Bilbo, Sam
e il Destino dei Portatori dell'Anello

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“Un mortale caro Frodo, che possiede uno dei Grandi Anelli, non muore, ma non cresce e non arricchisce la propria vita: continua semplicemente, fin quando ogni singolo minuto è stanchezza ed esaurimento. E se adopera spesso l’Anello per rendersi invisibile, sbiadisce: infine diventa permanentemente invisibile e cammina nel crepuscolo sorvegliato dall’oscuro potere che governa gli Anelli. Sì, presto o tardi, tardi se egli è forte e benintenzionato, benché forza e buoni propositi durino ben poco, presto o tardi, dicevo, l’oscuro potere lo divorerà”

 

Degli ultimi due Portatori c'è di sicuro un po' meno da analizzare, perlomeno in quanto tali, ovvero volendo osservare unicamente ciò che fanno rispetto al possesso dell'Anello. Bilbo ne fa un uso sporadico dopo la sua grande avventura: l'occasione più famosa è la particolare “uscita di scena” al suo compleanno, e l'utilizzo non prolungato è sicuramente uno dei motivi per cui la sua corruzione non è paragonabile a quella di Gollum, nonostante lo abbia avuto per decenni. Sam, invece, lo porta per ben poco tempo in generale. Eppure, anche da questo poco si possono estrapolare dei messaggi, insieme ad un elemento fondamentale che lega tutti loro nel loro ruolo, compresi Frodo e Gollum.

 

Bilbo viene preservato, almeno in buona parte, dalla corruzione dell'Anello solo in virtù del poco utilizzo che ne fa, e anche Gollum non ne ha molto bisogno nell'oscurità del sottosuolo dove risiede per secoli. Bilbo trova l'Anello a terra nella caverna di Gollum perché l'Anello vuole essere trovato, ma ne diventa Portatore solo dopo averlo sottratto dalle grinfie del suo precedente possessore, sfuggendogli. Ed è questa la fondamentale differenza tra i due: ricorderete che Gollum si è impossessato dell'Anello tramite tradimento e omicidio (https://www.accademiadiciannove.com/gollum-caduta-dentro-se), mentre Bilbo compie la sua prima azione da Portatore risparmiando una vita. La sua Pietà, che sicuramente deriva da una diversa personalità ed inclinazione rispetto a Sméagol, è ciò che segnerà la grande difficoltà dell'Anello ad agire su di lui come ha agito sull'antico Hobbit. Di sicuro con il tempo i suoi effetti si fanno sentire, come è stato per Isildur e come sarà per Frodo, ma esserne entrato in possesso in quel modo ha sicuramente portato ad una presa minore sulla sua mente e sul suo spirito: anche se leggiamo che ha cominciato a definirlo come il suo “Tesoro” durante il colloquio con Gandalf, con l'aiuto dello Stregone è in grado di rinunciarvi, cosa quasi impossibile per una creatura che l'ha posseduto per così tanto tempo. Bilbo ha nel Cuore la sua forza, ed è una forza immensa.

 

Sam è un'altra storia. Come amico e supporto di Frodo il suo ruolo è incredibile, e meriterebbe un approfondimento a parte; qui parleremo solo del suo breve periodo da Portatore, che già dice molto sul personaggio. Sam si ritrova a dover portare l'Anello in circostanze disperate: Frodo, attaccato e morso da Shelob, giace a terra gelido e privo di sensi. Sam, ignaro del veleno del ragno, crede sia morto, ma non può attardarsi in quel luogo infestato di Orchi né tantomeno seppellirlo. Prende allora la sofferta decisione di lasciarlo dov'è per portare a compimento la Missione, più importante di qualsiasi cosa, e si mette al collo l'Anello, che gli sembra pesante come un macigno. Sentendo arrivare una pattuglia di Orchi se lo infila per nascondersi, e da loro apprende che Frodo non è morto: l'artefatto gli permette di comprendere la Lingua Nera in cui parlano. Non viene scoperto da Sauron poiché, a differenza dei film, indossare l'Anello non implica l'immediata individuazione: succede solo a Frodo quando fugge da Boromir poiché la sua vista vaga fino a Mordor sfiorando la mente dell'Oscuro Signore, che comunque non riesce a trovarlo, e alla fine, quando si appropria dell'Anello dove è stato forgiato, sfidando Sauron per il suo possesso. Di certo Sam può sentire l'irrequietezza dell'Occhio, che sembra comunque consapevole, a livello istintivo, che l'Anello è nelle vicinanze. A questo punto, raggiunta la terra di Mordor e la torre in cui Frodo è stato portato, Sam viene tentato dall'Anello. La situazione è disperata, e lui avrebbe tutti i motivi per cercare di usarlo per liberare Frodo, ma l'Anello va oltre: gli suggerisce che lui, Sam, potrebbe usarne il Potere per distruggere Sauron e, dettaglio delizioso che svela cosa cova l'Hobbit nella sua anima, trasformare l'arido altopiano di Gorgoroth in un giardino fiorente.

 

“Il piccolo giardino di un libero giardiniere era tutto ciò di cui aveva bisogno, e non un giardino ingigantito alle dimensioni di un reame; aveva bisogno di adoperare le proprie mani, e non di comandare le mani altrui”

 

Già questo basterebbe a vedere la grandezza dell'Amore di Sam per la Terra, la sua Umiltà e la sua ingenua saggezza, ma è soprattutto l'affetto per Frodo a fagli scacciare subito quelle fantasie: sa benissimo che non può usarlo, e sa che deve almeno tentare di liberare il suo amico. Nonostante la situazione disperata, che porterebbe chiunque a cercare di usare l'Anello vedendosi perduto, Sam riesce a mantenere una lucidità ammirevole, grazie alle virtù che ha dentro di Sé, le quali rendono subito vane le lusinghe del Potere.

 

I tre Portatori rimasti, ovvero Bilbo, Frodo e Sam, anche se in momenti diversi, saranno tutti premiati con l'accesso a Valinor, dove le ferite dell'anima causate dall'oggetto malvagio potranno essere curate, donandogli la meritata pace.

 

Come abbiamo visto anche nei precedenti articoli, tutti i Portatori possono insegnare qualcosa a chi riesce a leggere i loro comportamenti e il loro rapporto con l'Anello. Oltre a questo, si può vedere un filo che li collega, sottile ma al tempo stesso visibile, che è uno dei cardini dell'intera opera Tolkieniana insieme alla Speranza: il Fato.

 

“E’ giunta l’ora del popolo della Contea, ed esso si leva dai campi silenziosi e tranquilli per scuotere le torri ed i consigli dei grandi. Quale dei Saggi l’avrebbe mai predetto? E perché, se sono veramente saggi, avrebbero dovuto pretendere di saperlo prima che suonasse l’ora?”

 

Che cos'è il Fato? Nella sua tipica accezione latina, che deriva da fari ovvero “dire, parlare”, fa riferimento alla parola delle divinità: il destino irrevocabile pronunciato dagli Déi e fissato fin dal principio, a cui tutti i mortali devono sottostare, che lo vogliano o meno. Al Fato sono dedicati divinità e luoghi nelle opere di Tolkien, come l'omonimo Monte in cui l'Anello deve essere gettato. Qui però ci troviamo di fronte ad un'accezione puramente germanica, e quindi anche anglosassone, del concetto: il Wyrd. Esattamente come il Fato dei Latini e dei Greci, anche il Wyrd è una forza primordiale alla quale gli stessi Déi sono sottoposti, stabilita da tre figure femminili, siano esse le Moire greche, le Parche romane o le Norne germaniche. Il Wyrd tuttavia differisce dalla comune accezione del Fato per un aspetto fondamentale: l'elemento eroico che nega il fatalismo, ovvero la passività rispetto al Fato. Per i germani e norreni il Wyrd non andava subìto passivamente, ma abbracciato o, ancora meglio, combattuto in una estrema prova di volontà, nonostante la sua ineluttabilità. Ne è la prova il mito del Ragnarok, la battaglia finale: Odino, Padre degli Déi, che conosce come andrà a finire e sa che morirà, si prepara comunque per combattere al meglio radunando attorno a Sé i più valorosi guerrieri nel Valhalla, invece di abbandonarsi al nichilismo. Anche nel mondo di Tolkien viene detto che i Valar - come tutti gli altri - sono sottoposti al Fato, che però è inteso come la volontà di Eru, il Creatore, e come ciò che è stato stabilito nella Musica che ha creato il Mondo. Alcuni dei Valar lo conoscono, più o meno approfonditamente, ma nessuno può modificarlo.

 

Nel Signore degli Anelli sentiamo più volte parlare di Fato, da più personaggi. Gandalf è il primo a suggerire cosa possa accomunare i Portatori, parlando del ritrovamento dell'Anello da parte di Bilbo: “Dietro a questo incidente vi era un'altra forza in gioco, che il creatore dell'Anello non avrebbe mai sospettata. È difficile da spiegarsi e non saprei essere più chiaro ed esplicito: Bilbo era destinato a trovare l'Anello, e non il suo creatore. In questo caso, anche tu eri destinato ad averlo”. Gandalf parla anche di Gollum e della parte che può ancora giocare nella storia dell'Anello, conoscendo il suo legame indissolubile con l'oggetto.

Tom Bombadil, sicuramente il personaggio più enigmatico e forse più potente dei romanzi, che può infilarsi l'Anello al dito senza conseguenze, farlo addirittura scomparire e vedere chi lo indossa senza problemi, li sprona a cavalcare “verso il destino che vi attende con cuore intrepido e allegro”; detta da lui, la frase ha decisamente un altro effetto.

Anche Elrond comprende che è il Fato ad aver portato l'Anello da Frodo, e trova appropriato che sia lui a portarlo fino a Mordor, riconoscendo che è l'unico che può trovare la strada, e pronunciando le parole sul popolo della Contea citate all'inizio di questa sezione di articolo. Galadriel ha una visione molto più tetra: ella è consapevole che l'arrivo di Frodo è l'arrivo del Fato per Lothlòrien, poiché quale che sia il risultato dell'impresa il regno elfico è destinato a scomparire, che sia per mano delle truppe di Sauron vincitore o per mano del Tempo, dato che il Potere dei Grandi Anelli è legato a quello dell'Unico, e una volta distrutto questo il suo Anello avrebbe perso il potere di mantenere il bosco inalterato, costringendo il suo popolo ad abbandonarlo. Aragorn parla di “altre potenze che agiscono, molto più forti di noi” in relazione alle decisioni di Frodo e all'opportunità di influenzarle. Gli esempi sono moltissimi.

Ma il Fato si manifesta decisamente più negli avvenimenti che nelle parole. L'oggetto più potente della Terra di Mezzo, una volta strappato al suo Signore, abbandona chi se ne è impadronito, Isildur, finendo sul fondo di un fiume. Quasi duemilacinquecento anni dopo, viene ritrovato da un Hobbit, che viene subito ucciso da un altro Hobbit, il quale lo porta in una caverna nelle profondità del sottosuolo. Centinaia di anni dopo, l'Anello sente che il potere di Sauron torna a crescere, e cerca di liberarsi dalla creatura per tornare da lui, finendo nelle mani... Di un Hobbit. Da lì, verrà ereditato da un altro Hobbit, che lo porterà, aiutato per un tratto da un altro Hobbit, fino a dove è stato forgiato, per venire distrutto... Dall'Hobbit che ha ucciso il suo simile per averlo. È piuttosto evidente una ricorrenza di almeno un fattore, che è impossibile definire casualità. Così come non è casualità che Gollum sia l'unica creatura che conosca come entrare a Mordor e sia in grado di guidare Frodo e Sam, non è casualità che nel momento del bisogno, in cui Sam rinuncia ad usare l'Anello, gli Orchi che tengono Frodo prigioniero si uccidano tra loro per la sua cotta di mithril, permettendogli di salvarlo, e soprattutto non è un caso che Gollum metta un piede in fallo e così distrugga Sé stesso e l'Anello.

 

In effetti, tornando sull'affermazione di Aragorn sulle “altre potenze” che agiscono sul loro percorso, subito prima della fine si può leggere un passaggio estremamente interessante, che può gettare altra luce sulla distruzione dell'Anello. Frodo e Sam sono sulle pedici del Monte Fato, ormai quasi a destinazione, quando vengono raggiunti da Gollum. Egli attacca subito Frodo, e Sam interviene per aiutarlo, ma si accorge che l'amico non ne ha bisogno:

 

“Poi, ad un tratto, come gli era accaduto all’ombra dell’Emyn Muil, Sam vide i due rivali in un’altra visione. Una figura accovacciata, la pallida ombra di un essere vivente, una creatura completamente distrutta e sconfitta eppure piena di avidità e di rabbia; innanzi ad essa si ergeva severa, insensibile alla pietà, una figura vestita di bianco che aveva al petto una ruota di fuoco. Dal fuoco uscì una voce imperiosa.
«Vattene, e non mi tormentare più! Se mai dovessi toccarmi ancora, verrai gettato anche tu nel Fuoco del Fato».
La figura accovacciata indietreggiò, e nei suoi occhi ammiccanti vi era del terrore, ma al tempo stesso un insaziabile desiderio.
Poi la visione svanì e Sam vide Frodo in piedi, che respirava affannosamente con la mano sul petto, e Gollum inginocchiato davanti a lui, con le mani aperte poggiate per terra”

 

Alcuni lo interpretano come il vero segno della caduta di Frodo, che si sta comportando come Padrone e non come Portatore dell'Anello, ma è anche vero che la promessa della figura lucente si avvererà di lì a poco, e nessuno sulla Terra ha il potere di controllare il Fato. Come interpretare questo passaggio lo lasciamo a voi, ma una cosa è certa: Eru, il Creatore, e il Fato stesso non hanno abbandonato la Terra di Mezzo.

I Fuochi di Gondor