I Celti: l'Europa del Sangue

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Se si vogliono ricercare le autentiche Radici d'Europa bisogna intraprendere un viaggio all'interno delle antiche popolazioni che l'hanno abitata e plasmata: sia fisicamente, per esempio con gli insediamenti, sia attraverso il proprio linguaggio, costumi, arte, mitologia, che hanno creato una visione materiale e spirituale comune del mondo e un substrato di valori per i secoli a venire.

Se è universalmente riconosciuto che la culla della cultura d’Europa si trova presso la Grecia antica, c’è un popolo ad essa contemporaneo che è impossibile non considerare se si parla delle Radici europee.

Questo popolo si è diffuso praticamente in tutto il Vecchio Continente, visto che si può trovarne traccia dalle isole britanniche fino nei paesi dell’Est, passando per Francia, Belgio, Germania e Italia settentrionale. In molti di questi paesi ha segnato profondamente l’origine della Civiltà, sviluppando la loro cultura e fondando città molto importanti ed ancora oggi esistenti, come Lione, Lugano e Milano.

Questa popolazione ha anche avuto contatti con i Greci da cui, curiosamente, ha ricevuto il nome che è stato poi consegnato alla Storia: i Celti.

È estremamente probabile che il nome Celti, infatti, derivi dai termini greci “Keltòi” (utilizzato, tra gli altri, da Erodoto) e “Kéltai”. Entrambi questi termini deriverebbero, secondo i linguisti, dalla radice indoeuropea “kiel” o “kel”, il cui significato, in sostanza, è “foga, impeto”. Dato il significato di questi termini, l'ipotesi più accreditata è che i greci li utilizzassero con l’intento di indicare genti molto bellicose, incontrate per la prima volta sulle coste del Mediterraneo, nei dintorni della colonia greca di Massalia, l’odierna Marsiglia.

 

È particolarmente curioso che questo appellativo sia arrivato fino a noi perché non conosciamo il nome utilizzato dai diretti interessati: come i Celti definissero loro stessi resta un mistero.

Anzi, il vero mistero è capire se anche solo esistesse una parola che i Celti utilizzassero per definire tutto il loro popolo, perché nonostante si possa identificare una continuità linguistica, religiosa ed etnica, è un dato di fatto che i Celti non furono mai un popolo unito, ma diviso in molte tribù.

 

Andiamo però con ordine.

Ad oggi è quasi certo che l’origine delle tribù celtiche sia da identificare nella cultura di La Tène, in una zona situata tra la Germania meridionale, la Francia orientale e la Svizzera settentrionale, delimitata dall’alto corso del fiume Reno e dalle sorgenti del Danubio. Già i nomi dei due grandi fiumi europei ci danno la misura dell’impatto di questo popolo sulla storia d’Europa e sulla sua cultura, dato che entrambi hanno origine celtica e sono giunti quasi immutati ai giorni nostri. “Renos”, infatti, è un vocabolo celtico il cui significato è “mare”, mentre “Danuvius” significa “che scorre veloce”.

In questa zona si insediarono i cosiddetti protocelti, popolazione indoeuropea proveniente da Est e all'epoca facente parte della più ampia cultura di Hallstatt, sviluppatasi nella tarda Età del Bronzo. È possibile che fossero anche imparentati con i misteriosi Dori, popoli dalla pelle chiara e dai capelli biondi che raggiunsero la Grecia al tramonto della cultura micenea, intorno al 1200 a.C. . Sarebbero poi stati i Dori a prendere il sopravvento in Grecia, dando il via all’epoca d’oro della penisola ellenica nello stesso periodo, in cui si sviluppò la cultura di Hallstatt e si insediarono nella zona di La Tène i progenitori dei Celti. Ancora prima che la cultura di La Tène si sviluppasse abbastanza da separarsi da quella di Hallstatt, tra VIII e VII secolo i protocelti raggiunsero la penisola iberica, dopo essersi installati in Francia. Quando la cultura di La Tène si separò da quella di Hallstatt, seicento anni dopo lo sviluppo iniziale, diede la spinta finale all'espansione celtica, raggiungendo la Germania settentrionale, la Manica, le isole Britanniche, l'Italia settentrionale e parte dei Balcani. La cultura di La Tène si impose anche nei territori già precedentemente colonizzati dai protocelti: le genti che incontrarono i Greci ricevendo il nome di Keltòi facevano già parte della nuova cultura. Durante il V secolo le popolazioni ormai a pieno titolo definibili celtiche erano già inserite in una rete commerciale che si sviluppava in tutta Europa, comprendendo Etruschi, Greci e Sciti (popolo iranico dell’Europa Orientale).

La grande espansione celtica in Europa ebbe come effetto la suddivisione del popolo nella moltitudine di tribù che caratterizzarono la loro civiltà. Questo processo risulta naturale ed inevitabile, se si considera la struttura sociale tipica di questo popolo.

I celti, infatti, avevano come unità fondamentale il clan, ovvero un’estesa famiglia allargata di stampo patriarcale,  e molto probabilmente, nell'ambito della colonizzazione celtica a spostarsi furono proprio interi gruppi familiari collegati da legami di sangue: il clan, separato dal resto del popolo e insediato in un territorio occupato solo da esso, diventa tribù.

Al di là delle differenze tribali, che necessariamente si palesano col passare del tempo e riflettono le diverse condizioni di vita ed esperienze della comunità, resta il substrato culturale delle origini. Infatti si individuano molti tratti comuni a tutte le tribù celtiche.

 

Una su tutte è la struttura sociale.

Richiamando le teorie di un grande studioso di religioni, il francese Dumézil, e quanto Giulio Cesare riporta nei suoi scritti sulla conquista della Gallia, possiamo affermare quasi con certezza che la struttura sociale fosse piramidale e tripartita, specularmente riportata nella religione.

Tre erano le funzioni assegnate alle classi sociali: quella sacrale, quella guerriera e quella produttiva.

 

  • La funzione sacrale era svolta dai sacerdoti che, nel caso dei Celti, venivano chiamati druidi. Figure enigmatiche, su cui sono fiorite moltissime leggende. Ad esempio, secondo alcuni la figura di Merlino, il mago di corte e consigliere di Re Artù a Camelot, discenderebbe dalla tradizione celtica, essendo ispirata proprio ai druidi. Definirli sacerdoti però è limitante. La loro educazione durava attorno ai trent’anni e comprendeva tutte le conoscenze a disposizione dei Celti: dall’astrologia alla medicina, dalla religione al diritto. Erano quindi medici, filosofi, religiosi, astronomi e astrologi. Spesso rivestivano la figura di consiglieri dei sovrani. Giulio Cesare ci riporta come fossero accanitamente contrari all’utilizzo della scrittura per la registrazione dei precetti religiosi. Inoltre non era un ruolo riservato agli uomini: sempre secondo Cesare, anche le donne potevano accedere al ruolo di druido. Erano i custodi del Sacro Ordine Naturale, responsabili, tra le altre cose, del calendario e, di conseguenza, della celebrazione delle feste annuali.

 

  • La seconda funzione è quella guerriera ed è assolta dall’aristocrazia, che è anche la classe sociale che esprime il sovrano di ogni tribù. Noti per il loro ardore in battaglia, per la loro forza fisica e per il loro coraggio, secondo la tradizione mitologica i Celti avrebbero combattuto e conquistato per celebrare quella che presso i popoli italici è conosciuta come primavera sacra: un rituale in cui, oltre a sacrifici e invocazioni, era previsto che i primogeniti della tribù nati nella primavera della celebrazione dovessero fondare un'altra colonia quando avessero raggiunto l'età adulta. La realtà, portata alla luce dagli studi e dai rinvenimenti archeologici, è leggermente diversa. L’approccio alla guerra, infatti, risulta molto più politico e strategico, permettendo quindi anche grossi movimenti che condussero alla conquista di nuove terre, come nel caso dell’invasione del nord Italia, nel IV sec. a.C.

Risulta quindi che i celti utilizzassero la guerra come strumento politico, per incrementare il potere e la ricchezza di una tribù, espandendone i possedimenti territoriali.

Oltre a ciò si ricordi che presso i Celti quello della guerra era considerabile a tutti gli effetti un lavoro, ed erano molti i guerrieri che intraprendevano il mestiere del mercenario: guerrieri celti furono infatti impiegati dai Greci, soprattutto nelle colonie, e anche dai Cartaginesi.

 

  • Il resto della popolazione era incaricato della terza funzione, quella produttiva. Popolo principalmente agricolo, i Celti non erano però tutti contadini. Famosi, infatti, sono gli artigiani che hanno consegnato alla storia delle opere d’arte, soprattutto in metallo, sotto forma di else di spade, gioielli e calderoni, istoriati con una maestria che per molto tempo non ha avuto eguali in Europa e nel Mondo. Vista questa padronanza nell’artigianato, si creò un fruttuoso settore commerciale, che richiese anche l’apertura di numerose strade nel continente europeo. È lo stesso Giulio Cesare a parlarne, spiegando come le sue legioni abbiano potuto muoversi con relativa facilità in Gallia grazie, appunto, alle strade aperte dai Celti stessi.

 

Quello della struttura sociale è solo uno dei punti comuni a tutte le tribù celtiche, e testimonia come di fatto ci si trovi in presenza di un popolo con un'unica radice, anche se diviso da un punto di vista politico. Per questo possiamo ritenere che il motivo per cui ci siano stati tramandati i nomi delle varie tribù ma non quello che il popolo dava a sé stesso, sia da ascrivere al fatto che al momento della massima espansione un celta poteva percorrere l'Europa dall'Ungheria alla Bretagna e oltre Manica fino all'estremo nord della Scozia senza mai incontrare un popolo diverso dal proprio: in mancanza di genti straniere, è plausibile che non si sia mai avvertita la necessità di coniare un termine per differenziarsi, al di là di quelli tribali.

Ma, come dicevamo, le somiglianze tra le varie tribù celtiche non si esauriscono  solo nella struttura sociale: ne vedremo ancora nei prossimi articoli.