Tolkien: L 'Amore come Motore Immobile

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Quando guardiamo la persona amata ci accorgiamo che quello che proviamo è qualcosa di molto più grande, più puro e più forte di noi.

Questo com’è possibile? Come si può contenere qualcosa di più grande?

Le avventure, opere, trasformazioni che siamo disposti a compiere per la persona amata e in nome dell’amore che proviamo ci portano a diventare degni del sentimento. Vi è un’evoluzione perché l’amore ha in sé quella forza trasformativa, quella potenza primordiale che ci permette di crescere e arrivare ad esprimere la nostra vera essenza.

Questo ci suggerisce di guardare alla persona amata piuttosto che al nemico per scoprire la forza vitale che ci spinge ad agire per qualcosa di più grande di noi, che però siamo in grado di contenere al nostro interno. È proprio in questa capacità trasformativa che si trova dunque l’atavica forza dell’amore, non in un sentimentalismo struggente o in una passione sregolata.

Queste tre storie ci suggeriscono dunque l’importanza dell’amore come motore per essere degni della persona amata e del sentimento stesso che si prova.

EOWYIN, LA BIANCA DAMA

Eowyn, la nipote di Re Theoden di Rohan, si ritrova inizialmente imprigionata, come tutta la sua terra, tra le quattro mura di un palazzo il cui Signore è sotto il controllo di forze oscure, e sente di non poter fare nulla per sistemare la situazione. Quando Aragorn arriva in compagnia di Gandalf a liberare Theoden dall’influenza di Saruman, Eowyn non può che rimanere attratta da colui che, dopo aver restituito a Rohan il suo Re, sta aiutando una nazione in ginocchio a rimettersi in piedi: in breve la fanciulla rimane attratta dalla speranza che Aragorn riporta a Rohan. Egli, accortosi dell’invaghimento di Eowyn e non ricambiandolo, la respinge con il riguardo dovuto nei confronti di un sentimento comunque privo di secondi fini: “È solo di un’ombra e di un pensiero che sei innamorata. Non posso darti quello che cerchi”, si limita a dirle.

Ironicamente sarà proprio questo rifiuto e la volontà di non perdersi d’animo che porteranno la Bianca Dama a dimostrare il suo valore in battaglia arrivando ad uccidere il Re Stregone, tentando di conquistare l’amore dell’uomo ci cui si è invaghita, e sarà proprio combattendo e rimanendo ferita che riuscirà a trovare l’amore della sua vita: durante i mesi di ricovero incontrerà Faramir, al fianco del quale troverà finalmente la vera felicità dopo la fine della guerra.

IL RE ARAGORN E ARWEN, LA STELLA DEL VESPRO

Un vecchio adagio popolare vuole che dietro un grande uomo ci sia sempre una grande donna. E quale migliore esempio ci potrebbe essere di grande uomo, se non quello di un Re?

Aragorn affronta un percorso che lo porta – al pari di altri personaggi – ad evolvere se stesso per divenire ciò che sin dalla sua nascita è destinato ad essere. Ma tale evoluzione, con tutti gli sforzi di volontà, di costanza e con tutti i sacrifici che comporta, è legata a doppio filo alla storia d’amore tra lui e l’elfa Arwen.

Aragorn perde suo padre, morto in battaglia, all’età di soli due anni e da quel momento viene cresciuto alla corte di Re Elrond. Quest’ultimo, tuttavia, su richiesta della madre del piccolo, mantiene uno stretto riserbo sulla vera identità del piccolo e sul suo ruolo, fino a che Aragorn non compie l’età di vent’anni.

Solo allora decide di rivelargli la verità e Aragorn apprende dunque il suo vero nome ed il suo destino, ma non sarà semplice accettarlo e una serie di avventure e missioni contro le forze di Sauron lo porteranno più volte lontano da Arwen, figlia di Elrond della quale si è innamorato a prima vista.

Diversi anni più tardi i due si incontrano nuovamente, quando Aragorn ha ormai raggiunto l’età matura, ed egli regala all’elfa l’Anello di Barahir, sigillo della sua Сasata dal grandissimo valore. Arwen dal canto suo giura all’umano eterno amore, promettendo di sposarlo anche se ciò dovesse costarle l’immortalità.

Il padre putativo di Aragorn e naturale di Arwen, Elrond, acconsente alla loro unione, ma pone un’importantissima condizione: una figlia tanto degna non può che andare in sposa ad un Re, perciò Aragorn, che pure ne ha diritto, se vuole coronare il suo sogno d’amore non ha altra scelta, se non quella di rivendicare il trono.

È proprio allora che egli accetta definitivamente il suo destino e decide di rivendicare il trono e, come è naturale che sia, “un regno gli viene dato”. Al termine della Guerra dell’Anello infatti, come sappiamo, Aragorn viene incoronato Re e convola a giuste nozze con Dama Arwen, generando due figlie ed un erede maschio, Eldarion, che gli succederà al trono.

BEREN E LUTHIEN

Una storia simile a quella di Aragorn e Arwen riguarda i loro antenati: L’Umano Beren è infatti il primo nella storia della Terra di Mezzo ad innamorarsi di un’Elfa, una principessa di nome Luthien. Dopo il primo incontro casuale, durante il quale lui la sorprende in una radura mentre balla e canta graziosamente, i due si incontrano di nuovo diverse volte in segreto, e Luthien gli si affeziona vincendo la diffidenza iniziale. Suo padre, il Re degli Elfi, si insospettisce per le sempre più frequenti assenze della figlia e decide di farla pedinare. Le sue guardie catturano Beren e lo conducono prigioniero al suo cospetto, dove l’Umano dichiara per la prima volta il suo amore per la fanciulla, chiedendo al padre il permesso di sposarla. Egli però non ha nessuna intenzione di acconsentire ad un’unione tra un’Elfa ed un Umano, a maggior ragione perché in quanto tale Beren -al contrario della sua amata- è un mortale, anche se si rende perfettamente conto dell’impossibilità di opporsi ad un simile destino e ad un legame di tale forza.

Anziché opporre un rifiuto alla richiesta di Beren, decide così di porre una condizione che lui ritiene impossibile da realizzare: avrebbe acconsentito al matrimonio solo se Beren fosse riuscito a dimostrargli il suo valore recuperando una gemma magica dalla corona del Signore Oscuro. Beren non si scoraggia e decide di tentare comunque, con l’aiuto di un amico elfo, che sacrificherà la sua vita, e della stessa Luthien. I due amanti, insieme, sono vicini a completare la missione, entrando travestiti nella fortezza del Signore Oscuro e addormentando gli occupanti con un incantesimo di Luthien, ma l’Umano tenta superbamente di fare più di ciò che gli era richiesto: dopo aver recuperato la gemma cerca di staccarne un'altra dalla corona. Così facendo il Signore Oscuro si ridesta costringendoli a fuggire, e nel farlo si trovano davanti il mostruoso lupo guardiano dell'ingresso della fortezza, il quale con un morso divora la mano di Beren che portava la gemma rubata. La magia della gemma lo fa impazzire e fugge via, permettendo agli amanti di trarsi in salvo e tornare dal padre di Luthien, che nonostante il fallimento dell'impresa acconsente al matrimonio.

Dopo qualche tempo il mostro impazzito giunge nel Regno, portando devastazione ovunque vada, ed il sovrano decide di organizzare una squadra per abbatterlo, alla quale si unisce anche Beren, che si sente in parte responsabile per l'accaduto. Nonostante riescano nell'impresa, durante la missione Beren viene ferito gravemente e muore. Straziata dal dolore, anche Luthien si lascia morire, e il suo spirito giunge alle Aule di Mandos, l'Aldilà elfico, dove il suo canto dolce e triste e muove la divinità della Morte e del Fato a compassione. Alla fanciulla viene offerta la possibilità di scegliere se rimanere in quel luogo da sola, dimenticando per sempre le sofferenze patite, oppure fare ritorno nella Terra di Mezzo in compagnia di Beren, dove avrebbe vissuto una vita soggetta a sofferenze, dolore e morte, senza alcuna garanzia di felicità.

Luthien sceglie questa opzione e torna a vivere con l’amato sino alla fine dei suoi giorni, generando Dior, trisavolo di Arwen e Aragorn.

INFINE, C'È UNA QUARTA STORIA DA RACCONTARE.

 

Questa storia si è svolta al di fuori del mondo fatato scaturito dalla penna di Tolkien, eppure è significativa quanto quelle al suo interno, e forse anche un po' di più.

 

EDITH E JOHN TOLKIEN

Lo scrittore incontra la sua amata a Birmingham nel 1908, quando lei ha diciannove anni, mentre lui solo sedici; nel giro di pochi mesi si innamorano e pare che Edith, come Luthien nella leggenda, abbia danzato e cantato per lui presso una radura fornendogli, secondo molti, l’ispirazione per la stesura del racconto. Presto la situazione si complica poiché il tutore cattolico di Tolkien vieta categoricamente al giovane di frequentare la ragazza,peraltro di fede protestante, fino al compimento dei ventuno anni d’età, così come Beren e Luthien vengono momentaneamente separati dalla condizione quasi insormontabile posta dal padre della fanciulla. 

Il Professore si attiene diligentemente al divieto, ma per quattro anni non dimentica né Edith, né i sentimenti che prova per lei, nemmeno quando la ragazza si trasferisce andando a vivere in un’altra città. La sera stessa del suo ventunesimo compleanno, John le scrive una lettera d’amore in cui chiede la sua mano, ma nel frattempo Edith, ritenendo che lui l’abbia dimenticata, si è già promessa in sposa ad un altro uomo.

Tolkien affronta dunque un viaggio per incontrarla e ribadirle i suoi sentimenti, riuscendo a convincerla: Edith restituisce il suo anello di fidanzamento e decide di sposare John, convertendosi al Cattolicesimo, allo stesso modo in cui sia Luthien che Arwen rinunciano alla loro immortalità.

Poco dopo il matrimonio, comunque, allo scoppio della Prima Guerra Mondiale, Tolkien si arruola volontario e parte per la guerra; dopo sei mesi nei quali conosce gli orrori del fronte, vedendo cadere alcuni dei suoi migliori amici (così come Beren perde il suo migliore amico in battaglia), contrae una malattia virale che gli vale il congedo ed il ritorno in patria.

Insieme Edith e John vissero a lungo, generando quattro figli e spegnendosi all’inizio degli anni Settanta; oggi riposano insieme nel cimitero di Oxford, in una piccola e modesta tomba sulla cui lapide, sotto i loro nomi, sono riportati due soprannomi:

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“...perché lei sapeva di essere la mia Lùthien...”

I Fuochi di Gondor