Ent, Orchi ed Elfi
Uno Sguardo sulla Natura

hobetn.jpg

Nel Signore degli Anelli il tema della Natura riveste una grande importanza. Si pensi alle dettagliate descrizioni dei paesaggi, molto spesso selvaggi: fitti boschi, verdeggianti vallate, grandi fiumi, maestose montagne, ma anche alla cura con cui Tolkien ha ritratto alberi, fiori e piante, alcuni addirittura di sua invenzione.

 

A volte, come nel caso degli Hobbit, il rapporto delle popolazione con l'ambiente circostante costituisce una caratteristica fondamentale della popolazione stessa…ma della particolare relazione dei Mezzuomini con la Natura tratteremo nello specifico nel prossimo articolo. Gli Hobbit non sono l'unica razza ad avere un rapporto esplicitato con la Natura. Nel romanzo se ne individuano principalmente altre tre: gli Ent, gli Orchi (in particolare le creazioni di Saruman) e gli Elfi, e da ognuna di queste si può ricavare un preciso messaggio a riguardo.

 

Yavanna tornò da Aulë (...) «Eru è generoso» essa disse. «Che i tuoi figli stiano vigilanti! Perché per le foreste s’aggirerà una potenza di cui provocheranno l’ira a proprio rischio e pericolo.» «Ciononostante, avranno bisogno di legname» replicò Aulë, e continuò il suo lavoro di fabbro.

 

Gli Ent possono essere descritti come la razza senziente più antica di Arda, alla pari con gli Elfi. A differenza di questi ultimi, però, sono stati creati con un unico scopo: essere “pastori di alberi”, come sono conosciuti nelle antiche leggende. Yavanna, la Vala patrona di tutto ciò che cresce dalla terra, sapendo che un giorno sarebbero venuti Elfi, Uomini e soprattutto Nani che avrebbero avuto la libertà di servirsi delle sue creazioni, si preoccupò per il loro destino.

 

Chiese consiglio a Manwë, signore degli Déi, ed egli ricevette una visione da Eru, l'Uno: gli venne mostrato come, non appena gli Elfi si fossero destati dal loro sonno, degli spiriti avrebbero raggiunto le foreste, dimorando all'interno di alcuni alberi, ma liberi di muoversi e agire per difenderle. Così nacquero gli Ent, e non è difficile individuare quale sia il loro rapporto con la Natura: ne sono una manifestazione fisica, i suoi guardiani e difensori, e il loro unico scopo è preservarla dalla distruzione e dallo sfruttamento selvaggio. Insieme a loro si è sviluppata un'altra specie di alberi senzienti, i cosiddetti Ucorni, anche se non è chiaro se siano un'altra forma di Ent o se ne abbiano assunto alcune caratteristiche standoci a contatto. A differenza degli Ent, infatti, gli Ucorni passano la maggior parte della loro esistenza come alberi normali, ma hanno la tendenza a sviluppare una volontà malvagia e una certa sete di sangue verso tutto ciò che viene percepito come una minaccia, caratteristica che gli stessi Ent cercano di tenere a freno.

 

Sono entrambi una personificazione delle leggi della Natura, che si difende rivoltandosi e distruggendo chi pensa di violarle impunemente: non è un caso che sia proprio questo ciò che li vediamo fare nel Signore degli Anelli. Non combattono per una causa o per una fazione, ma per l'unica cosa che sono chiamati a proteggere, ovvero la foresta.

 

È l'abbattimento di un gran numero di alberi da parte degli Uruk-hai di Saruman a scatenare l'ira dei pastori che, dopo essersi riuniti in consiglio com'è loro uso, convocano gli Ucorni e li guidano alla distruzione di Isengard e delle sue fabbriche, causa dello spropositato consumo di legname. Questo la dice lunga sul pensiero di Tolkien riguardo all'industrializzazione e in generale a tutto ciò che distrugge e distorce la Natura in nome del progresso inarrestabile: la Natura stessa, in forma di Ent, non può che rispondere a queste terribili offese offendendo a sua volta, distruggendo fabbriche e operai e abbattendo la diga costruita per imbrigliare il fiume, in modo da permettere all'acqua di scorrere “fin quando non avremo lavato tutta la sporcizia di Saruman”, come dice Barbalbero.

 

La terra infatti tremava. I pozzi (...) conducevano a profonde caverne ove Saruman teneva i suoi tesori, i suoi magazzini, gli arsenali, le fucine e le grandi fornaci. Ivi ruote di ferro giravano ininterrottamente, martelli battevano; di notte pennacchi di fumo esalavano dalle condutture, illuminati dal basso di luce rossa, blu, o verde veleno

ent1.jpg

Se gli Ent ci indicano le conseguenze della distruzione della Natura, Saruman con gli Orchi di sua creazione ci parla delle cause. Lo Stregone Bianco, anzi, Multicolore come si presenta durante l'incontro con Gandalf, cade preda della sete di Potere e di dominio della Materia: del nobile spirito mandato dai Valar per consigliare ed aiutare i popoli liberi della Terra di Mezzo resta ormai quasi soltanto il “guscio” in cui si è incarnato.

 

Rimane però la sua immensa conoscenza, soprattutto per quanto riguarda le scienze e le arti, che possiede in quanto è stato servitore del Vala Aulë, il Fabbro creatore di tutte le sostanze di cui è fatta la terra e Signore di ogni disciplina che le riguarda. 

Anche Sauron prima della caduta era un servitore di Aulë, e non è un caso: la maestria nella Materia permette di realizzare grandi cose ma può portare ad immergervisi troppo finendo per identificarsi con essa e perseguirne il dominio, considerando sé stessi superiori a chiunque altro grazie alle proprie abilità.

 

Cosa succede quindi quando la Tecnica viene messa al servizio della bramosia di Potere?

Tutte le barriere, i Limiti imposti sia da Etica e Morale sia dal semplice buonsenso, vengono abbattuti con disprezzo e perversa soddisfazione. Quello che una volta era un giardino di bellezza e di pace sviluppato attorno alla torre di Orthanc, nei pressi di una rigogliosa foresta, viene trasformato in un polveroso campo di lavoro, punteggiato da colonne di pietra e ferro là dove crescevano maestosi alberi, bucherellato da gallerie e scavi da cui fuoriescono ogni sorta di miasmi.

 

La rigogliosa foresta viene così trasformata in un paesaggio brullo, sacrificata all'alimentazione delle fornaci e delle macchine per la produzione di armi ed armature. Ma l'offesa alla Natura non si ferma qui: Saruman usa le sue conoscenze per infrangere anche l'ultimo dei tabù, ovvero la manipolazione della Vita stessa. Con processi di incrocio, selezione ed arti arcane che ricorda più l'ingegneria genetica che l'allevamento selettivo, crea due nuove razze di Orchi: gli Uruk-hai, più forti, resistenti ed aggressivi dei normali Orchi, e i Mezzorchi, inquietante incrocio con gli Umani, di cui hanno tratti e corporatura tranne per la testa, che rimane orchesca. Questi ultimi, oltre a rivaleggiare con gli Umani in quanto a dimensioni, mantengono anche la loro intelligenza; entrambe le creazioni di Saruman risultano meno soggette all'avversione per il Sole che hanno le loro controparti di Mordor. Saruman quindi non si limita a creare l'industria, ma crea anche gli schiavi-operai, che sono in tutto e per tutto dei prodotti fabbricati per sopperire alle necessità della produzione e della guerra.

 

 

iseng.jpg

Queste creature hanno inoltre connaturato l'odio per la Natura tipico degli Orchi, e quando possono abbattono alberi e inquinano per puro divertimento.

 

L'avvertimento è di nuovo chiarissimo: il dominio della Materia, ovvero la Tecnica, sottoposto all'ambizione sfrenata non può che portare all'aberrazione della stessa, nonché di chi ne ha la maestria e di chi la porta avanti con la propria manodopera, che ne diverrà inevitabilmente schiavo.

Invece gli Elfi rimangono sino alla fine dei giorni, e il loro amore per la Terra e per il mondo tutto è tanto più unico e profondo, e con il trascorrere degli anni sempre più intriso di malinconia. Gli Elfi infatti non muoiono finché il mondo non muore, a meno che siano uccisi o si struggano di dolore

 

Gli Elfi, sin dalla Creazione, sono la stirpe che ha il legame più stretto con la Natura. Essi condividono il Destino con il mondo stesso, così come è stato deciso da Eru, che ha loro attribuito grandi doni e una certa somiglianza con i Valar stessi.

 

Gli Elfi sono infatti creature dotate di profonda comprensione di ciò che li circonda, e vedono la Natura come un dono dei Valar, celebrandola di conseguenza. In particolare il loro rapporto con gli alberi è molto stretto: sono in grado di “ascoltare” le loro voci, inoltre furono le prime creature ad entrare in contatto con gli Ent e mantennero con loro un rapporto molto amichevole, insegnandogli addirittura a parlare. Molti Elfi preferiscono dimorare nelle foreste, e nonostante siano esistite grandi città elfiche da loro edificate in pietra, queste sono sempre descritte come ricche di giardini e vegetazione.

 

Nel Signore degli Anelli l'unica dimora degli Elfi che troviamo descritta nel dettaglio è la capitale del Regno di Lothlòrien (di Gran Burrone ci sono solo vaghi accenni rispetto alla sua conformazione e architettura), chiamata Caras Galadhon: la città è composta da flet, ovvero piattaforme in legno costruite sulle diramazioni degli alberi, senza pareti né ringhiere, ed è realizzato nello stesso modo anche il palazzo reale dove dimora Galadriel con il marito Celeborn. È evidente quindi che gli Elfi vivono in completa armonia con la natura, eppure sia a Gran Burrone che a Lothlòrien si può intravedere un accenno di morbosità in questa convivenza. Entrambi i reami, infatti, hanno una cosa in comune: l'ambiente è mantenuto incorrotto dal potere di due dei tre Anelli minori, creati dagli Elfi con le conoscenze apprese da Sauron, il quale sotto mentite spoglie insegnò l'arte della creazione di questi oggetti ad un grande fabbro elfico.

 

Quest’ultimo fabbricò i Nove e i Sette anelli donati a Uomini e Nani con l'aiuto di Sauron, ma creò da solo gli ultimi Tre, che così sfuggirono all'incatenamento dell'Unico Anello, ma dovettero essere nascosti.

 

È qui che vediamo l'immortalità degli Elfi in tutta la sua maledizione: sia Elrond che Galadriel mantengono artificialmente inalterata la Natura dei loro regni, facendola diventare specchio della loro stessa natura di minimo cambiamento rispetto ai segni del tempo. Ma la Natura è di per sé mutevole, e dove una volta c'era una foresta può sorgere una palude, o una brughiera; è come se questi Elfi tentassero di cristallizzare nel tempo ciò che non dovrebbe esserlo, con nobile intento, ma rivelando così la tristezza della loro condizione: subire il tempo che passa davanti ai loro occhi e veder mutare il mondo attorno a loro, che rimangono invece inalterati. Un legame così stretto da diventare una catena: l'Attaccamento eccessivo, per quanto rivolto verso qualcosa di degno ed essenziale, porta solo dolore a coloro che lo mettono in atto.

 

Solo un popolo è dotato dell'amore e contemporaneamente del giusto distacco dalla Natura per poterci convivere con vera serenità. Ne parliamo nel prossimo articolo...

I Fuochi di Gondor