Druidi: Leggenda, Magia e Divinazione

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Al termine dell’articolo precedente avevamo accennato ad uno degli aspetti più affascinanti e mistici delle leggende e credenze celtiche: la metamorfosi. Questa capacità, che noi associamo alla trasformazione fisica, veniva invece intesa dai Celti anche e soprattutto come il trasferimento della propria coscienza in un altro essere vivente, solitamente un animale.

Si tratta di un simbolismo: come moltissime altre civiltà, anche i Celti attribuivano agli animali caratteristiche virtuose a seconda della specie, e ne facevano dei veri e propri totem da venerare per ottenere ritualmente quelle qualità. In questo senso le leggendarie metamorfosi indicherebbero questi rituali di identificazione con l'animale e le sue virtù, come nel caso dell'orso, venerato dai guerrieri come simbolo di forza e la cui pelliccia era spesso indossata in battaglia, sia come protezione fisica (la pelle di un orso è molto spessa e resistente) sia come simbolo della forza ferina dell’animale, che si pregava di avere a disposizione nel combattimento.

Secondo i Celti erano ovviamente i druidi a padroneggiare quest'arte, ma non solo: erano diverse le abilità magiche che si diceva possedessero, e il mago era uno dei molti ruoli che questa casta era chiamata a ricoprire.

 

Se Giulio Cesare sorvola su questo punto nel descrivere i druidi nel suo De Bello Gallico, testo il cui scopo non è affatto storiografico o etnologico ma più politico, lo storico romano Plinio il Vecchio ne fa esplicita menzione nella Naturalis Historia, accostando i druidi direttamente ai maghi persiani, considerati i più potenti del mondo antico. Anche i primi cristiani giunti in Irlanda dovettero tenere presenti le credenze magiche che circondavano i druidi, al punto che si narra che San Columba, uno dei patroni cristiani d’Irlanda, ebbe una vera e propria battaglia magica contro un druido.

Come abbiamo visto nel precedente articolo, la filosofia dei Celti aveva al suo centro la Natura, e di conseguenza anche la magia aveva la Natura come fonte. Questa magia, infatti, basava i suoi incantesimi sui quattro elementi, ovvero terra, aria, acqua e fuoco, ed ognuno di essi poteva essere impiegato secondo la volontà del druido nei limiti delle sue caratteristiche, che erano differenti e specifiche per ogni elemento. Le leggende riportano svariati incantesimi e prodigi, ognuno strettamente connesso all'elemento di riferimento, di cui faremo alcuni esempi.

 

L’aria era l’elemento indicato come il più legato al divino, tanto è vero che si racconta che le druide in particolare avessero il potere di tramutarsi in cigni o comunque in volatili, considerati le creature più vicine alle divinità e rappresentanti uno stato superiore dell’essere. Credenza condivisa da molti popoli antichi, tra i quali gli abitanti della valle dell'Indo, la cui parentela con i Celti è già stata ampiamente citata negli articoli precedenti. Sempre all’aria era legato uno degli incantesimi più famosi attribuito ai druidi: il vento druidico, una tempesta che, scatenandosi sulle linee avversarie durante una battaglia, avrebbe portato lo scompiglio tra i nemici dei Celti, rendendoli facile preda.

Se l’aria era l’elemento legato alla divinità, l’acqua invece era quello di cui i druidi avevano maggiore padronanza e che meglio riuscivano a comandare. Simbolo di fecondità, in grado di ridare la vita ai morti, nelle mani dei druidi (come in natura) questo elemento poteva essere benevolo o distruttivo, a seconda dell’incantesimo lanciato: ad esempio, il sacerdote poteva far comparire l’acqua nei pressi di un villaggio afflitto dalla siccità o in luoghi dove non era presente prima, o al contrario prosciugare un fiume o un lago per obbligare un nemico alla resa. Unendo la conoscenza dell’aria a quella dell’acqua, i druidi erano in grado di evocare una fitta nebbia, detta nebbia druidica, in grado di nascondere loro e i loro alleati alla vista: è probabile che il racconto di questo prodigio si sia poi trasformato nelle varie leggende sui mantelli dell'invisibilità, la cui invenzione e fabbricazione era già attribuita ai druidi nel mito celtico.

L’elemento più importante per questa casta e forse per tutti i Celti, sia a livello culturale che religioso, era certamente il fuoco: chi poteva dominare il fuoco era ritenuto il vincitore di ogni battaglia. D’altra parte, abbiamo già accennato all'importanza del fuoco nella spiritualità celtica parlando del falò di Bel, acceso durante la festa di Beltane, che insieme a Samhain è la più importante festa religiosa celtica. Il fuoco è elemento centrale anche nelle altre celebrazioni religiose della ruota dell’anno, su cui torneremo in futuro parlando del calendario celtico.

Per quanto riguarda la terra, le leggende parlano di druidi capaci di evocare scosse sismiche, ma era più che altro ciò che vi cresceva ad essere da loro impiegato: oltre agli incantesimi, si narrava che fossero anche in grado di preparare pozioni, utilizzando varie essenze per la maggior parte vegetali, con diversi impieghi. Una di queste pozioni prende il nome di elisir dell’oblio: in grado di far dimenticare qualsiasi cosa a chi la ingeriva. Non solo l’oblio, pare che i druidi con le pozioni (o incantesimi lanciati in forma di musica) fossero in grado di causare un sonno particolare, con molti punti in comune con l’ipnosi, visto che chi vi era sottoposto raccontava la verità sui fatti su cui veniva interrogato. Inoltre, i druidi erano famosi per le arti guaritrici nelle quali, come per il sonno, impiegavano sia incantesimi che pozioni: questi racconti di abilità leggendarie derivavano dal fatto che i druidi svolgevano effettivamente anche il ruolo di medico, di cui parleremo nel prossimo articolo.

 

Un altro elemento che caratterizzava i druidi era la bacchetta magica, detta in gaelico slat an draoichta, la “Verga del Druido”, costituita da un ramo cui venivano appesi dei campanelli. Spesso la pianta da cui venivano staccati i rami era il vischio, specialmente quello cresciuto sul tronco della quercia di rovere.

Il vischio è una pianta centrale nelle credenze celtiche, soprattutto quello cresciuto sulla quercia di rovere, rarissimo. La quercia rappresentava infatti gli dèi, mentre il vischio, suo “figlio”, simboleggiava gli umani: il vischio è infatti una pianta semi-parassita, che non può crescere da sola. Viene inoltre considerato come simbolo dell’anima e della vita eterna, e ricollegandoci con le abilità curative è anche indicato come la pianta in grado di guarire ogni male, che manteneva le sue doti magiche solo nel caso in cui venisse colta dopo un rituale preciso, utilizzando un falcetto dorato, altro simbolo tipico dei druidi. Dal vischio, infine, veniva estratta anche la così detta droga sacra dei druidi, una sostanza usata presumibilmente durante i rituali di divinazione.

 

I druidi, infatti, oltre ad essere maghi erano anche veggenti, capacità per la quale erano famigerati nel mondo antico. I metodi utilizzati erano comunque legati alla natura: traevano le loro visioni dal volo degli uccelli, dalla disposizione delle radici degli alberi o dalle nuvole.

Un’altra forma di divinazione era quella basata sull’osservazione delle viscere degli animali sacrificati, osservando le dimensioni, la forma e il colore degli organi. Questo tipo di divinazione non è stata utilizzata esclusivamente dai Celti, anzi era comune presso i Romani e gli Etruschi: è estremamente probabile che fossero stati questi ultimi i primi ad averla utilizzata, venendo poi assorbita dai Romani e dai Celti. Con la pelle dei tori sacrificati, invece, i druidi praticavano una forma particolare di divinazione: vi si avvolgevano e si sedevano ai piedi di un precipizio o di una cascata in meditazione, in attesa che gli spiriti parlassero con loro comunicando visioni e presagi.

Esistevano anche forme di divinazione basate sulla parola: in una di queste il druido recitava dei versi senza averli pensati o meditati. Si riteneva che la dea Brigit fosse protettrice di quest’arte, e avrebbe mandato le necessarie visioni al druido.

Spesso i druidi utilizzavano anche piccoli bastoncini o stecche incise. Alle volte su questi erano riportate delle massime, altre volte invece vi erano incisi i caratteri in alfabeto Ogam, il misterioso sistema di incisioni utilizzato dai druidi e tutt’ora non decodificato.

 

La funzione di maghi e veggenti è stata incorporata anche in miti e leggende successive: si pensi alla figura di mago Merlino, quasi certamente ispirata da un druido. Queste figure sono state oggetto di una tale fascinazione che già a partire dal XVIII secolo sono nati alcuni ordini neo-druidici, allora legati alla massoneria ed oggi inseriti nella corrente del neopaganesimo contemporaneo. Ma sono anche state ampiamente sfruttate nella cultura pop moderna, come nel caso del druido Panoramix della fortunata serie a fumetti Asterix, venendo inoltre incorporate nel mondo fantasy e portando così un ampio pubblico a conoscere i druidi anche oltre i confini d’Europa, mantenendone in qualche modo viva la memoria e la leggenda.