciare la testa di tanti chiodi, e quindi ridurli ad una comune mediocrità.

L'idea che il pensatore promuove è totalmente differente: i migliori, cioè un ristretto gruppo di persone che realmente si distanzia dalla massa per valori e forza di spirito, devono prendere atto della loro posizione di aristocratici e guidare ed elevare il popolo, a cui appartengono i dormienti.

Solo i migliori sono desti, possiedono capacità di giudizio, valori, volontà e capacità di trainare la massa verso il bene.

 

“I cittadini dovrebbero lottare per la difesa delle proprie leggi con un ardore pari a quello per la difesa delle proprie mura, non essendo quelle meno necessarie di questi per la conservazione di una città.”

 

 

RITORNO ALL’UNO

 

“Bisogna seguire ciò che è comune: ma pur essendo comune il logos, la maggioranza degli uomini vive come se essi avessero una loro propria mente.”

 

Con questo aforisma, Eraclito intende indicare al lettore la via verso il risveglio: i più vivono identificati con la loro mente, credono di possedere i loro pensieri e le loro idee anche se non ne hanno realmente controllo.

I migliori invece, coloro che sono riusciti a svegliarsi, sanno di essere una parte di un tutto e sanno dunque che l'uomo è come una piccola goccia in un unico oceano, dove il senso della goccia si può ritrovare solo all'interno dell'oceano.

Mentre la massa coltiverà l'illusione di essere composta di individui liberi e si farà muovere come una mandria, prestandosi incosapevolmente ad ogni forma di manipolazione, una comunità di aristos si muoverebbe come un corpo unico che trae la sua forza dalle solide individualità di ciascuno dei partecipanti che, realmente liberi dai condizionamenti interni ed esterni, agirebbero con integrità e per il bene comune.

 

“Unico e comune è il mondo per coloro che sono desti.”

 

Non solo l'uomo è parte di un tutto, secondo il filosofo, ma vi è ovviamente tra i due un rapporto di interdipendenza, e proprio questa intuizione andrà ad influenzare la filosofia di Hegel più di mille anni dopo.

L'infinito non esisterebbe senza le sue infinite parti, che lo oggettivano e gli danno forma, così come la parte senza il tutto sarebbe priva di senso e di scopo. Il tutto ha bisogno del finito per realizzare la sua missione, ma il finito non deve dimenticare il piano dell'esistenza.

 

“Intero e non intero, concorde e discorde, consonante e dissonante, da tutte le cose l’uno e dall’uno tutte le cose.”

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