Il Dagda e la Morrigan
i due volti della guerra

cc.jpg

Nell’articolo precedente abbiamo parlato di Lúg e Nuada, due divinità legate principalmente alla regalità. Questa volta ci occuperemo di altre due divinità che sono invece legate alla guerra e all’aspetto guerriero, oltre ad essere strettamente connesse tra loro: il Dagda e Morrigan.

 

Il Dagda è certamente considerabile una divinità guerriera, a cui viene associato in particolare il ruolo di combattente protettore: è colui che ha l'incarico di allontanare gli spiriti demoniaci, rappresentati nel mito dai Fomori. Quello della protezione, però, non è l’unico dominio del Dagda: è infatti considerato anche strettamente collegato alla fertilità nonché signore del tempo sia atmosferico che cronologico, tutti elementi strettamente connessi alla coltivazione dei campi. Partendo dai domini associati alla figura del Dagda, possiamo trovare un altro interessante parallelismo con la mitologia nordico/germanica.

Esiste infatti, presso i popoli di stirpe germanica, una divinità considerata protettrice del genere umano e portatrice della fertilità dei campi: Thor.

 

Se paragonare Lúg e Odino ha portato a scoprire numerosi punti in comune, non da meno è il paragone tra il Dagda e Thor. Innanzitutto, l’arma che brandiscono: Mjöllnir, il martello di Thor, e la clava del Dagda sono infatti strettamente connesse con la folgore, caratteristica che ha portato i romani ad associare le due divinità a Giove. Ma le similitudini tra Mjöllnir e la clava del Dagda non si esauriscono qui: essi sono infatti anche due simboli di fertilità. Il martello di Thor viene posto in grembo alle spose per consacrarne le nozze, mentre la clava del Dagda è un chiaro simbolo fallico, al punto che il termine celtico lorg indica sia la clava sia l’organo sessuale maschile. Uno dei poteri associato alla clava del Dagda, inoltre, è quello di ridare la vita ai morti che vengono toccati da una delle sue due estremità. L’altra, però, dà la morte: questo ci fa capire come l’energia del tuono fosse considerata ambivalente, potendo avere carattere fecondo o distruttore a seconda di come veniva scatenata, similmente a quella del fuoco presso i Greci ed altri popoli antichi. Questa caratteristica è condivisa da Mjöllnir, terribile arma contro i nemici di Thor, che però viene usata dal Dio per consacrare il rogo funebre di Baldr allo scopo di trasmettere energia divina al defunto per propiziarne il ritorno alla vita (dopo il Ragnarok). Ma questo non è il solo esempio in cui Thor agisce in questo modo: infatti, ogni qual volta si trovi costretto a cibarsi delle due capre che trainano il suo carro, è proprio consacrandole con Mjöllnir che il Dio del Tuono le riporta alla vita. Anche il Dagda ha due animali come compagni, ovvero due maiali (o cinghiali, a seconda delle traduzioni), che lo accompagnano e lo sfamano in caso di bisogno: mentre uno sta sullo spiedo l’altro siede accanto al Dagda. Finito il pasto del Dio, l’altro sale sullo spiedo, mentre il primo cinghiale torna alla vita in una simbologia che probabilmente sta a rappresentare il ciclo vitale di piante e animali. Caratteristica comune alle due divinità è anche lo smodato appetito: di Thor viene detto che può mangiare un bue e otto salmoni da solo, mentre del Dagda viene raccontato che si ciba di una quantità sproporzionata di porridge nell’accampamento dei Fomori. Questo enorme appetito è ciò che ci si attende da due vigorosi guerrieri, e la grande energia che deriva dal consumare molto cibo è associata alla loro forza smisurata, simboleggiata anche dal peso delle loro armi. Il martello Mjöllnir è così pesante che lo stesso Thor, pur essendo estremamente forte, ha bisogno di un paio di guanti e di una cintura magici per brandirlo, mentre la clava del Dagda necessiterebbe di otto o più uomini per essere sollevata se non fosse il Dio a portarla: quando viene trascinata dal legittimo proprietario, essa crea un solco che funge da confine tra le contee.

 

Esattamente come Lúg e Nuada, anche il Dagda possiede uno dei quattro tesori d’Irlanda: un calderone che è fonte inesauribile di cibo, da cui nessuno si è mai allontanato insoddisfatto. Se da un lato questo calderone è l’ennesima riprova che il Dagda è una divinità estremamente connessa all’abbondanza e alla fertilità, dall’altro è un ennesimo punto in comune con Thor. Nonostante Thor non sia proprietario di un simile oggetto, va ricordato che il Dio del tuono è protagonista del furto del calderone in cui far fermentare la birra degli dei, ai danni del gigante Hymir. Il simbolo del calderone è rimasto a lungo nella simbolica e nell’epica d’Europa, come si può vedere nei primi poemi cavallereschi, dove il Graal è presentato non come un calice ma appunto come un calderone, a riprova del legame che unisce la cultura autenticamente europea alle sue Radici.

Tutti questi attributi di abbondanza e protezione che sono valsi al Dagda la nomea di Dio benevolo, quello a cui gli umani si rivolgono per ottenere miracoli, non devono però portare a credere che fosse una divinità esclusivamente pacifica: il suo lato guerriero è in realtà preponderante. Nella guerra contro i Fomori si distingue per valore e forza, allo stesso modo l'impresa più grande di Thor rimane la distruzione dei giganti del ghiaccio: la capacità di proteggere passa obbligatoriamente dall'abilità guerriera. Lo stesso Marte romano, prima dell'incontro ed unione con l'Ares greco, era preposto anche alla difesa dei campi e dei raccolti e veniva pregato dai contadini: questa difesa era garantita tramite l'uso delle armi.

 

A riprova di quanto detto, per ottenere la vittoria contro le demoniache forze del caos fomoriane, il Dagda non esita ad unirsi, sia in combattimento che in matrimonio, ad un’altra divinità parte dei Tuatha dé Danann: la Morrigan.

Se il Dagda è il lato protettivo dell’aspetto guerriero, la Morrigan rappresenta l'impeto, la furia sacra che coglie i guerrieri sul campo di battaglia, quello che i romani definivano furor gallico. La Morrigan è colei che decide l’esito delle battaglie, e il modo in cui lo fa è abbastanza particolare. Essendo la sposa del Dagda, è anche una divinità associata alla fertilità, in quanto va ad integrare la parte “mancante” degli stessi attributi del marito: esattamente come completa il Dagda dal punto di vista guerriero, rappresentandone la parte più feroce e furiosa, anche dal punto di vista della fertilità ricopre la stessa funzione, presiedendone l’aspetto più sensuale ed istintuale. È infatti una divinità strettamente connessa con la sessualità, che decide l’esito delle battaglie seducendo i guerrieri, facendone degli amanti e portandoli alla vittoria.

 

Essendo l’incarnazione della furia guerriera, è anche una divinità legata alla morte: sorvola i campi di battaglia nelle sembianze di corvo, cibandosi dei cadaveri dei caduti, oppure si presenta come una donna che lava panni insanguinati nei pressi dei luoghi dove sono avvenuti dei combattimenti. Questo ci permette di parlare di un altro aspetto associato alla Morrigan: è una mutaforma. Quello della metamorfosi è un tema che ritorna spesso nella cultura celtica, associato ai druidi e alla vita oltre la morte, che affronteremo in futuro. Resta il fatto che oltre a essere, come il marito, divinità guerriera e della fertilità, la Morrigan è estremamente connessa anche con la magia: ella infatti, in alcuni miti, intona canzoni per condurre i suoi protetti alla vittoria, oltre a praticare l’arte della divinazione. Carattere, questo, che l’avvicina paradossalmente ad Odino, con cui condivide la simbologia del corvo (anche se nel caso del Padre di Tutti, è utilizzato diversamente).

Volendo trovare figure simili alla Morrigan nella mitologia germanico/nordica, bisogna pensare alle Valkirye. Sia la Morrigan sia le Valkirye sono figure divine associate alla battaglia e alla guerra, che proteggono i guerrieri “amati”. La sostanziale differenza, però, verte sul fatto che le Valkirye sono figure meno “oscure”, se così si può dire: se da un lato (come la Morrigan) conducono i guerrieri alla morte, dall'altro esse rivelano ai loro protetti parte della saggezza divina, anche in vita. Dopo la morte, poi, conducono i guerrieri nel Valhalla, una delle residenze di Odino, dove servono loro birra e idromele. Sono figure associate alla luce, il cui simbolo è il cigno, animale che simboleggia gli stati superiori dell’essere.

Con il Dagda e la Morrigan abbiamo affrontato l’aspetto guerriero, bellico e prospero delle divinità celtiche, ma il loro pantheon non è certo finito qui. Esistono infatti molte divinità strettamente connesse con la Natura, ambito estremamente caro ai celti e che affronteremo nel prossimo articolo.