EPITTETO
lo Schiavo Liberato
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È conciso e acuto, scritto con il tono di un amico benevolo che dà consigli.

Così Arthur Schopenhauer descrive il Manuale di Epitteto, opera magna del pensatore e lucido esempio di filosofia pratica, nel quale sono raccolte le regole morali che l’uomo deve rispettare se vuole mantenere un rapporto di armonia con la Natura che lo circonda e con quella dentro di sé, nonché gli strumenti per il raggiungimento della felicità.

 

Epitteto fu schiavo dalla nascita, e pare che il suo stesso nome significasse “acquistato” o “acquisito”, sebbene si ipotizzi anche che questo potesse non essere il suo nome proprio, ma un soprannome affibbiatogli in seguito. Questa sua condizione, comunque, non gli impedì di ricevere una completa istruzione da parte di uno dei più rinomati esponenti della filosofia stoica del suo tempo, e non ci stupisce che uno dei temi più ricorrenti nelle sue opere sia proprio quello della libertà.

 

Non si deve prestar fede alle opinioni dei più che dicono che ai soli uomini di condizione libera è lecito avere un'educazione; bensì si deve credere ai filosofi, secondo i quali solo quelli che hanno ricevuto un'educazione sono liberi.

Come chiarisce immediatamente all’inizio del Manuale, la sua intera filosofia si basa sulla differenziazione tra ciò che è utile per il conseguimento della felicità, e ciò che invece non lo è:

La realtà si divide in cose soggette al nostro potere e cose non soggette al nostro potere.

E ciò che rientra in nostro potere è per natura libero, immune da inibizioni, ostacoli, mentre quanto non vi rientra è debole, schiavo, estraneo.

Ricorda, allora, che se considererai libere le cose che per natura sono schiave, e tuo personale ciò che è estraneo, sarai impedito, soffrirai, ti lamenterai degli dèi e degli uomini;

se invece riterrai tuo solo ciò che è tuo, nessuno ti potrà mai impedire, non ti lamenterai di nessuno, non accuserai nessuno, non ci sarà cosa che dovrai compiere contro voglia, nessuno ti danneggerà, perché non potrai patire alcun danno.

 

Epitteto afferma che l’uomo ha capacità limitate e, vivendo a stretto contatto con altri uomini e con la Natura, si trova spesso di fronte a situazioni di cui non sente il pieno controllo: come sostiene nell’introduzione del Manuale sopracitata, la sofferenza stessa nasce dall’autoillusione di poter controllare ciò che non è in suo potere, e che è altresì definito “estraneo”.

Risulta dunque chiaro che, secondo la visione del filosofo, la libertà è una condizione intima e personale che non è determinata dall’esterno ma dall’attitudine con cui l’uomo può porsi nei confronti degli eventi.

Non avete ricevuto delle facoltà per sopportare tutto ciò che capita?

La grandezza d’animo non l'avete ricevuta? Il coraggio non l'avete ricevuto? La pazienza non l'avete ricevuta?

E se ho l'animo grande, che cosa più m'interessa quel che può capitare?

 

L’uomo libero è dunque colui che si trova in perfetta armonia con la Natura, di cui accetta leggi e meccanismi, poiché consapevole che il male non è un fatto assoluto in sé e per sé, in quanto il mondo è governato dal Fato e indirizzato al bene.

 

Non sei una monade isolata, ma una parte unica e insostituibile del cosmo. Non dimenticarlo, sei un elemento essenziale nel groviglio dell'umanità.

 

L’uomo che invece non accetta il suo destino e tenta di sfuggire alle leggi di Natura non sarà mai libero, poiché costruirà egli stesso la sua prigione.

 

Qual è, dunque, il castigo per quelli che non sanno adattarsi? Di stare come stanno.

«Gettalo in prigione».

Quale prigione? Quella in cui si trova al presente, perché ci si trova contro voglia:

e dove si sta contro voglia, è davvero una prigione.

 

Secondo la visione di Epitteto, dunque, l’uomo deve porsi nei confronti dei mali che gli accadono con Fede, spirito di adattamento e calma interiore data dall’accettazione delle leggi del Cosmo: di fronte ad esempio ad un incidente che causa la rottura di un arto, lo schiavo si struggerà maledicendo il suo destino e rimpiangendo le attività che non sarà più in grado di svolgere data la sua condizione. L’uomo realmente libero accetterà invece quell’accadimento come parte delle cose non soggette al suo potere e si adeguerà a ciò che rappresenta il suo destino, confidando che sia finalizzato verso il meglio.

L'insegnamento consiste proprio nell'imparare a volere ciascuna cosa, come essa è.

E com'è? Come l'ha ordinata l'Ordinatore.

E ha ordinato che ci fossero estate e inverno, fecondità e sterilità, virtù e vizi e tutti i contrari dello stesso genere per l'armonia dell'universo, e a ciascuno di noi ha dato un corpo, membra del corpo, beni e compagni.

 

La filosofia di Epitteto è pratica, e la chiave di liberazione del soggetto sta in una salda forza di volontà:

Nessuno è libero se non è padrone di sé stesso.

La volontà che l’uomo esercita su sé stesso consiste nel non essere autoindulgenti giorno dopo giorno, praticando invece un rigido dominio dei propri desideri e passioni, capace alla lunga di portare il soggetto ad una condizione di calma e pace interiore. Per questa ragione Epitteto considera le passioni forti e violente come deleterie, in quanto turbano l’animo umano.

Non saziandovi di quel che desiderate si conquista la libertà, bensì sopprimendo il desiderio.

È solo attraverso il controllo dei propri impulsi, passioni e desideri, infatti, che l’uomo arriva realmente ad essere libero, perché le scelte che compie non sono più dettate dalla necessità, ma da una salda e libera forza di Volontà in grado di guidarlo verso il bene.

In questo modo egli si troverà in perfetta armonia con il mondo che lo circonda e con la Natura, e invece di percepire le leggi del mondo come estranee e limitanti, le riconoscerà come manifestazioni di quella che è anche la sua stessa Volontà.

Io non sono stato mai impedito nella mia volontà né costretto contro la mia volontà.

Come sarebbe possibile?

Ho unito i miei impulsi a Dio.

Egli vuole ch'io abbia la febbre: anch'io lo voglio.

Vuole che imprenda qualcosa: anch'io lo voglio.

Vuole che desideri: anch'io lo voglio.

Vuole che ottenga alcunché: è anche la mia volontà.

Non vuole: non è la mia volontà.