I BACI DI FREYA
 
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Un altro dei simboli del periodo natalizio sono alcuni tipi di pianta, come l’Agrifoglio, il Pungitopo oppure il Vischio. Anzi, tecnicamente quest’ultimo è un emiparassita che cresce sui tronchi di alcuni alberi, sviluppando proprio nel periodo del Solstizio Invernale foglie d'un verde brillante e bacche bianche, che vengono spesso utilizzate ad uso ornamentale… ma non solo! 


Con la scusa che “sotto le Feste, porta fortuna”, può talvolta succedere che in questo periodo qualcuno ci si avvicini con un rametto di vischio in mano, cercando di strapparci un bacio che nella maggior parte dei casi mai e poi mai gli avremmo dato; tutti avremmo pensato che si fosse trattato solo del maldestro e fastidioso tentativo del solito rompiscatole in cerca di qualche attenzione in più, ma quanti di noi sapevano che invece dietro a questa usanza si nasconde il perpetuarsi di una Tradizione plurimillenaria?
 
Ancora una volta, le radici antichissime di questa usanza natalizia affondano nella mitologia nord europea. Si narra infatti che, per difendere l’amatissimo figlio Baldur dall’invidia di suo fratello Loki, la dea Freya chiese ai quattro elementi (Fuoco, Aria, Terra e Acqua), a tutti gli animali e a tutte le piante di prestare un giuramento. Essi promisero alla moglie di Odino non solo di non recare a Baldur alcun male, ma anche che lo avrebbero difeso da qualsiasi pericolo; eppure Freya, per una distrazione, tralasciò di includere proprio il vischio, che sospeso com’era tra il cielo e la terra, era rimasto nascosto alla sua attenzione. 


Resosene conto, Loki decise subito di approfittarne. Colse alcuni rami di questa pianta e li utilizzò per fabbricare una freccia che diede al fratello Hodur, il dio cieco dell’Inverno, e con l’inganno lo convinse a scagliarla usando il suo arco. Il dardo colpì Baldur e lo uccise, gettando tutto il mondo e gli esseri che lo abitavano in un nero sconforto che durò tre giorni e tre notti. 


Affranta per la perdita di Baldur la madre accorse al suo capezzale, piangendo tutte le sue lacrime. Queste, entrando in contatto con il legno di vischio della freccia che aveva ucciso Baldur, si trasformarono miracolosamente nelle bacche bianche della pianta stessa, assumendo un potere curativo che valse al dio la guarigione ed il ritorno alla vita. Commossa dall’enorme gioia di poter riabbracciare il figlio risorto, Freya stabilì che da quel momento in avanti, chiunque si fosse trovato a passare sotto un ramoscello di vischio, e con un bacio si fosse riappacificato col proprio nemico, avrebbe goduto del suo eterno favore. Il vischio divenne dunque, oltre ad una pianta alla quale erano attribuite proprietà curative di origine divina, un simbolo della forza dell'amore e della vita e del suo prevalere su odio e morte.

L'Agrifoglio dei Druidi


In merito all'uso dell'agrifoglio nelle decorazioni natalizie, possiamo considerare i Druidi celtici tra i principali responsabili delle origini di questa tradizione. Essi, oltre a conoscere e tramandare l'uso di preparare decotti curativi a base di foglie e radici d'agrifoglio, attribuivano a questa pianta il potere di tenere lontani demoni e spiriti maligni (ed è per questo che ne infilavano alcuni ramoscelli tra i capelli, quando giungeva il momento per loro di assistere a riti sacrificali); e proprio per tenere lontani gli spiriti malvagi, in Inghilterra la notte di Natale c'è ancora chi appoggia un ramoscello sul cuscino di una giovane ragazza.

Agrifoglio e Pungitopo, nell'antica Roma


Per gli antichi Romani, invece, l'agrifoglio e anche il pungitopo erano piante sacre al dio Saturno. Durante i giorni della festività dei Saturnali (che per una strana coincidenza, cadono proprio nel periodo del Solstizio d'Inverno), con rami e foglie di questi due arbusti venivano preparate corone e ghirlande per adornare le statue che raffiguravano la divinità; un'abitudine, questa, che come molte altre non è stata abbandonata con l'arrivo del Cristianesimo e che dura ancora ai giorni nostri.
I Romani, inoltre, si appuntavano rametti e bacche di queste piante ai vestiti, considerandola come una sorta di potentissimo talismano contro disgrazie e iettature. Arrivavano persino a piantarne degli esemplari nei giardini delle loro case o vicino ad esse!
 
Insomma, come negli articoli precedenti, abbiamo preso in esame alcuni oggetti e personaggi-simbolo di quella che oggi siamo abituati a considerare la Tradizione del periodo Natalizio, scoprendo che in realtà quasi tutte queste usanze vantano un’origine ancora più antica rispetto alla Religione Cristiana. Si tratta di simboli, gesti ed azioni mutuate dai culti Pagani praticati dai Popoli europei prima dell’avvento del Cristianesimo, talmente profonde e radicate nell’animo stesso di ciascuno di questi Popoli, da riuscire a resistere al sopraggiungere dell’evangelizzazione. E, lasciatecelo dire: che funzionino oppure no, noi ne siamo orgogliosi, e continueremo a farle vivere, finché i nostri figli non prenderanno il nostro posto dopo di noi...

Buona Fine e buon Principio da Accademia Diciannove!