Druidi: Ogam, la Scrittura Arborea

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Abbiamo già mostrato come, presso i Celti, la voce e la memoria fossero gli strumenti principali per la trasmissione di conoscenze e informazioni. Abbiamo anche già visto che i druidi, de facto l’unica classe sociale veramente istruita, in possesso di vaste conoscenze in campo religioso, culturale e “pratico”, erano estremamente restii a mettere qualcosa per iscritto, quando non lo evitavano del tutto.

Ma è poi così vero che i Celti non utilizzassero affatto la scrittura? Non del tutto: sono state ritrovate diverse iscrizioni in lingua celtica, anche se eseguite utilizzando alfabeti di altri popoli, per esempio quello greco, o quello latino come nel caso del Calendario di Coligny di cui si parlava nell'articolo precedente. Ma non solo.

È poco noto che nelle isole britanniche, dove la cultura celtica è perdurata più a lungo che nel resto d’Europa, si sia sviluppato presso i druidi un sistema di scrittura proprio: l’Ogam, di cui si conoscono circa 370 iscrizioni, sparse tra Gran Bretagna ed Irlanda. Di solito queste scritte venivano intagliate su delle ossa, su tavole di legno oppure su pietra.

 

L’alfabeto ogamico è costituito da quattro gruppi di lettere, dette aicme (“famiglie”), composte a loro volta da cinque lettere, per un totale di venti.

Questa scrittura è visivamente molto particolare: le frasi si presentano come delle lunghe linee verticali inframmezzate da altri tratti orizzontali o inclinati più corti, che possono svilupparsi a sinistra o a destra a partire dalla linea principale oppure in entrambe le direzioni. Le lettere sono formate da questi tratti, da uno a cinque per lettera, e si identificano rispetto alla loro posizione, numero ed inclinazione: per fare un esempio, la lettera B (beith) è formata da un singolo tratto orizzontale a destra della linea principale, mentre la lettera G (gort) è formata da due tratti inclinati vicini tra loro che attraversano la linea principale. Non ci sono particolari spaziature a separare le parole, e gli unici segni che guidano nella lettura sono dei tratti a mo' di freccia posti ai vertici della linea principale, che indicano il verso della lettura e la fine della frase. È possibile anche scrivere in orizzontale, “ribaltando” su un lato la linea principale e di conseguenza tutti i tratti che formano le lettere.

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L'Ogam è conosciuto anche con il nome delle prime tre lettere, Beith-Luis-Nin, con lo stesso meccanismo di “alfabeto” (Alfa-Beta) per i greci e “futhark” (Fehu-Uruz-THurisaz-Ansuz-Raido-Kaunan) per le rune germaniche.

Stando agli studi effettuati, la maggioranza dei linguisti ritiene che l’elaborazione dell’Ogam sarebbe avvenuta ispirandosi al latino, anche se c'è chi sostiene che i suoi creatori possano aver utilizzato come base il greco o le rune. Un indizio a favore del latino è costituito dal raggruppamento delle vocali che, pur differendo nell’ordine in cui sono riunite, mantengono la stessa natura e sono nello stesso numero. Anche le consonanti presentano le stesse caratteristiche, con l'eccezione di alcune varianti fonetiche non presenti nel latino ma esistenti invece nell'alfabeto runico: come in quasi ogni aspetto degli studi sui Celti, l'incertezza è inevitabile.

 

L’Ogam veniva utilizzato principalmente per iscrizioni sacrali e commemorative, da apporre su tombe o tumuli, tanto che la maggior parte delle incisioni sulle pietre sparse per le isole britanniche riportano nomi di persone e poco altro, ma non solo. Si sono ritrovate, infatti, annotazioni in Ogam anche su testi medioevali, ed alcune di esse risultano realizzate addirittura dopo l’anno mille. Si trova traccia di questo alfabeto anche nelle saghe mitologiche, come quella di Cú Chúlainn o il Libro di Leinster.

 

Infine, pare che questo alfabeto venisse utilizzato in uno dei tanti tipi di rituali di divinazione praticati dai druidi. Un rituale molto particolare, legato all’amministrazione della giustizia: si ponevano in un sacco dei rametti, incisi con segni in Ogam, i quali indicavano la colpa e l’innocenza. Si procedeva quindi all’estrazione di un rametto per stabilire il verdetto. Questo rituale è un altro punto di contatto con le rune germaniche, anch'esse incise su rametti ed impiegate con modalità analoghe per la divinazione. Anche perché, esattamente come nell’alfabeto runico, ogni lettera rappresenta una precisa simbologia archetipica.

Se le rune hanno legami diretti con concetti come Fato, Fuoco, Sole, Vita e Morte, le lettere dell'Ogam hanno un'ulteriore particolarità, si potrebbe dire un altro “strato”: ogni lettera è infatti collegata ad una pianta, della quale porta il nome, ed è la simbologia che la cultura celtica attribuisce a tale pianta a fornire il significato allegorico della lettera. Così la B, ovvero la beith, porta il nome della betulla, il primo albero a rinverdire dopo l'inverno, che per questo simboleggia la rinascita e la fecondità, oltre a essere consacrato ai bardi. Oppure la D, ovvero la dair, è la quercia, che con le sue radici profonde poteva captare le energie sotterranee e con i rami quelle celesti, venendo perciò considerata la pianta detentrice della conoscenza, e di conseguenza  consacrata ai druidi. Per questo motivo è chiamato anche “alfabeto arboreo”, ed anche da un punto di vista visivo le iscrizioni possono ricordare degli alberi stilizzati.

 

Il nome Ogam, poi, ci rimanda anche al mito. La sua origine, infatti, è leggendaria, in quanto la sua invenzione è attribuita ad una delle divinità dei Túatha dé Danann: Ogma.

Ogma è il corrispettivo irlandese di Ogmios, divinità celtica adorata nell'Europa continentale, la quale veniva fatta coincidere con Ercole dagli autori latini, in quanto la sua iconografia è sorprendentemente simile, dato che entrambi portano una clava (come il Dagda, fratello di Ogma), un arco e vestono una pelle di leone. Inoltre, uno dei suoi attributi principali è essere Dio della forza e del furore. Ogma in particolare è il campione guerriero dei Túatha dé Danann, almeno prima dell'arrivo di Lug, e per questo si sarebbe spinti paragonarlo alla divinità germano-norrena Thor, ma si cadrebbe in errore, visto che Ogma/Ogmios ha anche un dominio “intellettuale”. Si tratta infatti dell'eloquenza, ritenuta presso i Celti segno di forza tanto quanto le capacità fisiche, dato che poteva essere impiegata per soggiogare i nemici esattamente come il combattimento, oltre ad assicurare un numeroso seguito, in battaglia e non solo. Per questo veniva anche associato a Mercurio, l'Hermes romano, anch'egli signore dell'eloquenza, a sua volta fatto corrispondere al Padre di Tutti, Odino. E in effetti, volendo chiudere il cerchio, sia Ogma che Odino sono gli inventori di un sistema di scrittura che ha un profondo legame con la magia e con la divinazione.

 

A proposito di magia, abbiamo accennato all’apparizione dell’Ogam nelle saghe mitologiche celtiche, in particolare nella vicenda di Cú Chúlainn: nel poema epico irlandese Táin Bó Cúailnge, egli ferma un esercito nemico grazie ad un incantesimo inciso con questo alfabeto su un arbusto di quercia, incatenando magicamente gli avversari. Un autore latino ci parla di una rappresentazione di Ogmios, la quale mostra il Dio che trascina degli uomini con delle catene d’oro e ambra che partono dalla sua stessa bocca: questi uomini tengono stretti i legacci che li avvincono, come se non volessero staccarsene. La descrizione è molto interessante: se a un livello superficiale potrebbe rappresentare l’unione tra la forza fisica e l’eloquenza a cui si accennava prima, d’altro canto indicherebbe che Ogmios (e quindi anche Ogma) sia in possesso anche di conoscenze arcane, che gli permetterebbero di utilizzare incantesimi per incatenare i nemici, proprio come l'eroe Cú Chúlainn, che peraltro è figlio del fratellastro di Ogma, ovvero Lug.

 

Inoltre, la rappresentazione qui sopra riportata farebbe riferimento ad un altro lato “oscuro”: oltre a simboleggiare il potere dell’eloquenza e della magia, secondo la studiosa Le Roux, rimanderebbe al ruolo di psicopompo di Ogma. In questa interpretazione, infatti, coloro che seguono Ogma legati dalle catene sarebbero anime, guidate dal Dio tra un mondo e l’altro. Esistono, inoltre, tavolette incise in cui sono state ritrovate delle invocazioni ad Ogma perché intervenisse dando la morte a persone che avevano commesso dei crimini o dei torti, prerogativa delle divinità del sottosuolo. Infine, a riprova del carattere di psicopompo del Dio Ogma, il suo nome sarebbe da mettere in relazione alla parola greca ogmos, il cui significato è solco, strada e cammino: starebbe quindi ad indicare che Ogma sarebbe la guida dei morti, al punto che il suo nome sarebbe “impronunciabile”. Riprendendo il discorso delle corrispondenze con altre divinità, questo ruolo costituisce un altro punto di contatto con Hermes, anch'egli guida per le anime verso l'altro mondo, ed inoltre, sempre secondo la Le Roux, la rappresentazione del Dio che conduce le anime, legate con delle catene, sarebbe da mettere in relazione con la caccia selvaggia, in cui Odino è alla testa di un corteo di morti.

 

Chiudiamo qui questo breve ritratto delle figure più particolari e affascinanti della cultura celtica: i druidi. Torneremo a parlare della prima popolazione europea, che ha ancora molto da raccontarci: dai bardi, altre figure molto interessanti, agli eroi delle saghe irlandesi, continuando ad analizzare la cultura dei celti, radice prima delle popolazioni europee.