Druidi: Medicina, Astrologia e Tempo

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La versatilità dei druidi e la mole di compiti che erano chiamati a svolgere non smette mai di stupire. Oltre alle funzioni già descritte nei due articoli precedenti, un altro ruolo non meno importante che veniva svolto da questi poliedrici sapienti era quello di medico.

La cura della salute dei singoli membri della tribù era tenuta in gran conto presso i Celti: nello stesso periodo storico in cui in Grecia la medicina andava affermandosi come scienza sacra con templi-ospedale e divinità dedicate, i druidi dimostrarono di tenere il passo con i sacerdoti di Asclepio prima e con le teorie di Ippocrate poi.

Come i medici Greci, i druidi avevano intuito che le malattie erano manifestazioni della Natura e non per forza segno dello sfavore divino o di una maledizione, e affiancata alla preghiera avevano compreso l'importanza dell'osservazione attenta dei sintomi presentati dal malato quale mezzo per risalire alle causa ed amministrare così la cura più efficace. È verosimilmente questa la funzione delle varie pozioni e rituali in grado di causare il sonno: una pratica analoga, come abbiamo visto nell’articolo sul culto di Asclepio, era in uso nell’Antica Grecia. È probabile si trattasse di un sistema per raggiungere l’inconscio del malato, che avrebbe fornito indicazioni sull'origine del malanno tramite i sogni o uno stato quasi ipnotico di dormiveglia.

Come per la magia, la principale fonte d’informazione che abbiamo sulla pratica medica presso le popolazioni celtiche sono le saghe mitologiche. Secondo una di queste, la regina irlandese Macha Mong Ruad, figura semi leggendaria, avrebbe fondato il primo ospedale sull’isola già attorno al 380 avanti Cristo. Seguendo il suo esempio ne vennero costruiti col tempo molti altri, tanto è vero che all’inizio dell’era cristiana l’Irlanda aveva probabilmente la struttura ospedaliera più avanzata d’Europa, con diversi tipi di case di cura che si differenziavano in base ai pazienti che ospitavano. Esistevano infatti ospedali per malati con disturbi generici e strutture specializzate in malattie particolari, come quelle che ospitavano esclusivamente malati di lebbra.

I druidi avevano anche sviluppato un trattamento contro i reumatismi, tramite l’utilizzo di proto-saune. Nota come bagno d’aria bollente, questa pratica avrebbe origine mitologica, essendo stata utilizzata dal dio della medicina Dian Cècht per prendersi cura dei feriti durante la battaglia di Magh Tuireadh. Il trattamento si svolgeva in apposite strutture, dette case del sudore: si trattava di piccole strutture in pietra in cui veniva acceso un fuoco utilizzando la torba come combustibile, ove il paziente veniva fatto entrare con una pesante coperta addosso. A quel punto il fuoco veniva rimosso e si attendeva che il paziente grondasse di sudore, dopodiché lo si faceva adagiare in un bagno di acqua fredda, massaggiandolo e invitandolo a meditare. Anche in questo caso, oltre alla presenza del Mito, si può vedere come il paziente avesse parte attiva nella sua stessa guarigione, sfruttando la sua mente per attivare i benefici dei trattamenti.

La medicina celtica era molto avanzata anche dal punto di vista della chirurgia: i druidi, infatti, praticavano già tagli cesarei, amputazioni e chirurgia cranica.

Il grosso dei medicamenti, poi, era prodotto grazie all’approfondita conoscenza che avevano delle piante e dei benefici che le sostanze contenute in esse potevano portare al corpo umano. Anche la moderna medicina si è accorta di ciò, tanto è vero che si è cominciato a studiare alcune delle piante che venivano utilizzate nella medicina dell’Europa antica, analizzando i principi attivi che esse contengono e molto spesso confermando le proprietà conosciute ed attribuite in passato.

Una delle piante più utilizzate, come abbiamo visto, era il vischio, colto con una cerimonia ben precisa, da effettuarsi il sesto giorno della Luna, ovvero in Luna crescente: si allestiva un banchetto e si sacrificavano due tori bianchi legati per le corna, dopodiché si recideva la pianta mediante un falcetto d’oro, facendola cadere su di un telo bianco. Oltre alla droga sacra dei druidi, si ritiene che il vischio fosse la pianta che curava ogni male e che fosse in grado di compiere miracoli: infusi preparati con il vischio potevano rendere invincibili i guerrieri, oltre a rendere di nuovo fertili animali e umani ritenuti sterili. Questa convinzione è sopravvissuta alla demonizzazione operata dai cristiani delle pratiche di medicina naturale in uso presso i Celti: ancora oggi esistono credenze legate all’influsso positivo del vischio in materia di fertilità.

La cerimonia in cui veniva colto il vischio e il suo legame con le fasi lunari ci permette di parlare di un altro ruolo dei druidi, quello di astronomi-astrologi, che permetteva loro di conoscere il momento migliore di cogliere le piante in modo che i principi attivi in esse contenuti fossero alla loro massima concentrazione.

Qui serve una doverosa premessa: qualsiasi riferimento all’astrologia celtica si possa trovare oggi in rete è, molto probabilmente, errata e figlia di credenze new age e “neodruidiche”, diventate di moda negli ultimi anni. È infatti improbabile che questi testi facciano riferimento a fonti originali druidiche, data l'incertezza riguardo al se, quanto e come le loro pratiche siano state tramandate ai posteri, ed è sicuramente impossibile che esistano fonti scritte a cui attingere. Come abbiamo visto, infatti, i druidi non mettevano per iscritto nulla che fosse sacro, preferendo la trasmissione orale. Questo, però, non significa che i druidi e i Celti in generale non fossero in grado di scrivere: torneremo su questo argomento nel prossimo articolo.

Un altro punto fondamentale da chiarire è che astrologia e astronomia, oggi due materie profondamente separate, nell’antichità costituivano una materia unica. Ciò è rimasto valido fino a una buona parte del medioevo, se è vero che Dante Alighieri, solo per fare un esempio, studiò la materia nel suo percorso di studi universitario.

Come astrologi, il compito principale dei druidi era quello di compilare il calendario, basato sui cicli lunari, oltre presumibilmente a studiare l’influsso degli astri sul mondo e sulla vita delle persone. Di quest'ultima pratica non si ha certezza, ma è sensato ritenere che come tutti gli astrologi dell'epoca (e non solo), per  esempio quelli persiani, compilassero l’equivalente di un oroscopo, che ha poco a che vedere con i trafiletti che troviamo sui giornali, ma si basava preminentemente sulla posizione degli astri alla nascita di un individuo, determinandone alcune caratteristiche.

Abbiamo traccia del calendario celtico grazie a un ritrovamento archeologico di una lastra di bronzo ritrovata a Coligny, Francia. Inizialmente doveva contenere duemila righe ma ne sono sopravvissute poco più di trecento: gli studiosi sono ancora all’opera per cercare di decriptarlo, essendo scritto in parte in latino in parte in lingua gallica. Quello che si è riusciti a ricavarne, anche grazie a quanto riportato da scrittori latini, è la struttura del calendario.

L'anno celtico era diviso in dodici mesi della durata di ventinove o trenta giorni, per un totale di 354 giorni. I mesi da trenta giorni erano chiamati “completi”, ed erano  considerati fortunati, mentre quelli da ventinove giorni erano “incompleti”, e quindi sfortunati. Ad intervalli regolari, con un meccanismo simile al nostro anno bisestile, veniva introdotto un mese supplementare per “ri-sincronizzare” il calendario con le fasi lunari. Le settimane erano costituite da cinque giorni ciascuna, mentre le uniche stagioni riconosciute erano l'Estate e l'Inverno.

Sul calendario di Coligny è presente un'unica festa, ovvero Samhain (31 Ottobre), che per i Celti segnava l'inizio di questa stagione ed era l'equivalente del nostro capodanno. Vi sono altre tre festività importanti, che ci arrivano da altre fonti celtiche:

- Imbolc (1 Febbraio), la festa della Luce, che segnava l'allungarsi delle giornate e la fine del clima freddo, ed anche la nascita degli agnelli e la produzione di latte da parte delle pecore

- Beltane (1 Maggio), che segnava l'arrivo dell'Estate ed era la festa della purificazione del bestiame, si celebravano riti di protezione non solo per gli animali ma anche per i raccolti e per le persone

- Lughnasadh (1 Agosto), era la festa del raccolto e dell'abbondanza

Va segnalato che tutte queste feste sono state, in qualche modo, incorporate nel calendario cristiano.

È curioso come, nonostante i Celti fossero considerati arretrati, da un punto di vista scientifico e culturale fossero già arrivati ad un calendario abbastanza avanzato. Avevano già calcolato con buona precisione il ciclo lunare: oggi sappiamo che è di 29 giorni e mezzo, e i celti erano arrivati estremamente vicini alla durata corretta. Avevano anche compreso, come abbiamo visto, la necessità di inserire giorni supplementari (mesi nel loro caso) per far corrispondere il ciclo lunare al calendario.

Eppure essi vengono passati un po’ come una popolazione arretrata, preistorica: d’altronde non scrivevano, si sostiene da più parti. Scopriremo nel prossimo articolo che non è propriamente vero, andando a scoprire l’Ogam, il misterioso alfabeto utilizzato dai druidi.