IL RAMO DI  YULE
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Chi di noi in questo periodo dell'anno, da adulto o da bambino, non ha mai trascorso qualche ora di gioia in compagnia dei propri familiari più stretti a preparare l'Albero di Natale? Tutti conserviamo almeno un lontano ricordo della nostra infanzia, quando dopo aver rotto le scatole per settimane ai nostri genitori, il momento fatidico finalmente arrivava. Finalmente, Babbo Natale aveva un posto dove lasciarci i nostri regali! Con entusiasmo appendevamo le palline colorate, gli addobbi, i festoni, il puntale dorato o argentato... e poi, loro: le luci. 

Nell'articolo precedente, abbiamo già avuto un indizio sul significato centrale che la Luce assume durante le Feste di fine anno. E infatti, anche nel più remoto passato, si è sempre fatto in modo che le luci non mancassero nemmeno su quest'altro simbolo delle celebrazioni. Certo: una volta, i fili elettrici con le lucine colorate intermittenti non esistevano, proprio come non esistevano gli alberi di plastica, con quei ridicoli rami pieghevoli, da tirar fuori da una scatola polverosa che tieni in garage per tutto l'anno, e che dopo il 7 di Gennaio nessuno ha mai voglia di rimettere a posto... 
No, miei cari mamme e papà che state leggendo: non vi stiamo dando una scusa per non sbattervi a fare l'Albero quest'anno, anche perché a quest'ora lo avrete già bell'e fatto, cedendo alle insistenze dei vostri ragazzi; cercheremo anzi di rispondere alla domanda che vi ha tormentato per tutto il tempo mentre li stavate aiutando a prepararlo, e cioè... perché? Chi me lo ha fatto fare?

Dovete sapere che addobbare l'Albero di Natale è una Tradizione con radici antichissime tra i Popoli d'Europa: non a caso oggi è diffusa praticamente ovunque nel mondo. Ma da dove è partita questa usanza?

 

Il Tronco di Yule
 
Nel periodo della festa di Yule, cioè nel mese in cui cade il Solstizio d'Inverno, gli abitanti dell'Europa Settentrionale solevano raccogliere un ramo o un tronco d'albero spoglio, trovato in un bosco oppure in campagna, portandolo a casa e decorandolo con fiocchi, piccoli addobbi colorati e candele. 
Il legno doveva rappresentare ciò che in lingua latina viene chiamato “Axis Mundi”, cioè una sorta di punto d'unione tra Cielo, Terra ed Inferi, e non poteva che essere un pezzo d'una pianta, visto che nelle Religioni tradizionali Norrena e Germanica questo era un concetto rappresentato proprio da un albero: un Albero sacro, chiamato Irminsul o Yggrdrasil.


Fiocchi, palline ed altri addobbi dovevano servire a propiziare l'arrivo di quella nuova primavera e di quella nuova estate che il Solstizio d'Inverno preannunciava, con i suoi fiori colorati e con i suoi frutti rotondi simbolo di vita e di prosperità, mentre le luci delle candele accese dovevano attirare e proteggere la luce ed il calore del Sole, che stava per “rinascere” in quei giorni antecedenti l'inizio dell'allungarsi delle giornate; inoltre, era usanza che ogni visitatore che entrasse in casa in quel periodo, appendesse al tronco un bigliettino in cui scriveva i suoi buoni auspici nei confronti dei padroni di casa.


Nella notte più lunga dell'anno, quella del 21 Dicembre, il villaggio si riuniva intorno ad un grande fuoco, nato dando alle fiamme un grosso ceppo, anch'esso decorato nello stesso modo della sua versione casalinga. Durante il falò si ballava e si banchettava allegramente, per propiziare il ritorno dell'abbondanza portata dalla bella stagione, finché le fiamme non arrivavano a consumare il legno quasi del tutto. A quel punto, ogni padre di famiglia prelevava dalle braci un tizzone ancora ardente e lo portava a casa propria, utilizzandolo per ravvivare il proprio focolare domestico: era considerato di buon auspicio per l'anno seguente ravvivare le fiamme in modo stabile e duraturo, mentre nel caso in cui il focolare si fosse spento o non avesse propagato luce e calore a sufficienza, la famiglia intera si sarebbe dovuta preparare ad affrontare un destino meno fortunato.

Un gesto, quest'ultimo, di un fortissimo valore simbolico: la luce ed il calore raggiungono le nostre case (ed i nostri cuori), anche grazie ai momenti che abbiamo vissuto insieme alla nostra Comunità, e portano con sé la consapevolezza che il solo farne parte ci dà la forza necessaria a passare indenni anche il più buio dei momenti.
Ed il momento che noi stessi ci ritroviamo a vivere oggigiorno, anche fuor di metafora, non sarà certamente ricordato fra i più luminosi della Storia dell'Umanità. Il buio e il gelo della paura e della diffidenza hanno diviso e frammentato le nostre Comunità, e come i nostri Progenitori temevano che la bella stagione non tornasse più dopo un inverno così scuro e tremendo, noi temiamo che essi possano inasprire ulteriormente la loro morsa, fino ad inghiottire ogni cosa intorno a noi, inclusi noi stessi.
Eppure non possiamo pensare che possa davvero finire così: vi invitiamo dunque, cari lettori, a rifiutare questo pensiero con tutte le vostre forze. In occasione del Solstizio, quest'anno, riaccendiamo insieme la fiamma della Speranza! Prendete coraggio. Unitevi ai vostri amici, ai vostri familiari, alla vostra Comunità. Se da loro avete subito qualche torto, dimenticatelo! Insieme, stringiamoci di nuovo intorno all'Axis Mundi, simbolo di armonia ed equilibrio, e ad un Fuoco Sacro foriero di Luce interiore, al quale affidare i vostri desideri per l'anno nuovo. E prendiamo coscienza che, se vogliamo cambiare la realtà intorno a noi, dobbiamo essere noi stessi primi ad agire.

Buon Natale!