Desiderio e Potere

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Chi controlla il Desiderio è in posizione di Potere!

Abbiamo accennato ed espresso questa affermazione diverse volte nei nostri articoli, e per poterla comprendere bisogna andare prima a fare chiarezza sul significato di questo importantissimo termine.

Dal latino De Sidera, senza stelle, il Desiderio racchiude in sé una caratteristica importantissima per le logiche del Potere, esteriore ed interiore: la mancanza. Per colmare la mancanza l’uomo si muove, trasformandosi e andando a cercare cioè quello che lo potrebbe far sentire “Completo”, e non più appunto mancante. 

Proprio questo percorso che conduce l’uomo dalla sofferenza della privazione alla soddisfazione del desiderio è una delle basi su cui si può leggere quella che viene definita ”evoluzione umana”: dal procacciarsi il cibo al costruire una civiltà, fino ad andare a scegliere il luogo più idoneo per le proprie vacanze estive, si legge un percorso che progressivamente porta l’uomo a colmare stabilmente le mancanze legate alla sopravvivenza biologica, e a dedicarsi così a desideri che vanno al di là delle strette necessità ma sempre coerenti allo stile di vita adottato.

Per capire l’importanza del desiderio in termini di Potere bisogna cominciare ad individuarne la forza e stabilire i suoi criteri: dato che a differenza del sogno – astratto e immaginario – il desiderio si può realizzare, la sua potenza creativa è misurabile in termini di intensità. Più è intenso, più la sofferenza della mancanza che il desiderio esprime sarà sentita e prioritaria per il soggetto desiderante.

Per saper gestire questa potenzialità senza esserne schiavi bisogna saper gestire la sofferenza che fisiologicamente la mancanza genera, altrimenti si rischia di diventare istericamente dipendenti dalla capacità lenitiva della soddisfazione del desiderio: sono frequenti, infatti, i casi in cui si manifesta il serio pericolo di abbandonarsi a comportamenti “compulsivi” che mirano ad ottenere soddisfazione immediata del desiderio attraverso surrogati di consumo che una volta ottenuti perdono il fascino precedentemente posseduto. Gli esempi più facili sono rappresentati dallo shopping compulsivo o dagli atteggiamenti da “Playboy”-“Femme Fatal”, entrambi accomunati da un bruciante desiderio iniziale, da una forte determinazione per ottenere ciò che si è desiderato, e da una rapida perdita di interesse una volta ottenuta soddisfazione. Per poi ricominciare il tutto da capo in quello che è a tutti gli effetti un circolo vizioso. 

Indipendentemente dalla capacità di gestire l’intensità del Desiderio, la mancanza per essere colmata necessita di un “Oggetto” che funga da elemento di soddisfazione.

L’oggetto del desiderio può essere un bene fisico, un ruolo sociale o un aspetto relazionale, fino a vestirsi di concetti astratti e ideologici come “un mondo migliore”.

Rappresentando l’approdo di quella logica trasformativa che caratterizza il desiderio, l’oggetto cambia in base alla crescita dell’uomo, spostandosi dalla soddisfazione dei bisogni considerati come primari (sempre in base alla condizione di vita in cui si trova il soggetto), verso una sfera di interesse più ampia e arrivando quindi a desiderare un “mondo più giusto, diverso, migliore” da quello che si vive. Al netto che in molti casi questi desideri “astratti” rappresentano una facciata dietro la quale si nascondono degli irrisolti individuali, in altrettante occasioni viene vissuta appieno la potenza creatrice del desiderio dando vita a realtà, situazioni e movimenti che hanno cambiato, in meglio o in peggio, la storia dell’uomo.

Considerato ciò, è necessario tenere presente un altro fattore che rende il desiderio molto importante tanto per l’individuo quanto per il Potere: il tempo di realizzazione. Un desiderio ha bisogno per concretizzarsi del tempo necessario al soggetto per raggiungere l’agognato oggetto, tempo determinante per realizzare la trasformazione del soggetto desiderante, che cambia nel percorso che lo porterà alla soddisfazione del desiderio stesso. Quando in una società, tipicamente opulenta,  la soddisfazione arriva prima del desiderio invertendo il rapporto di tempo, si finisce con l'uccidere il desiderio stesso: è il caso dei bambini che vengono sommersi di “regali” mai richiesti né voluti, dei ragazzi con tantissime attività da svolgere, ma nessuna richiesta da loro, fino agli adulti con tantissimi oggetti e dispositivi presi senza un vero motivo. Una società opulenta e fisiologicamente consumista di questo tipo uccide con la sovrabbondanza l’intensità del desiderio - che, ricordiamolo, è dato dalla mancanza - e quindi annichilisce il motore di trasmutazione tipico di quella particolare forma di sofferenza. Tali società si vedono animate da persone tendenzialmente apatiche, incapaci di reggere la sofferenza e quasi fisiologicamente proiettate nella virtualità.

Questi soggetti non sanno cosa vogliono perché la realtà è che non vogliono nulla, in quanto possiedono già prima di sviluppare quell’interesse dovuto alla mancanza: di conseguenza anche la volontà di potenza ne viene danneggiata. Va da sé che una società abitata da soggetti che non sanno più desiderare è facilmente controllabile, perché si va a perdere sia la spinta trasformativa interiore sia la capacità propulsiva per un cambiamento generale, tipica dell’intensità del desiderio.

Per riconoscere una società opulenta basta osservare se l’offerta è superiore alla domanda, ossia se la soddisfazione è più presente della mancanza. In questo caso, osserveremo anche che in queste società è presente di solito il controllo di ciò che è desiderabile, ossia dell’oggetto del desiderio.

Infatti, uno dei meccanismi atavici che si scoprono nell’infanzia è il desiderare l’oggetto del desiderio dell’altro, ossia considerare desiderabile ciò che è già desiderato da qualcun altro, non per le proprietà intrinseche dell’oggetto in questione, ma semplicemente perché già oggetto del desiderio di per sé. Tipico dei bambini che voglio lo stesso giocattolo usato da altri, non perché desiderano il giocattolo di per sé, ma unicamente perché viene usato. Riportando questo meccanismo su schemi da adulti, scopriamo come il ruolo di testimonial, influencer o opinion leader vada ad incrementare, insieme ad un capillare sistema di pubblicità, quello che viene ritenuto desiderabile e in che misura.

Inoltre queste figure, insieme a tutto l’impianto di cui sono parte e rappresentanti, servono a mantenere alto il livello di eccitazione di una società in realtà di per sé apatica, grazie al continuo stimolo sulla novità. La novità, infatti, ha il grande pregio di non invecchiare mai ma di morire non appena si presenta una novità successiva. Così, più vengono proposti elementi di novità, più un pubblico facilmente eccitabile si trova coinvolto in un meccanismo di assuefazione e di dipendenza dalla novità stessa.

Il fenomeno di riprova sociale che prevede un atavico adeguarsi a fenomeni più ampi della mera individualità, chiude il quadro del controllo sociale attraverso il controllo del desiderio.

Quindi, in una società in cui i soggetti sono diseducati al potere, diseducati al desiderio, in sovrabbondanza di beni e con oggetti del desiderio prestabiliti, è chiaro che chi controlla questi meccanismi di fatto ha il dominio sulla società stessa. Teniamo presente che in una società del genere un’arma molto importante per chi siede nelle posizioni di dominio è la privazione stessa: andare a togliere l’abbondanza (o surplus) di beni materiali e immateriali condanna pertanto i soggetti sopra descritti a ingestibili momenti - più o meno lunghi - di mancanza e quindi di sofferenza. La scarsa capacità di sopportazione gioca un ruolo fondamentale nella società diseducata al potere.

In sintesi la legge del Potere sul Desiderio si esplica con il facile assioma “Chi controlla il desiderio esercita il Potere controllando il senso di mancanza”.

Equilibrare momenti di mancanza e di opulenza permette quindi il mantenimento del potere attraverso la concessione e la privazione dell’oggetto del desiderio precedentemente scelto e proposto a tutti i soggetti diseducati al potere e al desiderio stesso.